Simboli geometrici, tante iscrizioni bibliche e una serie di significati reconditi rendono questo tipo di medaglia meritevole di un approfondimento

 

di Riccardo Martina | In una recente vendita di una nota casa d’aste, è stato esitato un esemplare di una medaglia in piombo con il volto di Cristo e iscrizioni ebraiche su entrambe le facce (Fig. 1). Proposta all’incanto con una base simbolica, l’oggetto ha attirato l’interesse di attenti collezionisti del settore, scatenando un’accanita asta che si è conclusa con l’aggiudicazione a poco più di duemila euro, diritti compresi.

La medaglia ebraico cristiana nella letteratura

Oggetto del presente lavoro è approfondire la conoscenza di questa curiosa medaglia e capire i motivi che possano aver solleticato gli appetiti dei potenziali compratori che tanto hanno lottato per accaparrarsela. Iniziamo con la descrizione iconografica dell’esemplare e con la catalogazione redatta dalla casa d’aste: “Medaglia giudaica in PB tardo-medievale, XIV-XV sec. (40 mm, 16,06 gr.). D/ Volto nimbato di Cristo inserito in un pentagono e tre cerchi concentrici; intorno, legenda in ebraico (con segni zodiacali inclusi). R/ Legenda in ebraico inclusa in due riquadri lineari”.

Una rapida ricerca sul web ci ha consentito di recuperare la scarna ma esaustiva bibliografia su questa particolare tipologia di medaglie. Il primo a lasciarne testimonianze scritte fu Angelo Gabriello Anguissola, un erudito canonico del XVII secolo che, in un opuscolo di qualche decina di pagine, descrisse una di queste medaglie, tracciando anche il disegno completo delle iscrizioni ebraiche, tradotte in latino e italiano (Figg. 2a, 2b, 2c). Questo prezioso documento ha costituitola solida base di partenza per gli studi successivi e per l’attribuzione di un primo termine ante quem per stabilirne il periodo di fabbricazione.

Fig. 1 | Medaglia ebraico cristiana ex asta Bertolami 101-2021, lotto 1554
Fig. 1 | Medaglia ebraico cristiana ex asta Bertolami 101-2021, lotto 1554

Al dritto, al centro, il volto nimbato del Cristo

Come detto, al dritto, al centro, compare l’unico elemento figurato della medaglia: un volto barbuto frontale con aureola (attribuibile a Gesù Cristo) e l’iscrizione LEHIM PANIM che il canonico traduce FACCIA DEL PANE. Dal centro si dipanano due cerchi concentrici inseriti in un pentagono a sua volta racchiuso da un ulteriore anello. Dunque, procedendo verso l’esterno, nel primo cerchio leggiamo, in senso antiorario, i nomi degli animali sacrificali, “agnello” e “pecora” e, nel secondo, alcune espressioni legate alla filiazione, quali “figliuolo”, “si farà figlio”, “figlio”, “generato” e“Cristo”.

Ecco dunque un primo messaggio di Gesù come figlio di Dio, presenza sacra, e come offerta sacrificale, il pane ritualmente offerto a Dio e mangiato dai sacerdoti. All’interno dei cinque lati del pentagono, una unica citazione biblica tratta da Esodo 3, 15 “Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione” [1] mentre all’esterno si ripete quattro volte la parola “Salvatore” e una volta “Salvezza”.

Infine, lungo tutto il bordo, sul cerchio più esterno, si sciolgono altre citazioni bibliche: “E il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Isaia 9, 5); “Il suo nome duri in eterno,davanti al sole germogli il suo nome” (Salmi 72, 17); “e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia” (Geremia 23, 6).

Figg. 2a, 2b, 2c | Disegni della medaglia con iscrizioni in ebraico, latino, italiano
Figg. 2a, 2b, 2c | Disegni della medaglia con iscrizioni in ebraico, latino, italiano

La complessa composizione del rovescio

Sul rovescio, lungo il bordo si leggono gli epiteti dei quattro arcangeli, Uriel, Gabriele, Michele e Raffaele, rispettivamente “Luce di Dio”, “Fortezza di Dio”, “Chi è come Dio” e “Medicina di Dio”. All’interno è inscritta una cornice quadrata che riporta quattro citazioni bibliche del nome divino, in senso orario: “Questo è il mio nome in eterno” (Esodo 3, 15); “Io sono il Signore questo è il mio nome” (Isaia 42, 8); “Signore, il tuo nome è per sempre” (Salmi 135, 13 ) e “Signore degli eserciti, questo è il mio nome” (Isaia 47, 4).

