Settembre 1910: la città si prepara alle manovre navali e alla visita del re ma la medaglia celebrativa del Comune non vedrà mai la luce, perché?

 

di Leonardo Mezzaroba | “Coni (2) per la medaglia commemorativa che il Municipio voleva far coniare per la visita della squadra italiana a Venezia (Sett. 1910), ma di cui fu proibita la coniazione dall’Autorità governativa”: da questa annotazione, che appare in un vecchio registro inventariale (il n.12) del Museo Correr di Venezia in margine ai due coni cl. XXXVII, n.120, è nata l’idea di questo articolo.

Un paziente lavoro di ricerca condotto sui giornali dell’epoca, la verifica dei materiali presenti al Correr e, soprattutto, la fortunata scoperta di un fascicolo intitolato Proposta di una medaglia commemorante la prima venuta della flotta italiana a Venezia conservato presso l’Archivio Storico Municipale di Venezia hanno consentito di far luce su questa misteriosa vicenda che si consumò in appena tre giorni ma finì per coinvolgere politici, intellettuali, generali, capi di governo e rischiò di originare un grave incidente diplomatico internazionale. Vale dunque la pena di percorrere con ordine lo svolgersi dei fatti.

manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero gialloFigura 1 | L’unica prova esistente (due “calchi” metallici) della medaglia “proibita” (Medagliere del Museo Correr di Venezia, cl. XLV, n. 2502; Ø mm 59,5 D/; mm 60,3 R/)

Scheda tecnica medaglia (indicazioni “virtuali” dedotte dalle notizie riportate nell’articolo e dai “calchi” stessi). D/ Galea da guerra in navigazione; ritto sulla poppa il Leone di San Marco alato e nimbato, rampante a destra, brandisce minaccioso la spada con la zampa destra anteriore, con la sinistra regge il vessillo. Nell’esergo, la scritta JOHNSON e un piccolo fregio. Scritta lungo il contorno, entro corona zigrinata: EMERGIT VIGILANTE LEONE [Naviga e intanto il Leone fa buona guardia]. R/ Nel campo, scritta in 10 righe: ALLA / ARMATA ITALIANA / RIVNITA / NELLE ACQVE DI VENEZIA / SOTTO LA GVIDA / DI / SVA MAESTA’ IL RE / IL COMVNE / [fiore] / SETTEMBRE / 1910. Contorno costituito da corona zigrinata. Autore: anonimo. Luogo di produzione: Milano – Stabilimento Johnson. Dimensioni: mm 60. Metalli: oro (titolo 750) g ? (1 esemplare); bronzo (200 esemplari).

Già a metà agosto 1910 i giornali davano spazio alle manovre navali che si sarebbero dovute svolgere tra l’1° e il 7 settembre in Adriatico. La grave epidemia di colera che flagellava le Puglie consigliò lo Stato Maggiore della Marina di scegliere come zona di operazioni l’area prospiciente Marche e Veneto. La flotta italiana, divisa in due “partiti” contrapposti, avrebbe dovuto operare dapprima presso Ancona, per poi spostarsi (6-7 settembre) verso Venezia.

Per Venezia si trattava di un avvenimento straordinario: nelle sue acque, per la prima volta, si sarebbe radunata l’intera flotta italiana; erano attesi generali e ministri ed era previsto anche l’arrivo del sovrano. Concerti, illuminazione straordinaria di Piazza San Marco e intrattenimenti erano stati predisposti per tempo; solo verso il 29 agosto però, per iniziativa dell’avvocato Mario Pascolato, assessore del Comune di Venezia, si pensò a un gesto più significativo, a un omaggio duraturo da offrire, se possibile di persona, a Vittorio Emanuele III: una medaglia d’oro commemorativa. Benché i tempi fossero ormai ristrettissimi Pascolato riuscì a mettere in moto la macchina organizzativa coinvolgendo il segretario-capo del Comune di Venezia, Gustavo Boldrin e, soprattutto, il conte Filippo Grimani, il cosiddetto “sindaco d’oro” di Venezia. La documentazione conservata nel citato fascicolo Proposta di una medaglia […] ci offre un dettagliato resoconto del succedersi delle vicende.

