Una Venere felice… per nove antoniniani mascherati!

Sulla base di una statuetta dell'Antico conservata a Vienna sono applicate monete romane imperiali, apparentemente d'oro. Ma l'uso decorativo, già nel '500, imponeva qualche economia...

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La “Venus Felix” dell’Antico conservata a Vienna

di Roberto Ganganelli | In gioielleria, nelle arti applicate, perfino nella produzione di piatti e bicchieri in metallo, le monete sono state spesso usate come elementi decorativi per la loro bellezza estetica o per il loro valore simbolico.

Naturalmente, non sempre la raffinatezza o la bellezza complessive dell’oggetto dipendono in modo sostanziale dalla presenza di “inserti numismatici”, come è il caso del celeberrimo bronzetto della Venus Felix realizzato attorno al 1510 da Pier Jacopo di Antonio Alari de Bonacolsi, meglio conosciuto come l’Antico (1460 circa – 1528), eccellente artista di origine mantovana autore anche di pregevoli medaglie e placchette.

Egli realizza, ispirandosi alla Venus Felix con Amore che si trova in Vaticano, un’aggraziata figura femminile in bronzo di circa 30 centimetri, parzialmente dorata e per il resto rifinita da una speciale lacca nero-bruna (uno dei suoi segreti di bottega) posta su una base in legno di tiglio decorata, a sua volta, da nove monete a nome degli imperatori Gordiano III, Filippo Juniore, Valeriano, Probo e Costante.

Due antoniniani, a nome di Gordiano III e di Probo

L’Antico, tuttavia, per il suo piccolo capolavoro oggi conservato al  Kunsthistorisches Museum Vienna, nella Kunstkammer, non impiega monete imperiali in oro vere e proprie quanto, come testimoniano le corone radiate dei dritti, dei semplici antoniniani in mistura d’argento – ai suoi tempi come oggi, facilmente reperibili sul mercato – conferendo loro una posticcia doratura che non li faccia sfigurare vicino al resto dell’opera.