Costruita nel III secolo a.C., la Flaminia subì molti miglioramenti grazie ad Augusto, che ovviamente si fece propaganda con le monete

 

di Marco Cardone | La costruzione della Via Flaminia ebbe inizio intorno al 232 a.C. (secondo Paolo Festo e Strabone) e completata nel 219 a.C. per interessamento del censore Caio Flaminio, morto due anni dopo nella battaglia del Trasimeno (217 a.C.) e realizzata mediante la Lex flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo (“Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da distribuire individualmente”).

L’Ager Gallicus era il territorio sottratto da Roma ai Galli Senoni agli inizi del III secolo a.C. dopo la battaglia di Sentino (295 a.C.) ed entrato a far parte del demanio romano. Questo territorio corrisponde all’attuale parte della regione Marche a nord del fiume Esino. I Romani, per controllare l’ager, dedussero sulla costa le colonie romane di Sena Gallica (Senigallia, sorta attorno al 284 a.C. con la formula della colonia civium Romanorum), Ariminum (Rimini), Pisaurum (Pesaro) e Fanum Fortunae (Fano).

Via Flaminia e moneteDenario della Gens Flaminia coniato verso il 109-108 a.C. e che ricorda le vittorie di Caio Flaminio sulla tribù dei Galli Senoni

Successivamente, il figlio di Caio Flaminio fu artefice di un prolungamento della Via, che arrivava fino ad Aqulieia e che prendeva il nomadi Via Ravenna, dal nome della importante città che attraversava. Sembra in realtà che la “nascita” della Via Flaminia consistesse in una coordinazione e miglioramento di collegamenti preesistenti e già utilizzati dai Romani durante e dopo la battaglia di Sentino, apportando modificazioni ai tracciati sull’antico itinerario che attraversava la Valtopina, le valli di Nocera, Gualdo, le valli del Burano, Candigliano e Metauro.

La Via Flaminia partiva anticamente a Roma dalla Porta Fontinalis delle Mura Serviane, in prossimità del sepolcro di Bibulo, nell’attuale piazza Venezia. Da qui la strada percorreva l’attuale Via del Corso, già denominata in antichità Via Lata. Fu poi con la costruzione della cinta muraria, nota come le Mura Aureliane, che il primo tratto della via divenne urbano per passare attraverso la Porta Flamina, presso l’attuale Piazza del Popolo. E’ proprio in questo tratto che Augusto deciderà poi di edificare la celeberrima Ara Pacis, l’orologio monumentale ed il proprio mausoleo.

Le caratteristiche costruttive e funzionali della Via Flaminia erano simili a quelle delle altre vie consolari. La realizzazione aveva uno scopo principalmente militare, tale da consentire dei collegamenti rapidi e privi di insidie, aggirando ostacoli militari e centri abitati. La sede stradale aveva una larghezza tale da permettere il passaggio contemporaneo di due carri con una larghezza di non meno di metri 3,90-4,10, canonici per le vie di grande comunicazione.

In prossimità dei centri abitati la Via appariva basolata, mentre al di fuori probabilmente era solamente gl’areata (cioè con fondo inghiaiato), ma con caratteristiche che consentivano una sufficiente tenuta ed agevole manutenzione. I centri abitati, come precedentemente detto, non erano attraversati dalla strada, ma vi erano collegati da diverticoli.

Via Flaminia e monete

Il tracciato della Via Flaminia da Roma ad Ariminum evidenziato in neretto

La Flaminia subì diverse migliorie nel tempo: da C. Sempronio (177 a.C.), da Augusto (27 a.C.) e da Vespasiano (76-77 d.C.) con opere di rettifica, bonifica, consolidamento, costruzione ponti, e così via. Ma fu proprio sotto Augusto che avvenne la principale ristrutturazione della strada.