29 agosto 1910: Pascolato, ottenuto l’appoggio di altri assessori, chiede la convocazione della Giunta per ottenere l’approvazione dell’iniziativa. Il segretario Boldrin telegrafa al sindaco Grimani che si trova nella sua tenuta di campagna a Mirano: “TUOI COLLEGHI GIUNTA PREGANTI VENIRE DOMANI VERSO LE TRE PER COMUNICARTI UNA LORO INIZIATIVA IN ONORE FLOTTA ITALIANA. POTRAI RIPARTIRE SUBITO”.manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero giallo

Figura 2 | L’assessore del Comune di Venezia, avv. Mario Pascolato. Figura 3 | Il segretario-capo del Comune di Venezia, comm. Gustavo Boldrin

30 agosto 1910, h.15: si raduna la Giunta; l’avv. Pascolato propone che: “In occasione della venuta a Venezia della intera flotta italiana per la chiusura delle manovre […] Venezia concreti in un segno tangibile e duraturo la sua letizia per l’avvenimento che segna una tappa importantissima sul cammino del suo risorgimento. Sia questo una grande medaglia d’oro, nella quale un appropriato simbolo rievochi la grandezza marinara di Venezia antica […] questa medaglia dovrebbe essere consegnata solennemente dal Sindaco a S. E. il Capo di S. M. della R. Marina, alla presenza di tutti i comandanti di nave convenuti a Venezia, delle Autorità cittadine, delle rappresentanze delle Società cittadine con bandiere, di largo numero di invitati. La sede per tale cerimonia non può essere che una sola: il Palazzo Ducale […]. La Sala del Maggior Consiglio vide già la consegna della medaglia commemorante l’impresa polare a S.A.R. il duca degli Abbruzzi, e il precedente spiega e completa la proposta. Della medaglia sarebbe da far coniare una riproduzione in bronzo da offrirsi a tutti i Comandanti delle navi raccolte a Venezia.” Quanto alla legenda e all’iconografia della medaglia il Pascolato aveva già le idee piuttosto chiare: “[…] chiudo questa relazione con un abbozzo di epigrafe […]. Voglio soltanto offrire un esempio e una traccia: si potrebbe dunque dir così: All’armata d’Italia / che per la prima volta afferma / nelle acque di San Marco / la virtù e i destini della libera nazione / Venezia / grata e fidente / accomanda il ricordo porge l’auspicio / della gloria sua marinara / – / settembre MCMX. L’esecuzione della medaglia sarebbe da affidarsi allo Stab. Johnson di Milano, recandosi colà a trattare la non facile commissione. Un motivo di medaglia potrebbe trarsi dalle monete della Repubblica esistenti nel nostro Museo Civico. [Aggiunta in nota:] Un’osella (n. 2552) del doge Alvise II Mocenigo (1706) si adatterebbe assai bene. Reca una nave veneta da guerra a vele spiegate, col leone rampante sul castello di poppa recante la bandiera: e la scritta: Emergit vigilante leone.”

Tutto ben chiaro dunque; resta però da citare una raccomandazione finale di carattere politico-diplomatico rivolta dal Pascolato ai colleghi di Giunta, su di essa sarà giocoforza tornare più avanti: “Ove l’on. Giunta credesse di accettare queste proposte, sarebbe innanzi tutto da assicurarsi del gradimento delle competenti autorità governative e militari, per non urtare in difficoltà di natura politica […] Per dimostrare come si possa serbare alla proposta medaglia un altissimo significato, senza per nulla urtare suscettibilità internazionali.”

30 agosto 1910, h.16: ottenuta l’approvazione della Giunta (salvo modifiche da concordare riguardo l’iscrizione), il segretario Boldrin contatta l’ammiraglio Viotti e il prefetto Nasalli Rocca per ottenere un parere sulla medaglia; l’ammiraglio accoglie con entusiasmo la proposta e ricorda che, anche in una simile precedente occasione, a Taranto, era stata realizzata una medaglia. Il prefetto si mostra favorevole ma afferma che in quei giorni sono presenti a Venezia vari ministri e consiglia di parlarne con Spingardi e Leonardi.

30 agosto 1910, h.18: il segretario Boldrin si mette in comunicazione con Stefano Johnson, ha urgenza di sapere se è possibile ottenere la medaglia d’oro nel giro di 5-6 giorni al massimo. Visto che la cosa sembra fattibile, gli precisa che partirà subito da Venezia l’economo municipale Giulio Bellotto che “presenterà per tipo della medaglia da coniarsi in oro una osella del doge Alvise Mocenigo anno VII da riprodursi nelle proporzioni doppie dell’originale e nella parte raffigurante la nave col Leone di San Marco e colla scritta Emergit vigilante leone […]. La S. V. illustrissima farà cosa gradita se vorrà per ora levare a cera l’impronta di tale osella e preparare ogni cosa per la sua coniazione immediata per consegna il 5 Settembre in Venezia senza fallo, mentre domani 31 corrente le spediremo il telegramma definitivo per la commissione.”