L’intero campo è occupato da un quadrato diviso in quattro righe e tre colonne, al cui interno, in ciascuna delle dodici celle, sono riportate altrettante composizioni del tetragramma che compone il nome di Jahvé, tradotte dall’autore partendo dall’alto a sinistra: “Quello che sarà, Quello che fui, Io sono quello che sono, Quello che fu, Quello che è, Quello che è, Quello che sarò, Quello che fui, Quello che sarò, Quello che sarà, Quello che sarà, Quello che fui” [2].

A questo punto, ci viene in aiuto il lavoro di Rezak [3] su analoghi esemplari appartenenti alla collezione della famiglia Gross (Figg. 3a, 3b, 3c), visionabili online sul sito del Centro dell’Arte ebrea dell’Università Ebraica di Gerusalemme.

Tre tipologie per una medaglia dai tanti misteri

Confrontando i tre esemplari presenti nella suddetta collezione con i pochi altri conosciuti [4], l’autore individua tre tipi principali dai quali discendono le copie successive, differenti per varietà di disegni, modelli testuali, pesi e diametri. Senza addentrarci nei dettagli di competenze glottologiche sulla complessità dell’antico idioma ebraico, sarà sufficiente, in questa sede, limitarsi a citare le varianti macroscopiche.

Fig. 3a | (c) Gross Family Coll. – Ae fusa, tipo 2, mm 37

I tipi 1 e 2 differiscono per la presenza o meno di una piccola croce latina sul dritto a ore 12 e nell’organizzazione delle quattro lettere del tetragramma all’interno del quadrato sul rovescio. Si può dunque ipotizzare che il tipo 1 (privo della croce) sia più antico, sia per la maggior raffinatezza delle iscrizioni, sia perché il tipo 3 presenta una croce più evoluta, rispetto alle croci più grossolane presenti sugli esemplari del tipo 2. Inoltre, gli esemplari più recenti presentano diametri leggermente più ampi, dovuti alla fabbricazione per fusione oppure all’aggiunta di elementi decorativi, quali i bordi perlinati.

Fig. 3b | (c) Gross Family Coll. - Ae fusa, tipo 2, mm 39
Fig. 3b | (c) Gross Family Coll. – Ae fusa, tipo 2, mm 39

La medaglia oggetto del presente lavoro dovrebbe appartenere al tipo 2, secondo la classificazione di Rezak. Sebbene, come primo approccio, l’apparato iconografico della medaglia ci porta immediatamente a un ambiente giudaico-cristiano-cabalistico anteriore al XVI secolo, ancora oggi sono incerte sia l’origine sia la funzione primaria di queste medaglie.

Fig. 3c | (c) Gross Family Collection - Ae fusa, tipo 2, mm 45
Fig. 3c | (c) Gross Family Collection – Ae fusa, tipo 2, mm 45

Quale area geografica e quale epoca di origine?

Dal momento che nessun esemplare conosciuto sia stato rinvenuto nel contesto di scavi archeologici, rende impossibile ogni speculazione su date, luoghi e sequenze cronologiche. L’area geografica di origine dovrebbe circoscriversi tra Italia settentrionale, Germania e Francia, nell’ambito delle comunità ashkenazite, mentre la loro funzione primigenia rimane ancora oggi oscura, nonostante l’abbondante e complesso apparato testuale di un linguaggio antico, la presenza delle dodici varianti del tetragramma, delle cinque forme del nome sacro legate nel pentagramma ad altri epiteti collegati a una persona sacra e la ricercata disposizione grafica e geometrica, siano forti indicatori di una sensibilità cabalistica e rimandino presumibilmente alla tradizione della Kabbalah cristiana.

Infatti, i seguaci di tale dottrina esoterica, nel solco della tradizione ebraica, raccomandavano la contemplazione privata dei misteri e usavano l’esposizione graficamente ordinata di nomi ed attributi sacri come tecniche per sviluppare la comprensione e realizzare la comunione con il divino. Quindi è ipotizzabile intendere l’uso primario di questi tondelli come ilanot, alberi della conoscenza, oggetti di contemplazione per gli iniziati in cerca di una comunione più profonda con la verità divina.

Con il passare degli anni, la riproduzione – spesso per fusione – e la diffusione di queste medaglie ha alterato in maniera sensibile le legende, rendendole spesso illeggibili, e modificandone così l’uso e la funzione. Da “albero della conoscenza” di una dottrina esoterica per iniziati, assunsero il più superstizioso ruolo di amuleto di protezione individuale. Forate o con anelli di sospensione aggiunti, finirono per essere indossati, così come tante altre monete o medaglie raffiguranti Gesù, Maria o santi, dopo essere stati opportunamente benedetti, donando un prezioso senso di protezione agli uomini di centinaia di anni fa.