Secondo quanto ci narra Cassio Dione (LIII, 22): “Fu in questo modo, in generale, che amministrò l’impero. Dovrei adesso narrare in dettaglio anche queste sue azioni a dimostrazione, insieme con i nomi dei consoli sotto i quali vennero eseguite. Nello stesso anno già menzionato, visto che le strade fuori le mura per trascuratezza erano divenute difficili da percorrere, ordinò a diversi senatori di riparare le rimanenti a loro spese, mentre egli si occupò della Via Flaminia, dato che doveva condurre un esercito per quella via. La via venne finite prontamente per quel periodo, e di conseguenza vennero erette statue di Augusto sugli archi del ponte sul Tevere e ad Ariminum; le altre strade vennero finite più tardi, a spese o pubblica (dato che nessuno dei senatori volle spendervi soldi) o di Augusto, per sua scelta. Dato che non posso distinguere fra i due tipi di denaro, non importa se Augusto coniò largamente monete con immagini di sue statue che vennero erette in suo onore da suoi amici e da alcuni personaggi popolari, con il proposito di dimostrare che tutte le spese che egli aveva chiesto di affrontare provenivano dai suoi mezzi. Perciò non mi importa se un imperatore in una particolare occasione abbia preso i fondi necessario dall’erario pubblico o da quelli propri. Entrambe le possibilità accaddero spesso; e perché dovrei considerare tali spese come prestiti o regali rispettivamente, quando sia il popolo che l’imperatore si sostengono l’un l’altro indiscriminatamente?”.

Per l’occasione venne coniata una serie di monete in argento ed oro che propagandavano l’evento, mettendo in risalto il fatto che Augusto avesse pagato di tasca propria la ristrutturazione della Flaminia. Tali emissioni ebbero luogo in una zecca imperiale, probabilmente spagnola, e nella zecca di Roma sotto il V collegio tresvirale del 17-15 a.C. (composto da L. Mescinius Rufus, L. Vinicius e C. Antistius Vetus) che emise in quegli anni solo aurei e denari. Fra i componenti del collegio, Antistius Vetus pose l’accento nelle proprie emissioni su temi religiosi della tradizione repubblicana di Roma, Mescinius Rufus sulla celebrazione dei Ludi Saeculares di quell’anno, mentre Vinicius (lo stesso Vinicius, amico di famiglia, che avrà una relazione con la adultera Giulia, figlia di Augusto) lo fece proprio sulla ristrutturazione delle vie pubbliche. Ecco i tre tipi monetari.

A sinistra, il denario con al dritto la statua equestre di Ottaviano e al rovecio il cippo che ricorda l’opera compiuta dall’imperatore per migliorare la viabilità; a  destra, la statua equestre di Ottaviano dal Mare Egeo

Il primo consiste di un denario in argento che raffigura sul dritto la statua equestre di Augusto a destra su di un basamento su cui è l’iscrizione SPQR IMP CAES; sullo sfondo delle mura con una porta. Sul rovescio è un cippo con l’iscrizione SPQR IMP CAE QVOD V M S EX EA P QIS AD A DE (Senatus Populusque Romanum, Imperatori Caesari, quod viae munitae sunt ex ea pecunia quam is ad aerarium detulit). Attorno è l’iscrizione del magistrato L VINICIVS L F III VIR. L’iscrizione sul cippo fa evidentemente riferimento alla donazione di Ottaviano Augusto all’erario della somma di denaro necessario per la ristrutturazione della Via Flaminia, in accordo a quanto narrato da Cassio Dione e dallo stesso Augusto nelle Res Gestae.

Su questa moneta vorrei però soffermarmi un attimo sul dritto, ovvero sulla statua equestre raffigurata. Ad oggi l’unica statua equestre di Ottaviano ritrovata è quella in bronzo ripescata nel Mare Egeo, nei pressi dell’isola di Egina. Probabilmente nei pressi della Via Flaminia era posta una statua analoga, proprio nelle vicinanze del punto di partenza della strada. Quella che si vede sullo sfondo è esattamente una porta delle Mura Serviane, le uniche mura allora presenti a Roma (quelle Aureliane verranno molto tempo dopo), e sappiamo chela Via Flaminia partiva dalla Porta Fontinalis, nei pressi delil Foro di Cesare, ai piedi del Campidoglio.

A sinistra, tracciato delle Mura Serviane sotto il Campidoglio (la Porta Fontinalis corrisponde alla lettera D)M; a destra, un’immagine d’epoca che mostra gli scavi delle Mura Seviane presso la Porta Fontinalis

Il secondo tipo di denario emesso da Vinicius presenta un rovescio identico al precedente, ma un dritto raffigurante l’effige del “benefattore” Augusto con l’iscrizione TR POT VII AVGVSTVS, in riferimento al conseguimento in quell’anno della VII potestà tribunizia.

