Fu coniato da Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, un doppio ducato con ritratto e al rovescio una delle rare legende in tedesco della monetazione italiana

 

di Mathias Paoletti | Non solo l’italiano e il latino costellano di epigrafi le monete italiane. Ci soffermiamo infatti, in queste righe, su una legenda abbastanza inconsueta per la monetazione italiana e che compare  – peraltro, poco visibile – soltanto sul rarissimo doppio ducato con ritratto di Galeazzo Maria Sforza (1456-1466), quinto duca di Milano (CNI V, 3-5; Crippa II, 1; Ravegnani Morosini III, 2).

Il fine ritratto di Galeazzo Maria Sofrza sul doppio ducato coniato a Milano: il duca fu un innovatore della monetazione italiana, dando vita al primo testone
Il fine ritratto di Galeazzo Maria Sofrza sul doppio ducato coniato a Milano: il duca fu un innovatore della monetazione italiana, dando vita al primo testone

In oro, al peso di circa 7 grammi e con diametro di 25-26 millimetri, il doppio ducato sforzesco al dritto riporta in alto una testina di sant’Ambrogio entro cerchio con legenda GALEAZ MA SF VICECOMES DVX MLI V e nel campo il busto corazzato a destra del duca.

Al rovescio la biscia con legenda PAPIE ANGLE Q3 CO AC IANVE DNS 3G e nel campo un leone accovacciato a sinistra, tra le fiamme, col capo chiuso entro un cimiero ornato e con svolazzo iscritto ripetutamente con ICH HOF; con la zampa sinistra, il leone sorregge il tizzone con le secchie. Nel campo in alto, la sigla del duca, G3 e M.

Il rovescio del rarissimo doppio ducato con l'elaborata impresa araldica che contiene l'iscrizione in tedesco ICH HOF, ossia "io spero"
Il rovescio del rarissimo doppio ducato con l’elaborata impresa araldica che contiene l’iscrizione in tedesco ICH HOF, ossia “io spero”

ICH HOF, forma abbreviata del tedesco “Ich hoffe, ossia “Io spero”,  fu già – scrive Mario Traina ne Il linguaggio delle monete – “divisa di Gian Carlo Visconti. In Divixia Vicecomitarum a pagina 57 si legge: ‘Motto così spiegato in un diploma ducale di Galeazzo Maria Sforza del 30 giugno 1469: […] ‘Donamus arma, atque insigne nostrum leonis galeati fulvi coloris in ignem ardentis cum fustibus seu bastonis habentibus situlas aqua plenas et cum cimiero havente litteras pannonias sive anglicas HIC OF quae latina lingua interpretantur IO SPERO’”.

Il probabile ritratto di Galeazzo Maria Sforza eseguito da Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi a Firenze
Il probabile ritratto di Galeazzo Maria Sforza eseguito da Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi a Firenze

Vale a dire “Doniamo le armi e la nostra insegna di un leone elmato di colore fulvo ardente nel fuoco con bastoni che hanno ampolle piene di acqua e con un cimiero che ha lettere ungheresi o inglesi HIC OF che significano IO SPERO”.

Il doppio ducato “della speranza”, al rovescio, mostra per l’appunto un leone accovacciato tra le fiamme, con il capo chiuso in un cimiero sul quale appare più volte la scritta ICH HOF e che sostiene il tizzone con le secchie.

L’impresa dei tizzoni ardenti con le secchie, invece, era stata adottata già da Galeazzo II Visconti nel 1343 circa.

Secondo lo storico rinascimentale Paolo Giovio (1483-1552) il fuoco e l’acqua simboleggiano l’ardore temperato dalla prudenza e quindi l’impresa, assunta da Galeazzo II al suo ritorno in patria dalla Palestina, quando seguì il conte di Hainault nelle Fiandre, “dopo avere atterrato un gentiluomo fiammingo del quale riportò le spoglie” (il connestabile di Borbone) simboleggia il potere di accendere e di spegnere e quindi di portare sia la guerra che la pace, “poiché è con l’acqua che si spegne il fuoco”.

Moneta innovativa, uno dei passaggi chiave nella numismatica italiana del Rinascimento, il testone d'argento con ritratto di Galeazzo Maria Sforza è ambito da tanti collezionisti
Moneta innovativa, uno dei passaggi chiave nella numismatica italiana del Rinascimento, il testone d’argento con ritratto di Galeazzo Maria Sforza è ambito da tanti collezionisti

Intorno al 1474 Galeazzo Maria introdusse a Milano una moneta rivoluzionaria, il testone d’argento del peso di poco meno di 10 grammi che, di fatto, rappresenta il passaggio dalla monetazione medievale a quella rinascimentale italiana anche per la presenza del fine ritratto del duca di Milano. Se tra le “speranze” dello Sforza vi era anche quella di lasciare un segno indelebile nella numismatica, non si può dire che non ci sia riuscito.