Non solo carri armati e aerei, munizioni ed materie prime: fra il 1939 e il 1945, tramite la US Mint gli Stati Uniti rifornirono tanti paesi anche di denaro sonante

 

di Roberto Ganganelli | Due terzi degli equipaggiamenti bellici alleati: questa la sorprendente percentuale in armi leggere e pesanti, veicoli, aeroplani e mezzi navali, munizioni e abbigliamento con cui gli Stati Uniti d’America contribuirono alla vittoria nel Secondo conflitto mondiale.

Forniti a Regno Unito, Francia, Cina e Unione Sovietica – grazie al Lend-Lease Act, la Legge affitti e prestiti voluta da Franklin D. Roosevelt -, i prodotti dell’industria americana risultarono determinanti per sconfiggere l’Asse formato da Germania, Italia e Giappone.ùus mint guerra forniture armi munizioni petrolio lana cotone aerei carrarmati congo olanda groenlandia francia belgio

Una linea di produzione del carro armato M4 Sherman: perfetto esempio della capacità di produzione bellica statunitense, fu costruito in più di 49 mila esemplari

La produzione industriale degli Stati Uniti durante la guerra fu massiccia: furono costruiti 86 mila carri armati, 193 mila pezzi di artiglieria e ben 297 mila velivoli. Mosca, a titolo di esempio, ricevette dagli USA circa 13 mila carri armati, 14 mila aeroplani, 400 mila fra jeep e veicoli di vario genere senza contare 1,5 milioni di coperte, 15 milioni di paia di calzature, 107 mila tonnellate di cotone e ben 2,7 milioni in prodotti petroliferi.

Il contributo della US Mint allo sforzo bellico

Meno conosciuto ma altrettanto importante fu il contributo che la US Mint, la zecca federale, diede in virtù dell’atto del Congresso del 1874 che la autorizzava a produrre monete per paesi terzi. La disponibilità di denaro circolante e tangibile, infatti, rappresenta da sempre – nella storia dei conflitti – un elemento di stabilizzazione del fronte interno e delle economie; per questo numerose nazioni, a causa della carenza di impianti produttivi e di materie prime, o in quanto direttamente esposti negli scenari di conflitto, chiesero e ottennero l’aiuto statunitense per fornire alla popolazione una massa monetaria adeguata.

La moneta, del resto, è da sempre elemento di identità statuale e veicola messaggi di stabilità e forza delle istituzioni, oltre che costituire un mezzo capillare di propaganda politica. La carenza di moneta, viceversa, genera uno stato di timore, se non di progressiva sfiducia, nella popolazione logorandone il morale. Ben consapevoli di questi rischi, gli Stati Uniti decisero così – nel corso della Seconda guerra mondiale – di approvvigionare di monete metalliche tutti i paesi che ne facessero richiesta.

Più di tre miliardi di monete per sostenere paesi amici

Ben ventisei furono le nazioni, dall’Australia al Belgio, dall’Etiopia all’Indocina Francese, dai Paesi bassi alle Filippine che ottennero lo strategico supporto delle zecche federali USA le quali, fra il 1939 e il 1945, produssero quasi 3,330 miliardi di monete per uso estero in aggiunta agli oltre 12,308 miliardi di pezzi per la circolazione interna. Tre stabilimenti all’avanguardia – San Francisco, Denver e Philadelphia – lavorarono a pieno ritmo impiegando mediamente 15 mila tonnellate di leghe metalliche all’anno.

La zecca di Philadelphia: assieme alle officine monetarie di Denver e San Francisco, produsse miliardi di monete destinate a paesi di tutto il mondo. In primo piano un dstintivo destinato a quanti, sul fronte interno, contribuivano allo sforzo di produzione bellica nel settore navale

La maggior parte delle monete per i clienti esteri furono coniate fra San Francisco e Philadelphia e, in molti casi, furono gli stessi committenti a inviare il metallo necessario che le zecche federali lavoravano senza aggio, a prezzo di costo.

Elencare tutte le forniture di moneta USA a paesi alleati durante la Seconda guerra mondiale richiederebbe uno studio approfondito: alcuni casi esemplari, tuttavia, valgono la pena di essere raccontati per lo stretto intreccio eventi politici e bellici, economia e propaganda che permettono di evidenziare.

Dalle Indie Orientali Olandesi alla Francia liberata

Un primo, interessante scenario è quello delle Indie Orientali Olandesi che, fra il 1939 e il 1935, ricevettero dagli Stati Uniti ben 1,442 miliardi di monete. Su tutte figura lo stemma della regina Guglielmina la quale, quando la Germania aveva invaso i Paesi Bassi nel 1940, era stata costretta a rifugiarsi a Londra.

Un anno dopo, il governo olandese in esilio stipulò un contratto con la US Mint per coniare monete per la colonia asiatica e, nel corso del 1941 e del 1942, la zecca di Denver produsse 72 milioni di monete da 25 centesimi (1/4 di fiorino), 175 milioni da 10 centesimi (1/10 di fiorino) e 100 milioni da un centesimo.

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Moneta in argento da 1/10 di gulden coniata per le Indie Orientali Olandesi nel 1942 a Denver (mm 15, g 1,25); sullo sfondo la regina Guglielmina, all’epoca in esilio a Londra

Il 9 marzo 1942 i Giapponesi avevano occupato l’intero arcipelago indonesiano, ma nel 1943 il governo olandese chiese comunque alla zecca di Denver di proseguire la produzione per 20 milioni di monete d’argento da 1 fiorino, due milioni di pezzi da 2,5 fiorini e altrettanti da 2,5 centesimi nella speranza di liberare presto la colonia e poterle immettere in circolazione.