Riguardo al cippo presente sul rovescio di questi denari, è probabile che questo fosse esistito realmente e che sia stato eretto a Roma a celebrazione dell’avvenimento. Dico questo anche in riferimento ad occasioni analoghe come gli stessi Ludi Saeculares che avvennero nello stesso anno: sui denari di Rufus infatti troviamo anche qui un cippo raffigurato sul rovescio, cippo ritrovato poi nel XIX secolo presso Via del Corso ed ora esposto al Museo Epigrafico Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano.

Via Flaminia e monete
Denario con al dritto il ritratto di Ottaviano a testa unda e al rovescio il cippo

L’uso di tali cippi nell’impero romano pare fosse invalso nelle varie ricorrenze, come testimoniano molte monete del periodo augusteo, ma anche successive: basti pensare agli antoniniani emessi in occasione del millenario dalla fondazione di Roma sotto l’imperatore Filippo nel 247 d.C.

Il terzo denario presenta sul dritto la testa nuda di Augusto, senza legenda, mentre sul rovescio è raffigurato un arco trionfale con tre porte e sormontato da una quadriga, sul quale è l’iscrizione S.P.Q.R. IMP CAES ed in esergo L VINICIVS.

Denario con al dritto il ritratto di Ottaviano a testa nuda e al rovescio l’arco di trionfo edificato sulla Via Flaminia

Il denario fa riferimento evidentemente ad un arco edificato lungo la Via Flaminia. Secondo quanto ci narra Dione, vennero erette statue sugli archi del ponte Milvio e presso Rimini. E’ verosimile perciò che l’arco raffigurato rappresenti proprio quello ancora presente a Rimini, o più probabilmente ad uno edificato in prossimità del ponte Milvio, unico punto di passaggio dall’Urbe verso nord, attraverso il Tevere. E’ per questo che il ponte in questione veniva a rappresentare un confine, un naturale prolungamento di mura cittadine, e pertanto valevole della edificazione di una “porta di accesso”, un arco che mostrava a chi entrava a Roma da settentrione la grandezza ed il valore di Augusto (IMP CAES) e del senato Roma (SPQR), rispettosamente citato per primo.

Ipotesi ricostruttiva dell’arco sul Ponte Milvio

La collocazione di tale arco viene meglio evidenziata dalle monete emesse dalla zecca imperiale, senza menzione perciò di un magistrato monetario, o dell’autorità del senato, e che consistevano in quattro tipi, due aurei e due denari emessi nella penisola iberica, forse a Caesaraugusta.

In particolare fra questi il primo tipo mostra proprio un arco trionfale, questa volta a due porte (forse per il doppio senso di marcia?), sormontato da una quadriga con il conduttore (evidentemente si tratta di Augusto) incoronato dalla Vittoria alata. Ai lati dell’arco si osservano due rostri che fanno riferimento alla vittoria ottenuta da Ottaviano ad Azio e che aveva riportato la pace civile a Roma. La cosa però più importante è la posizione di tale arco: questo infatti appare qui edificato proprio su di un ponte ad archi!

Sul dritto è la testa nuda di Augusto a destra con l’iscrizione SPQR . CAESARI AVGVSTO e sul rovescio QVOD VIAE MVN(itae) SVNT (“Poiché le strade sono state ricostruite”).

Via Flaminia e moneteOttaviano si auto celebra su questo bel denario “poichè le strade sono state ricostruite”

Il discorso però poi si complica con i successivi tipi facenti parte della stessa emissione: sui due aurei emessi ritroviamo sul rovescio Augusto alla guida di una biga di elefanti posta su un arco, sopra un viadotto. Su un tipo di aureo l’arco in questione ci appare doppio, mentre in un altro è raffigurato singolo.

Aureo con Augusto alla guida di una biga trainata da elefanti su un viadotto

L’ultimo tipo monetario imperiale consiste in un denario che mostra due singoli archi ai margini sempre di un ponte, o viadotto, con struttura ad archi. Questa volta ciascun arco è sormontato da una statua equestre con trofei militari che riprendono nell’aspetto quelli presenti sui denari di Giulio Cesare, quando questi celebrava la sua vittoria sui Galli.