Medaglie e monete, come altri oggetti, non nascono del resto con lo scopo primario di protezione da danni fisici o da sortilegi, non hanno qualità amuletiche intrinseche prima di essere benedette ma con il tempo possono acquisire tale efficacia anche di per sé. A titolo di esempio, una bibbia viene stampata con la funzione primaria di libro ma, una bibbia appartenuta a qualche santo e/o benedetta può mutare funzione e assumere poteri magici o amuletici come una reliquia. Per questo motivo, la corruzione e l’illeggibilità delle iscrizioni riscontrabili negli esemplari più recenti, risalenti al XVII-XVIII secolo, ne confermano la destinazione a persone sicuramente pie ma poco colte.

Un esemplare invenuto in provincia di Bergamo

Tornando alla scheda di catalogazione della casa d’aste, viene citato come riferimento bibliografico, un articolo apparso sulla rivista culturale Quaderni Brembani [5]. L’autore dà notizia del ritrovamento di un esemplare di questa tipologia di medaglia nel comune di Sedrina, in provincia di Bergamo, durante i lavori di ristrutturazione di un’abitazione. Sebbene presenti evidenti segni di usura, è stato possibile, analizzando le immagini, il metallo, i dati ponderali e il residuo di asola, attribuirla alla tipologia n. 3 di Rezak.

L’articolo prosegue con la spiegazione iconografica degli elementi delle due facce, fornita da un rabbino di Milano, interpellato per l’occasione. La curiosità che vale la pena riportare, a integrazione di quanto già ampiamente descritto sopra, è l’interpretazione che il rabbino dà alla figura centrale: non un volto di Cristo nimbato, ma, ruotando la medaglia di 180°, “una figura a forma di bocciolo di rosa appoggiato su una sorta di vassoio”.

Secondo il rabbino infatti, l’immagine è strettamente correlata con la sottostante legenda LECHEM PANHIM, ovvero il “Pane di presentazione al tempio di Gerusalemme”. Immagine e iscrizione simboleggerebbero dunque “un antichissimo rito di iniziazione alla vita religiosa e sociale del popolo ebraico attraverso l’offerta di un pane a Dio e vuole ricordare la notte precedente all’uscita degli Ebrei dall’Egitto allorché essi mangiarono pane azzimo”.

Una testimone della Storia e di tante storie sconosciute

Concludiamo facendo nostre le suggestive ipotesi formulate dall’autore sul rinvenimento di questa medaglia nel bergamasco. Appurato che nella zona non risulterebbero attestate, nel passato e dunque all’epoca di fabbricazione della medaglia, delle comunità ebraiche, ci piace immaginare che il misterioso tondello forse sia stato smarrito da un mercante ebreo in cammino da Venezia verso la Svizzera o la Germania, oppure scartata, poiché di metallo vile, e gettata via da un brigante che aveva appena rapinato un ricco viandante.

O forse, in epoca più recente, una famiglia ebrea in fuga sui monti dai rastrellamenti nazisti si è frettolosamente disfatta di un prezioso cimelio tramandato per generazioni. Solo lei, questa misteriosa e affascinante medaglia, conosce la verità, e la terrà custodita per sé, come ogni altra moneta o medaglia, testimone muta della Storia e di tante altre storie sconosciute.

Ringraziamenti

L’autore ringrazia la dottoressa Sara fornari per i preziosi spunti forniti alla redazione di questo studio.

Note al testo

[1] Per la traduzione ci si è avvalsi della Bibbia CEI, 2008. [2] Le ripetizioni di alcune locuzioni sono giocoforza dovute all’impossibilità di rendere nella lingua italiana tutte le diverse espressioni “tautologiche” date dall’alternanza delle quattro lettere che compongono il nome di Dio, JHWV, che ricordiamo, era ineffabile per gli ebrei ma pronunciabile solo ricorrendo a perifrasi come le dodici inscritte nei riquadri. La cabala cristiana individua nel pentagramma il nome segreto di Gesù, composto dal tetragramma di Jahvé con l’aggiunta della lettera Sin che rappresenta lo Spirito Santo. [3] Rezak 2019. [4] Uno custodito nella collezione Brettauer a Vienna, uno in una collezione privata di New York, uno nella cattedrale di Toledo e uno al British Museum. [5] Quaderni Brembani 4, anno 2006, 2005.