Venezia “replicata” a Vienna e a Bruxelles, tra XIX e XX secolo, segna l’alba di un fenomeno che. in tutto il mondo, arriva fino ai giorni nostri

 

di Leonardo Mezzaroba | Venezia è città singolare nelle sue contraddizioni: malinconica nella sua struggente bellezza, sa trasformarsi però anche in luogo del divertimento e dell’allegria a carnevale; in balia di un equilibrio fragile e delicato, tuttavia ostenta da secoli palazzi imponenti che poggiano saldamente le loro fondamenta nell’acqua; persino in questo tragico periodo di pandemia, Piazza San Marco, le calli e i campi deserti esercitano un fascino misterioso e inquietante.

Trasferire altrove una simile realtà è impensabile; semmai è possibile proporre delle copie, in scala ridotta, dei più suggestivi monumenti veneziani. È quanto hanno fatto in Italia, nel comune di Rimini, gli ideatori di Italia in miniatura; in questo ambito, la riproduzione di Venezia (Piazza San Marco e Canal Grande con i palazzi che vi si affacciano), completata all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, costituisce senza dubbio un grande polo di attrazione.

Molto diverso è ciò che avviene nel resto del mondo, dove l’imitazione di Venezia conduce a esiti improbabili e talvolta persino grotteschi. Il giornalista Guido Moltedo, in un suo interessante volume, intitolato Welcome to Venice: cento volte imitata, copiata, sognata, pubblicato dal Consorzio Venezia Nuova nel 2007, ha censito 97 “Venezie” così sparse: 32 negli Stati Uniti, 22 in Brasile, 16 in Colombia, 6 in Messico, 4 in Nicaragua, 3 rispettivamente in Ecuador, Guatemala e Costa Rica, 2 in Bolivia, El Salvador e Perù, 1 in Canada e Australia.

veneziaUna rivisitazione delle architetture di Venezia nell’Epcot Center del Walt Disney World Resort (Orlando, Florida, USA)

A volte si tratta di grandi parchi di divertimenti (come l’Epcot Center della Walt Disney World Resort a Orlando, in Florida), ma molto più spesso di grandi complessi alberghieri liberamente ispirati alle architetture più celebri della città lagunare; in qualche caso ci troviamo di fronte semplicemente a lussuose case da gioco la cui facciata replica quella di palazzi veneziani.

Non si tratta comunque di operazioni originali; con minor cattivo gusto esse erano state proposte già sul finire dell’Ottocento, quando Venezia aveva risolutamente imboccato una strada di rilancio artistico e culturale, con l’istituzione di esposizioni internazionali, di congressi e di grandi manifestazioni sportive che valorizzavano l’immagine della città lagunare nell’intera Europa. In questa sede verranno presentate due significative esperienze curiosamente coeve e per molti versi simili: una ambientata a Vienna e l’altra a Bruxelles.

Venezia… a Vienna

L’Ausstellung Venedig in Wien (Esposizione Venezia a Vienna) venne inaugurata il 18 maggio 1895 nella capitale asburgica, negli spazi dell’attuale Prater. In realtà Venedig in Wien aveva ben poco dell’esposizione; era piuttosto un grande “parco a tema” (uno dei primi al mondo) progettato alcuni mesi prima dall’imprenditore Gabor Steiner e realizzato con la collaborazione dell’architetto Oscar Mamarek con l’impiego di ingenti capitali.

L’ingresso del “parco a tema” Venedig in Wien e la pianta del complesso Venedig in Wien

Si trattava di un complesso articolato intorno a tre spazi dai nomi piuttosto improbabili: Piazza Zobenigo, Campo Desdemona e Campo dopo San Marco; su di essi si affacciavano le riproduzioni di vari palazzi storici. Vi era naturalmente una ricostruzione di Piazza San Marco in miniatura e non mancava un corso d’acqua artificiale, lungo un chilometro, attraversato da ponti e percorso da autentiche gondole condotte da veri gondolieri.

Insomma, lo sforzo degli organizzatori era stato quello di creare un parco di divertimenti (destinato a persone di ogni ceto sociale) che trovava il suo punto di forza nella creazione dell’illusione di un ambiente e di un’atmosfera veneziani. A disposizione dei visitatori vi erano naturalmente caffè e ristoranti tipici e persino la possibilità di assistere a concerti e operette in apposite sale e teatri.

