FERETRIA è il nome, misterioso nel suo significato anche per una parte dei collezionisti numismatici, che si trova impresso su alcune rare monete coniate a nome di Francesco Maria II Della Rovere (1549-1631), duca di Urbino, duca di Sora e signore di Pesaro, Senigallia, Fossombrone e Gubbio.

Testone per la zecca di Gubbio con FERETRIA al rovescio: un magnifico esemplare a nome di Francesco Maria II Della Rovere (duca dal 1574 al 1624)
Per quanto riguarda le monete della zecca umbra, FERETRIA appare sui testoni “di stampo largo o stretto” – ci ricorda Mario Traina ne Il linguaggio delle monete; per Pesaro lo troviamo sui testoni mentre per la capitale del Ducato, Urbino, lo stesso nome si legge su rarissime monete da quattro e da uno scudo in oro, nonché – ancora una volta – sui testoni in argento.
Nelle coniazioni eugubine, FERETRIA è abbinato all’albero di rovere e alla veduta della città, il nome in alto, al dritto il busto rivolto a destra o a sinistra. All’esergo, EVGVBII o EVGVBI; simile impianto per i testoni pesaresi con in alto il nome, nel campo grande albero di rovere e panorama della città, all’esergo PISAVRI, al dritto il busto a sinistra o a destra e anche per le monete urbinati con albero di rovere e veduta della città, nei quattro scudi il nome all’esergo, negli scudi in alto a semicerchio, nei testoni all’esergo o in alto.


Tre le monete più rare del Ducato di Urbino con legenda FERETRIA c’è questa eccezionale quadrupla in oro con al dritto un elaborato stemma araldico
FERETRIA deriva da Mons Feretri (l’attuale San Leo), località che ha dato il nome all’incantevole regione marchigiana del Montefeltro e dove si ritiene che sorgesse un tempio dedicato a Giove Feretrio. La quercia con l’anima “semper immota” (sempre fermamente salda) o “nvlli cedit” (che non si sottomette ad alcuno) è una delle più antiche imprese dei Montefeltro.

Notevolmente raro anche il testone a legenda FERETRIA coniato per Pesaro, come indica la legenda PISAURI in esergo al rovescio
Essa simboleggia “animo intrepido e valore invincibile, che se bene da furiosi venti combattuta, non solo si mantiene sempre salda, ma da quelle dispettose violenze viene a rinforzarsi e a radicarsi meglio: così la virtù vera non perde ma acquista tra le avversità ed i contrasti”. Questo secondo Filippo Picinelli, nel suo volume Mondo simbolico ossia università d’imprese, Milano 1653, pagina 299.





































