Una medaglia a firma Castiglioni-Farè celebra il volo di Umberto Nobile sul Polo: è una delle più belle coniazioni realizzate dalla Johnson negli anni Venti

 

Umberto Nobile, esploratore e progettista di aeronavi rimaste nella storia dell'aviazione del XX secolo
Umberto Nobile, esploratore e progettista di aeronavi rimaste nella storia dell’aviazione

di Giancarlo Alteri | Nel 1923, il tenente colonnello del Genio aeronautico Umberto Nobile – già noto per i suoi progetti – iniziava a concepire un dirigibile innovativo, un’aeronave capace di sorvolare le immense distese di ghiaccio ancora inesplorate del Polo Nord. Stava per nascere il Norge, dirigibile derivato da quelli che Nobile stesso aveva progettato e realizzato con successo qualche anno prima.

Il 29 marzo 1926 all’aeroporto di Ciampino, nei pressi di Roma, alla presenza di Mussolini, il Norge partì verso l’estremo settentrione del mondo. Per l’occasione, il presidente dell’Aeroclub di Norvegia proclamò che la spedizione assumeva ufficialmente il nome di Amundsen-Ellsworth-Nobile Transpolar Flight, in onore dei tre che avevano ideato e preparato l’impresa.

La bandiera italiana, che fino a quel momento aveva sventolato sulla poppa dell’aeronave, venne ammainata e al suo posto venne issata quella norvegese. Mussolini la consegnò a Nobile, che nel 1925 era stato promosso colonnello, ordinandogli perentorio: “La farà discendere sui ghiacci al Polo”.

Da Roma il dirigibile giunse a Pulham, in Inghilterra, in sole 32 ore, per una sosta tecnica. Altre tappe furono Oslo e Gatschina in Russia, e poi la città norvegese di Vadso ed infine la King’s Bay, alle porte del Circolo Polare.

Il 12 maggio 1926 il Norge, finalmente, il Norge sorvolò il Polo Nord geografico: Umberto Nobile fece rallentare i motori e – nel silenzio del deserto di ghiaccio – vennero fatte cadere sul pack tre bandiere, quella norvegese, quella americana e quella italiana: per la prima volta, l’uomo aveva toccato il tetto del mondo!

Il dirigibile "Norge N-1" era lungo ben 106 metri e aveva un volume di 16 mila metri cubi; riempito di idrogeno, era spinto da sei motori da 245 cavalli ciascuno e sorvolò il Polo Nord il 12 maggio 1926 al comando di Umberto Nobile
Il dirigibile “Norge N-1” era lungo ben 106 metri e aveva un volume di 16 mila metri cubi; riempito di idrogeno, era spinto da sei motori da 245 cavalli ciascuno e sorvolò il Polo Nord il 12 maggio 1926 al comando di Umberto Nobile

Immensi furono i festeggiamenti quando Nobile ed i suoi compagni tornarono in Italia: fu un tripudio di folla ed un profluvio di medaglie, che arrivarono da tutte le parti del mondo e d’Italia: dal Sud-America, dal Connecticut, da New York, da Seattle, da San Francisco, da Pittsburgh, da Cleveland, da Formosa, perfino dal Giappone. E naturalmente da Roma, da Milano, da Como, da Perugia, da Monza, da Genova, da Napoli, solo per citare alcune delle località sparse in ogni continente, che vollero celebrare Nobile ed i suoi compagni per la straordinaria impresa.

Non solo; alcune medaglie, soprattutto provenienti dal Giappone, furono dedicate perfino a Titina, la fedele cagnolina, che accompagnerà per ben due volte Nobile al Polo. Tra tutte queste medaglie, un piccolo capolavoro fu quella ufficiale della città di Milano, commissionata allo Stabilimento Johnson, che ne affidò la realizzazione a Giannino Castiglioni per i modelli e ad Enrico Farè per l’incisione. Castiglioni, vero maestro del Liberty in medaglia, raggiunse con questa opera le vette della sua abilità nell’arte medaglistica.

Nobile e l'aquila accostati sul magnifico dritto della medaglia con la quale la città di Milano rese omaggio all'impresa polare del 1926
Nobile e l’aquila accostati sul magnifico dritto della medaglia con la quale la città di Milano rese omaggio all’impresa polare del 1926

Sebbene si fosse ispirato ad una fotografia ufficiale, il Castiglioni ci offre, sul dritto, un busto di Umberto Nobile con la realistica espressione, tipica di chi è consapevole di aver compiuto una grande impresa: nell’uniforme della Regia aeronautica, grado a cui era stato promosso proprio in seguito all’impresa del Norge, ha lo sguardo fisso in avanti, il mento volitivo, l’orecchio attento a captare i sussurri del dirigibile nello sconfinato silenzio del Polo Nord.

I particolari della divisa e del berretto sono resi con eccezionale abilità, pur non essendo per niente “miniaturistici”. Dietro la testa del generale Nobile, un’aquila ad ali spiegate è ripresa come se fosse in volo, anch’essa con lo sguardo fisso in avanti, con il fiero cipiglio caratteristico di questo rapace.

Più complesso, e di gusto nettamente ispirato allo stile Floreale, che prediligeva tali composizioni, il rovescio. Tre figure di eroi a cavallo di altrettanti Pegasi sono raffigurati nell’atto di scagliare una lancia verso il suolo, cioè verso l’immensa e solitaria distesa del pack, così distante dalle tre figure, tanto che nello spazio vuoto del campo ha trovato posto la complessa legenda, che riporta località e date della spedizione, nonché il nome del dirigibile e quello del destinatario della medaglia: NORGE | ROMA = 10 APRILE | POLO NORD = 11 MAGGIO = MCMXXVI | TELLER = 14 MAGGIO | A VMBERTO NOBILE = MILANO.

Il roverscio della medaglia coniata dalla Johnson di Milano mostra tre condottieri su Pegasi alati, fra mito arcaico e moderna esplorazione del globo terrestre
Il roverscio della medaglia coniata dalla Johnson di Milano mostra tre condottieri su Pegasi alati, fra mito arcaico e moderna esplorazione del globo terrestre

Secondo una delle tante leggende mitologiche, Pegaso è il cavallo alato scaturito dal sangue della Gorgone, la Medusa decapitata da Perseo. Questo animale, dai magici poteri, venne catturato da Bellerofonte, che se ne servì come cavalcatura nella lotta contro la Chimera.

Però il cavallo alato è, oltre che il simbolo dell’arditezza, anche il docile animale che può essere cavalcato soltanto dagli eroi. E proprio i tre eroi, l’americano Ellsworth, il norvegese Amundsen e l’italiano Nobile, “cavalcando” il Norge, moderno Pegaso, hanno lanciato le rispettive bandiere sull’ignota e misteriosa banchisa polare.

All’impresa del Norge, seguirà due anni dopo quella più sfortunata ma non meno epica del dirigibile Italia. In questa seconda avventura, durante il viaggio di ritorno dal Polo, l’aeronave si schianterà sui ghiacci ed i superstiti, dopo esser sopravvissuti per varie settimane sul pack, saranno tratti in salvo da un rompighiaccio russo.

Ne seguiranno polemiche che, che coinvolgeranno in prima persona Nobile per la morte, in quella sciagura, di sei membri dell’equipaggio; polemiche, che lo amareggeranno non poco. Tuttavia egli sarà riabilitato nel 1945 e continuerà a dedicarsi ai suoi sull’aerodinamica, per i quali riceverà numerosi riconoscimenti. Morirà il 30 luglio 1978, a Roma.