A Venezia (quella vera) ovviamente ci fu chi storse il naso; la Gazzetta di Venezia del 9 giugno 1895 pur ammettendo che “[…] per uno che non conosce Venezia, via! si può darci a intendere che tutto è fedelmente copiato dal vero; […] e chi si ferma per due minuti davanti la fedelissima riproduzione della Piazza S. Marco, specialmente di sera, può credere di vedere l’originale alla scala dell’1/00”, concludeva: “[…] ma quei napoletani che in costume più o meno libero cantano canzoni nel loro dialetto, – ma quella mancanza assoluta della caratteristica speciale di Venezia che sono le callette e i sottoportici, – certo non mi danno l’illusione che a Vienna abbiano riprodotto un lembo di Venezia”.

L’accoglienza dei Viennesi invece fu entusiastica, tanto che si era diffuso il modo di dire: “Andiamo a Venezia stasera!”.

veneziaLa guida dell’Ausstellung Venedig in Wien e due belle cartoline di Venedig in Wien (1897 e 1899; collez. Carlo Sopracordevole)

Accanto a manifesti e cartoline commemorative, nel 1895 venne realizzata (in bronzo e in bronzo dorato) anche una medaglia, ad opera di Johan Schwerdtner, incisore e medaglista austriaco (Vienna, 14 luglio 1834 – 15 marzo 1920). Costui esercitava una sorta di monopolio per quanto riguarda le medaglie legate alla capitale dell’impero asburgico tanto che a lui si deve anche la medaglia del 1897. Nella medaglia del 1895 appare, inciso sotto il piedistallo del leone di San Marco, il nome del viennese Jakob Schwarz, forse premiato per la realizzazione di un allestimento particolarmente suggestivo o accogliente.

Iohan Schwerdtner, medaglia dell’edizione 1895 di Venedig in Wien (bronzo dorato, mm 52,3×52,3; collez. Piero Voltolina)

La manifestazione continuò, con grande successo, per alcuni anni tanto che il parco venne ampliato per includere nuove attrazioni. Nel 1897 notevole scalpore suscitò la realizzazione della grande ruota panoramica, destinata a costituire uno dei simboli di Vienna. Essa fu naturalmente inserita nella iconografia della medaglia di quell’anno la cui realizzazione, come abbiamo anticipato, fu affidata ancora a Iohan Schwerdtner.

veneziaIohan Schwerdtner, Medaglia dell’edizione 1897 di Venedig in Wien (argento, mm 60,7; g 67,5; collez. Piero Voltolina)

Da notare che la medaglia sembra dedicata contemporaneamente a due circostanze: il rovescio è riservato alla celebrazione dell’Esposizione internazionale delle nuove invenzioni del 1897 e il dritto propone, nel giro, la scritta coniata Englischer Garten, mentre Venedig in Wien è solo incisa. L’iconografia presente nel dritto comunque sottolinea la venezianità dell’evento: sono presenti infatti, in primo piano, il leone di San Marco, nimbato e con il libro, e, sullo sfondo, la tipica facciata di un palazzo della città lagunare. La titolazione Englischer Garten unita a Venedig in Wien appare anche nel manifesto coevo.

Il manifesto dell’edizione di Venedig in Wien del 1897 e l’edificio ribattezzato Dogenhof prospiciente la Praterstrasse

Fu poi organizzato un punto di osservazione da cui ammirare i soffiatori di vetro nella “Torre di Murano”. Inoltre, tra il 1896 e il 1898, l’architetto Carl Caufal (1861-1929) progettò e costruì il Dogenhof sulla vicina Praterstrasse la cui facciata (ancor oggi visibile) è ispirata alla Ca’ d’Oro di Venezia, ma il cui ingresso è la copia della Porta della Carta di Palazzo Ducale.

Il successo di Venedig in Wien continuò sino alle soglie del nuovo secolo. Nel 1901 al suo posto sorsero la “Città Internazionale”, poi la “Città dei Fiori” e, nel 1903, la “Città Elettrica”.