Nonostante la riconquista di aree significative in Nuova Guinea, Molucche e Borneo, nel 1944 non vi fu produzione di moneta per le Indie Orientali Olandesi. L’emissione del 1945 – ben 1,071 miliardi di pezzi – fu invece suddivisa in tagli da 25, 10, 2,5 centesimi, uno e mezzo centesimo.

Spostandoci sullo scacchiere europeo del conflitto, nel 1944 la zecca di Philadelphia collaborò attivamente con il CFLN, il Comité français de la Libération nationale e con l’incisore capo dell’officina monetaria di Parigi, Lucien Bazor, per realizzare monete da far usare alle forze alleate durante l’invasione della Francia meridionale e dell’Algeria Francese. Vennero così coniati 50 milioni di pezzi da 2 franchi con l’ottone recuperato da bossoli di munizioni.

I controversi 2 franchi dati in dotazione alle truppe alleate durante la riconquista del sud della Francia e dell’Algeria Francese (ottone, mm 27, g 8)

Questi franchi “provvisori” testimoniano le necessità economiche delle forze alleate e lasciano trasparire anche il rapporto non idilliaco tra De Gaulle e gli altri leader alleati. Da questo punto di vista, l’aspetto delle monete è interessante perché sul dritto appare la semplice dizione FRANCE tra due rami d’alloro: fu il presidente Roosevelt che, preoccupato di preservare ciò che restava della sovranità francese, non volle alcun esplicito richiamo alla RÉPUBLIQUE FRANÇAISE legittima che, di fatto, doveva ancora essere ristabilita.

Al rovescio della moneta, la data di coniazione e il motto LIBERTÉ – EGALITÉ – FRATERNITÉ, forse le uniche parole che potevano ancora ispirare un sentimento nazionale senza dividere i Francesi tra partigiani e collaborazionisti. Nonostante ciò, e nonostante l’utilizzo diffuso che queste monete ebbero nel sud della Francia, De Gaulle non apprezzò l’ingerenza americana nel sistema monetario e questa rimase l’unica moneta coniata dalla US Mint per la Francia.

Spiccioli per la Groenlandia, il Belgio e le sue colonie

Un’altra pagina di storia interessante ci porta nella remota Groenlandia, dove all’inizio del conflitto vivevano meno di 500 danesi e circa 18 mila inuit e dove gli Stati Uniti inviarono migliaia di militari per difendere l’isola – giuridicamente, territorio non occupato di un paese occupato – e soprattutto le sue risorse minerarie dalle mire dei nazisti che, nel 1940, avevano invaso la Danimarca trasformandola prima in protettorato e, nel 1943, in paese occupato a tutti gli effetti.

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Per sopperire alla carenza di moneta, gli USA coniarono esemplari da 5 corone in ottone (mm 31, g 13,5) per la Groenlandia dove, durante la guerra, avevano impiantato delle basi

Quando, in Groenlandia, la moneta locale iniziò a scarseggiare, la zecca degli Stati Uniti coniò 100 mila monete da 5 corone. Il dritto raffigura lo stemma reale danese circondato dalla legenda GRØNLANDS STYRELSE, il nome del governo dell’isola. Ispirato Il rovescio mostra invece un orso polare con il valore e la data, divisi dalla sigla GS. E, poiché la Groenlandia era ancora parte della madrepatria Danimarca, sia il dritto che il rovescio ricalcano le monete emesse per l’isola nel 1926.

Un ultimo cenno, in questo breve excursus sullo “sforzo bellico” della zecca degli Stati Uniti fra il 1939 e il 1945 lo meritano due monete coniate per Belgio e Congo Belga. Nel 1944, lo stabilimento di Philadelphia batté infatti 25 milioni di pezzi da 2 franchi per il Belgio come monete “di occupazione” da fornire alle truppe statunitensi per essere utilizzate nel Belgio liberato.

Un raro esemplare dei 2 franchi per il Belgio (ottone, mm 19, g 2,75) prodotti negli Stati Uniti come “moneta di occupazione” al seguito delle truppe

L’anno prima erano stati prodotti, invece, 25 milioni di pezzi destinati al Congo Belga, colonia di proprietà personale del re Leopoldo III all’epoca prigioniero dei nazisti. Si trattava di una moneta esagonale, realizzata anche in questo caso riciclando ottone ottenuto da bossoli di proiettili d’artiglieria.

Questa moneta rappresenta una pagina curiosa nella numismatica del XX secolo, dal momento che presenta uno dei più evidenti errori compiuti dalla zecca USA nella sua storia. Al rovescio è raffigurato un elefante con la data -1943-; al dritto il valore -2 FR- circondato dal nome della Banca del Congo in olandese e in francese.

Un “passo falso” della US Mint dà vita a questa moneta con refuso, la famosa 2 franchi (ottone, mm 29, g 6) per il Congo Belga con data 1944

Peccato che alla legenda olandese BANK VAN BELGISH CONGO manchi la lettera C della parola BELGISCH. Un refuso grossolano che, una volta scoperto, portò l’annullamento di ogni ulteriore ordine di monete ma che oggi rende questa coniazione, agli occhi dei collezionisti, ancora più interessante.