Il breve dogato di Sebastiano Venier dopo una lunga vita da condottiero culminata nel determinante apporto alla vittoria cristiana a Lepanto

 

Sebastiano Venier con il bastone del comando della flotta veneziana a Lepanto: con quel momento di gloria si posero le basi della sua ascesa alla carica di doge
Sebastiano Venier con il bastone del comando della flotta veneziana a Lepanto: con quel momento di gloria si posero le basi della sua ascesa alla carica di doge

di Roberto Ganganelli | Sebastiano Venier, chi era costui? Il 136° doge della Repubblica di Venezia, nato attorno al 1496 e che, eletto l’11 giugno 1577, rimase sul trono della Serenissima per breve tempo, fino al 3 marzo 1578 quando morì, a dire il vero ad un’età più che veneranda (per quei tempi).

Nel 1571 il Venier era stato un uno dei protagonisti – anzi, degli eroi – della battaglia di Lepanto, che aveva visto le forze della Lega Santa infliggere una pesante sconfitta ai Turchi.

Sebastiano era a capo delle forze navali di Venezia che guidava dal ponte della sua galera, la Capitana, che nello schieramento si trovava proprio al centro della flotta, subito alla sinistra della Real di don Giovanni d’Austria.

Sebbene avesse allora già settantacinque anni, secondo le cronache Sebastiano Venier prese parte in prima persona al combattimento, incitando le sue truppe senza sosta e uccidendo numerosi nemici a colpi di balestra, arma micidiale che un aiutante gli ricaricava, poiché le sue braccia non avevano più sufficiente forza.

Zecchino d'oro a nome di Sebaastiano Venier, 136° doge della Serenissima (1577-1578)
Zecchino d’oro a nome di Sebaastiano Venier, 136° doge della Serenissima (1577-1578)

Rimase anche ferito a un piede da una freccia che, sempre stando alle agiografiche cronache dell’epoca, si strappò via da solo. Personaggio di grande carisma, perfino un po’ eccentrico, si dice che in combattimento calzasse un paio di pantofole invece dei soliti stivali, perché a suo parere facevano miglior presa sul ponte bagnato della nave; tuttavia sembra che il vero motivo fosse il fatto che soffrisse di forti dolori ai piedi.

Sta di fatto che al ritorno in patria il Venier venne accolto con ovazioni di giubilo indescrivibili e, poco dopo, venne eletto alla suprema magistratura della Repubblica. Nella sua prima e unica, rarissima osella, che vuole ricordare la sua partecipazione a Lepanto, viene raffigurato al dritto con un ramo di palma in mano, quale portatore di pace, mentre riceve il vessillo da san Marco e un angelo gl’impone il corno dogale come meritato premio per la vittoria conquistata.

L'osella dell'anno I di Sebastiano Venier è fortemente auto celebrativa: il doge riceve il corno da un angelo mentre al rovescio viene celebrata la liberazione dalla peste (e anche la "fortuna" dei Veneziani ad avere a capo della Repubblica un tale personaggio)
L’osella dell’anno I di Sebastiano Venier è fortemente auto celebrativa: il doge riceve il corno da un angelo mentre al rovescio viene celebrata la liberazione dalla peste (e anche la “fortuna” dei Veneziani ad avere a capo della Repubblica un tale personaggio)

Al rovescio, invece il Creatore – o piuttosto Gesù, il Redentore? – con le braccia aperte si protende dal cielo su Venezia rappresentata sullo sfondo del mare con, in bella evidenza, alcune di quelle navi che tanta prova di potenza avevano dato pochi anni prima a Lepanto.

Tuttavia, la legenda MAGNA MISERICORDIA SVP NOS (“E’ grande la misericordia di Dio su di noi”) allude in modo evidente ad un altro “scampato pericolo”, quello della peste che aveva afflitto la città per due anni e la cui fine era stata pubblicamente sancita il 21 luglio 1577.

E, nel contesto di auto celebrazione di un personaggio senza dubbio eccezionale nella storia di Venezia del XVI secolo, anche alla “divina bontà” che aveva permesso, con l’elezione a doge, il giusto riconoscimento al combattivo vegliardo.