E Venezia a Bruxelles

A metà tra “parco a tema” e sito destinato al divertimento, il Venise à Bruxelles venne istituito contemporaneamente al Venedig in Wien (anche se c’è chi lo anticipa al 1894) nel comune belga di Laeken. In questa località (divenuta quartiere di Bruxelles dopo la fusione del 1921), vicino al Canale di Bruxelles, si trovava l’ampia spianata di Tour et Taxis, che, ricca di corsi d’acqua, agli occhi degli organizzatori apparve particolarmente adatta alla realizzazione di un Festival permanent denominato Venise à Bruxelles – Exposition italienne. Tale titolazione è riportato nella prima medaglia qui riprodotta che, tra l’altro, nel dritto riproduce lo stemma di Bruxelles con San Michele Arcangelo (patrono della città) che combatte il diavolo, mentre al rovescio propone il simbolo del municipio di Venezia.

veneziaLa medaglia commemorativa con anello portativo di Venise à Bruxelles del 1895 (bronzo dorato, mm 52 x 35; collez. privata)

Vennero approntati degli edifici le cui facciate, in cartapesta, riproducevano tipici palazzi veneziani che si affacciavano su canali dove navigavano le immancabili gondole condotte da autentici gondolieri e “ponti sui quali sospirano gli innamorati con lo sguardo volto alle onde”.

Fotografie del 1895 di Venise à Bruxelles

Dalle scarne notizie a nostra disposizione (clicca qui) sembra che l’iniziativa raccogliesse notevole successo tra gli abitanti di Bruxelles, che accorrevano per gustare l’atmosfera romantica di questa Venezia artificiale e per ascoltare “il repertorio travolgente dei bersaglieri”.

L’accostamento Venezia e bersaglieri appare senza dubbio bizzarro, ma evidentemente, all’estero, entrambi questi elementi erano allora fortemente evocativi del concetto di italianità. Del resto nel manifesto ufficiale e in alcune cartoline ricordo, sullo sfondo del Bacino di San Marco solcato da gondole, apparivano in primo piano proprio un gondoliere, seduto, e un bersagliere, in piedi, nell’atto di reggere il tricolore e di suonare la tromba.

Come si è visto a proposito di Venedig in Wien, anche per Venise à Bruxelles si ha notizia di medaglie premio, assegnate con ogni probabilità ai più meritevoli “espositori”: risale ancora al 1895 una seconda medaglia caratterizzata, al dritto, dallo stemma del Belgio con il relativo motto: L’union fait la force. Nel giro del rovescio, accanto al nome dell’esposizione, è ricordato il direttore A. Valli, di cui nulla sappiamo, se non che doveva essere italiano, come il premiato F. Sacco, il cui nome è inciso sotto l’indicazione dell’anno.

veneziaNel manifesto di Venise à Bruxelles del 1895, gondoliere e bersagliere sono accostati con disinvoltura; a destra la medaglia premio per l’edizione di Venise à Bruxelles del 1895, munita di nastro con i colori della bandiera del Belgio (argento, mm 26,7; collez. privata)

Purtroppo l’edizione del 1895 fu funestata da un grave incidente: il 7 luglio, nel canale denominato Allée-Verte, esplose una piccola imbarcazione che portava i visitatori a Venise à Bruxelles; ci furono tre morti e due feriti gravi (Le National Illustré, n. 28, 14 luglio 1895).

La copertina de Le National Illustré con il tragico incidente del 7 luglio 1895 e una cartolina ricordo dell’edizione di Venise à Bruxelles del 1895

Venise à Bruxelles restava aperta al pubblico da maggio a novembre. Gli organizzatori cercarono di rendere più accattivante la visita a questa “esposizione”, non solo pubblicizzandola il più possibile, ma anche mettendo a disposizione degli ospiti (proprio come accadeva al Venedig in Wien), divertimenti, gite in gondola, bar, ristoranti e persino piccoli teatri dove assistere a spettacoli e concerti.

Come si è avuto modo di anticipare, forse una prima edizione della manifestazione si svolse già nel 1894; di sicuro ebbero luogo quelle del 1895 (come dimostrano il manifesto e le due medaglie) e del 1896 (come attesta la Carte de Service qui riprodotta).

veneziaManifesto pubblicitario di un concerto a Venise à Bruxelles e abbonamento a Venise à Bruxelles per l’anno 1896

Nel frattempo il sito di Tour et Taxis era stato scelto dallo Stato belga e dalla città di Bruxelles come sede per una nuova stazione commerciale lungo il Canale di Bruxelles. Questo determinò la fine dell’esperienza del “parco a tema” veneziano. La costruzione di quella che sarebbe stata una delle prime piattaforme di trasporto multimodale al mondo iniziò ufficialmente il 22 luglio 1900 e fu completata nel 1907.