Fgi. 1. 1815. Thomas Lawrence, Ritratto del principe di Metternich (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

di Leonardo Mezzaroba | Presso il Museo Correr di Venezia è conservata una singolare medaglia (Cl. XXXIX, n. 2682), dedicata a Klemens Wenzel Lothar principe di Metternich-Winneburg. Di questo autentico protagonista della politica europea dell’intera prima metà del XIX secolo basterà ricordare che, nato a Coblenza nel 1773, iniziò la sua carriera diplomatica al servizio della corte imperiale asburgica, nel 1801. Le sue straordinarie doti di negoziatore e la sua lucida visione della situazione politica in atto lo portarono rapidamente a ricoprire l’incarico di ministro degli esteri e, al tempo stesso, di ministro di stato dell’impero austriaco (in pratica primo ministro).

Metternich (Fig. 1) divenne così fautore della rinascita politica ed economica austriaca, che portò avanti attraverso un abile gioco di alleanze, intimidazioni e riavvicinamenti con le maggiori potenze europee. Determinato regista del Congresso di Vienna, tra il 1814 e il 1815, riuscì a ristabilire l’influenza austriaca in Germania e, soprattutto, in Italia. Assunto il titolo di Cancelliere dell’Impero austriaco nel 1821, mantenne il suo incarico sino al 1848, quando l’ondata rivoluzionaria che percorse l’Europa travolse i delicati equilibri politici da lui creati per il “mantenimento dell’ordine costituito”.

Fig. 1834. Francesco Putinati, Metternich. 25° anniversario della carriera di statista del Metternich (Ag, g 99,8; mm 55,2; collez. privata)

Egli allora si ritirò dapprima a Londra e poi a Bruxelles. Solo nel 1851 Franz Joseph gli permise di rientrare a Vienna. Qui visse gli ultimi anni; morì l’11 giugno 1859 quando ormai il giovane imperatore, non ascoltando gli ammonimenti dell’anziano diplomatico, aveva incautamente dato inizio alla guerra contro lo Stato sabaudo che, negli anni a seguire, avrebbe in parte minato l’integrità territoriale dell’Impero.

Fig. 3. 1835. Luigi Pichler, Metternich. 25° anniversario dell’incarico di curatore dell’Accademia di Belle Arti di Vienna (AE, mm 44; Venezia, Museo Correr, cl. XXXIX, n. 2690)

Inutile dire che a un personaggio tanto importante vennero dedicate numerose medaglie, quantomeno dal 1814, anche se il gruppo più numeroso si colloca, paradossalmente, negli anni Trenta del XIX secolo, quando la celebrità del Metternich cominciava ad appannarsi.

Fig. 4. 1836. August Ludwig Held, Il cancelliere Metternich (Ag, g 13,5; mm 33,5; collez. privata)

In effetti le medaglie di questo periodo hanno più che altro una valenza commemorativa: del 1834, ad esempio, è la medaglia (Fig. 2) realizzata a Milano da Francesco Putinati per il venticinquesimo anniversario della sua prima nomina a ministro (1809). Nel 1835 egli fu destinatario di un’altra medaglia (Fig. 3), opera del romano Luigi Pichler, che celebrava il venticinquennale del suo incarico di curatore dell’Accademia di Belle Arti di Vienna (incarico che avrebbe mantenuto sino al 1848).

Fig. 5. 1841. Conrad Lange, Il principe di Metternich (Ae dorato, mm 49; collez. privata)

Nel 1836 una medaglia (Fig. 4) voluta da Gottfried Bernhard Loos e realizzata da August Ludwig Held ne celebrava il ruolo di cancelliere, ma proprio in quell’anno una riforma costituzionale che rafforzava i poteri della cancelleria di stato venne clamorosamente bocciata. Ancora nel 1841, una medaglia (Fig. 5) opera di Conrad Lange, glorificava il “principe di Metternich”, riproponendo al rovescio il motto tanto caro al cancelliere (e già apparso nella medaglia del Putinati nel 1834) che esaltava la forza della legalità (“Kraft im Recht”).

Fig. 6. 1838. Luigi Cossa, Il principe di Metternich (Pb, mm 49; Venezia, Museo Correr, cl. XXXIX, n. 2682)

Venendo alla medaglia conservata presso le civiche raccolte veneziane (Fig. 6), essa propone al dritto il busto del Metternich, volto di profilo a sinistra, in certo qual modo simile a quello proposto dal Putinati. Nel giro è riportata la scritta: S. A. IL PRINCIPE CLEMENTE VENCESLAO DI METTERNICH. In basso, sotto il taglio del busto: L. COSSA F. Secondo una tipica consuetudine del Cossa, il rovescio è costituito da una semplice scritta in quattro righe, contenuta in una sottile corona di alloro, che suona a questo modo: DOTTRINA / ED / AMOR / DI PATRIA.