Osservando questi tipi emessi dalla zecca imperiale, sembrerebbe che si tratti in realtà della raffigurazione di differenti ponti. Ora, vista l’importanza del Ponte Milvio, in quanto porta di ingresso per Roma, è probabile che il ponte dell’Urbe possa essere sicuramente uno di questi, e più probabilmente quello nel primo tipo, con l’arco trionfale e quadriga: tale arco compare anche sulle emissioni tresvirali che, essendo coniati a Roma, dovevano avere come obiettivo della propaganda proprio i cittadini di Roma.

Via Flaminia e moneteUn altro denario d’argento celebrativo delle opere pubbliche volute da Augusto per il miglioramento della viabilità

Il Ponte Milvio è uno dei più antichi e, storicamente, dei più importanti ponti di Roma, presso il quale confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Eretto verso il IV-III secolo a.C. era inizialmente in legno; venne poi ricostruito e prese il nome proprio dal magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura: tale Molvius.

I cittadini di Roma lo hanno poi ribattezzato Ponte Mollo, secondo la tradizione per il fatto che anticamente molleggiava! In realtà potrebbe essere una variazione del nome originale, o dallo stato pietoso in cui il ponte si sia venuto a trovare, nonostante i restauri. Fra questi, verso la metà del Trecento, un certo frate Acuzio raccolse offerte per il restauro del ponte “il quale era per terra”. Analogamente all’arco di trionfo edificato sul Ponte Milvio, nella ristrutturazione della Via Flamina del 27 a.C. ne venne edificato uno simile al termine della Via Flamina, ovvero ad Ariminum (odierna Rimini) ed è il più antico degli archi romani superstiti. La parte superiore, che probabilmente comprendeva la quadriga marmorea guidata da Augusto, fu smantellata in età medievale e sostituita, nel X sec. dall’attuale merlatura.

Sull’iscrizione ancora si legge SENATUS POPULUS(QUE – ROMANUS) (IMP – CAESARI – DIVI – IULI F – AUGUSTO – IMP – SEPT) (?) COS – SEPT – DESIGNAT – OCTAVOM –V(IA FLAMINIA – ET – RELIQUEIS) (?) CELEBERRIMEIS – ITALIAE – VIEIS – CONSILIO – ET – AUCTORITATE – EIUS – MUNITEIS “Il Senato e il Popolo Romano, all’Imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Giulio comandante supremo dell’esercito per la settima volta, designato per la settima volta, console per la settima volta, designato per l’ottava, in occasione del restauro della Via Flaminia e delle altre più frequentate vie d’Italia, da lui stabilito ed ordinato”. L’arco non presenta le caratteristiche scanalature per le saracinesche (cataractae) in quanto imperatore era riuscito ad assicurare la pace più completa alla penisola e non erano necessarie porte per impedire l’accesso!

Porta della Via Flaminia a Rimini (da un’incisione di G. B. Piraensi)

Resterebbe da stabilire a quale altro, o quali altri ponti, o viadotti facciano riferimento le altre monete. I ponti edificati, o ristrutturati lungo la Via Flaminia in questa occasione furono molti, non da ultimi il ponte Minucio, i viadotti di Acqualagna e Cantiano, Ponte Grosso sul burano, il Ponte di Narni sulla Nera. Molte di queste strutture citate sono fra l’altro anche di età Augustea, complicando ulteriormente la possibile scelta. Lo stesso Augusto nelle Res Gestae riferisce come: “Console per la settima volta, costruii la via Flaminia da Roma a Rimini e tutti i ponti fuorché il ponte Milvio e il ponte Minucio.”

Costruita nel III secolo a.C., la Flamiania subì molti miglioramenti grazie ad Augusto, che ovviamente si fece propaganda con le moneteA sinistra, il ponte romano a Nari; a destra, la Porta Augustea della Flaminia presso Fano

I resti archeologici non ci vengono nemmeno in aiuto, in quanto scarsi sono i ritrovamenti di strutture simili. Inoltre se dobbiamo fare riferimento a quanto dice Dione Cassio, il cerchio dovrebbe stringersi attorno a “gli archi del ponte sul Tevere e ad Ariminum”, dove vennero appunto erette statue. Dall’iconografia precedente abbiamo però distinto almeno tre tipi di viadotti, o ponti. Probabilmente a questo punto gli incisori potrebbero essersi presa una “licenza artistica”, apportando delle varianti grafiche, magari maggiormente accattivanti (si pensi alla biga di elefanti) rispetto ai monumenti realmente esistenti!