Fig. 7. Il biglietto manoscritto associato alla medaglia “fantasma” di Luigi Cossa per Metternich

Ciò che rende del tutto particolare la medaglia è che ad essa si accompagna un bigliettino, certamente vergato a mano verso la metà del XIX secolo, recante questa informazione: “Ritratto di S. A. Principe di Metternich lavorato dal Cossa di Milano. Il conio non fu accettato e due soli esemplari si tirarono, uno de’ quali è il presente donato ad E. Cicogna dallo Seinbüchel nel 1843. Il conio fu fatto nel 1838 -” (Fig. 7).

Dunque una medaglia che potremmo definire fantasma, dato che, di fatto, non venne mai coniata, ad eccezione che per due esemplari “di prova”, realizzati in piombo. L’autore era Luigi Cossa, nato a Cernusco, presso Como, nel 1789, allievo di Luigi Manfredini e incisore, dal 1820, alla zecca di Milano. Nel 1841 divenne primo incisore e continuò la sua attività certamente sino al 1848. Dopo di che le sue tracce si perdono; morì a Cernusco l’8 novembre 1867. Il corpus delle medaglie del Cossa (66 in tutto) è stato studiato con la consueta accuratezza da Arnaldo Turricchia (Le medaglie di Luigi Cossa, Roma 2002); interpellato su questa inedita medaglia, Turricchia ha fornito una sua ipotesi suggestiva, anche se difficilmente sostenibile: forse, verso la metà degli anni Trenta, venne chiesto al Cossa e al Putinati (incisori entrambi operanti a Milano) di realizzare una medaglia celebrativa del Metternich, e, alla fine, venne scelta quella del Putinati (per la quale si rinvia a A. Turricchia, Le medaglie di Francesco Putinati, Roma 2002, n. 67, pp. 114-115).

Fig. 8. Ritratto di Emanuele Antonio Cicogna (disegno di Giovanni Busato e incisione di Antonio Viviani)

Oltre a tutto, più o meno nello stesso periodo (nel 1835), il Cossa si era visto rifiutare un suo conio con il ritratto di Ferdinando I per un doppio fiorino (cfr. Le medaglie di Luigi Cossa, cit., p. III). Tale ipotesi però si scontra con la datazione della medaglia riportata nel biglietto che accompagna l’esemplare del Museo Correr: vale a dire il 1838. Resta dunque da chiedersi, per quale circostanza venne realizzata la medaglia e per quale motivo ne fu rifiutata la coniazione. L’anonimo autore della didascalia spiega che i due soli esemplari coniati vennero alla fine consegnati, uno allo stesso Metternich e l’altro ad Anton von Steinbüchel (1790-1883) direttore, dal 1819 al 1840, dell’I.R. Gabinetto di Numismatica e di Antichità di Vienna. Costui, nel 1843 fece dono dell’esemplare a Emanuele Antonio Cicogna (1789-1868) (fig. 8) straordinario erudito, studioso e collezionista di “patrie memorie”, in particolare manoscritti, libri e medaglie, da lui poi donati al Museo Correr. La medaglia dunque proviene dal fondo Cicogna. Sembra legittimo pensare che il Cossa scelse di realizzarne il conio nel 1838 perché, nel settembre di quell’anno, il Metternich accompagnò l’imperatore Ferdinando I in Italia per la solenne cerimonia dell’incoronazione a re del Regno Lombardo-Veneto con la “corona ferrea”, nel duomo di Milano (6 settembre). I quotidiani locali poi, non mancarono di segnalare che, il 13 settembre, Metternich offrì, sempre a Milano, a palazzo Busca un “grande ricevimento […] agl’imperiali”.

Fig. 9. 1838. Luigi Cossa, Ferdinando I e Marianna Carolina, incoronazione a Milano (Ae, mm 51,7; collez. privata)

Ora, l’incoronazione e il lungo viaggio dell’imperatore in Italia (dopo Milano egli soggiorno dal 5 al 18 ottobre a Venezia) furono celebrati con l’emissione di numerose medaglie, una delle quali, opera dello stesso Luigi Cossa, fu dedicata a Ferdinando I e alla moglie Marianna Carolina di Savoia (Fig. 9); sembra dunque legittimo ipotizzare che, in quella solenne circostanza, anche il responsabile della politica imperiale potesse essere ricordato con una medaglia. Considerato che era lui ad avere, di fatto, in mano i destini del Regno Lombardo-Veneto, la realizzazione di una medaglia a lui dedicata poteva figurare come una opportuna captatio benevolentiae. Questo spiegherebbe anche il motivo per cui il nome del personaggio, nel dritto, e lo stesso motto, nel rovescio, siano in lingua italiana.

Difficile a questo punto congetturare per quale motivo non si passò alla coniazione della medaglia: il profilo del personaggio appare riuscito e, comunque, in linea con quelli proposti dal Putinati o dal Pichler. Forse si trattò di un atto di modestia da parte di Metternich, che ritenne opportuno non “rubare la scena” all’imperatore, o forse, banalmente, fu solo una questione economica, legata ai costi eccessivi della coniazione. La causa però potrebbe essere legata alla scelta linguistica e, in particolare al contenuto della legenda, all’uso cioè della lingua italiana soprattutto in quel motto del rovescio che inneggiava a un non meglio chiarito AMOR DI PATRIA invece di esaltare l’asburgica KRAFT IM RECHT.