30 agosto 1910, sera: Bellotto parte per Milano con l’osella n.2552 del Museo Correr. In stazione gli giungono le ultime istruzioni da comunicare poi a Johnson: 1) considerato il fatto che nell’esemplare dell’osella Mocenigo manca la seconda “E” nella parola EMERGIT, occorrerà aggiungerla nel nuovo conio; 2) oltre all’esemplare in oro della medaglia, chiedere a Johnson di realizzare anche 200 esemplari in bronzo.

manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero gialloFigura 4 | Il “modello” della medaglia per le manovre navali del 1910: l’osella fatta coniare dal doge Alvise II Mocenigo nel 1706, anno VII di dogato (Ag, mm 36, g 9,7)

31 agosto 1910, h.8: l’avvocato Pascolato, avvertito da Boldrin, invia comunicazione scritta al sindaco per comunicargli l’assenso dell’ammiraglio Viotti e per stabilire alcune modifiche all’iscrizione da porre sul rovescio della medaglia. Questo il nuovo testo: “All’armata italiana / riunita nelle sue acque di Venezia / sotto la guida del suo Re / Settembre MCMX”.

31 agosto 1910, h.8: approda a Venezia, davanti al monumento a Vittorio Emanuele II lo yacht Trinacria, proveniente da Cetinje (Montenegro), a bordo vi è la coppia reale; mentre la regina sbarca e prende la via del ritorno verso Roma, il re Vittorio Emanuele III opera una breve sosta per consultazioni; conta però di partire al più presto per Ancona ove assisterà all’inizio delle manovre. Si impegna comunque a tornare a Venezia in veste ufficiale il 6 settembre.

31 agosto 1910, h.8.52: arriva a Venezia da Roma, in treno, il Primo Ministro, il veneziano Luigi Luzzatti. Deve incontrarsi per consultazioni con il re Vittorio Emanuele; discuterà della drammatica situazione igienico sanitaria in Puglia, ma anche del Convegno di Salisburgo e di Ischl dove il ministro degli esteri italiano, Di San Giuliano, sta ricucendo con i plenipotenziari austriaci i rapporti fra Italia e Austria. Probabilmente avrà modo di parlare anche della medaglia, come si vedrà più avanti.

31 agosto 1910, mattina: il sindaco Grimani riesce a prendere contatto con Ugo Brusati, aiutante di campo del re, e ad ottenere un assenso di massima per la realizzazione della medaglia.

31 agosto 1910, primo pomeriggio: giunge la comunicazione scritta di Stefano Johnson con modi e costi della coniazione: “[…] ho anzi già senz’altro disposto per la riproduzione in formato di mm. 60 di diametro dell’osella consegnatami. Ho preso atto che il lato dove figura la «galera» è da riprodurre fedelmente, togliendo solo l’indicazione “Anno VII”, cui si sostituirà acconcio fregio; e che nel rovescio dovrà apparire la semplice dicitura. Buona nota ho anche preso che si dovranno coniare: una medaglia in oro e duecento in bronzo. AssicurandoLa pertanto, che, ove nulla d’imprevedibile venga a turbare il lavoro (che è mestieri proseguire giorno e notte), ogni cosa sarà costì puntualmente spedita la sera del 5 settembre p.v., io mi faccio dovere di esporre qui di seguito regolare preventivo: Coni per medaglie quindi come dianzi descritte da mm. 60 di diametro = dritto e rovescio = in assieme L. 475. Medaglie relative: Esemplare oro titolo 750 L. 400; Esemplare bronzo L   L. 6. cad.; Astuccio elegantissimo da presentarsi a S.M., nel quale oltre alla medaglia oro porrei, come di consueto praticasi, anche un esemplare bronzo; e sul coperchio del quale riporterei monogramma in argento dorato dalle iniziali V.E. sormontate da corona reale, L. 50; Astucci per le med. bronzo L. 2.50 cad.;”

31 agosto 1910, h.17: il sindaco Grimani telegrafa all’economo Bellotto, che alloggia presso l’Albergo Agnello a Milano, perché confermi allo stabilimento Johnson la commissione alle “condizioni concordate” e comunichi l’ultima “versione” della iscrizione e ne dia poi conferma: “[…] ISCRIZIONE SUL VERSO DELLA MEDAGLIA QUESTA – ALLA ARMATA ITALIANA RIUNITA NELLE ACQUE DI VENEZIA SOTTO LA GUIDA DI SUA MAESTA’ IL RE – IL COMUNE – SETTEMBRE 1910 = TELEGRAFI SE ISCRIZIONE FU BENE COMPRESA = SINDACO GRIMANI”.

31 agosto 1910, h.21: il Bellotto si affretta a rispondere al sindaco Grimani con un nuovo telegramma “SCRITTA BENE COMPRESA – ORDINATA JOHNSON MEDAGLIA ORO DIAMETRO MILLIMETRI SESSANTA E 200 BRONZO – CONSEGNANDOLE TUTTE VENEZIA SERA CINQUE – LAVORANDO SETTEMBRE NOTTE – CHIEDOLE SE STA BENE ORDINAZIONE 200 BRONZO – OSSEQUI BELLOTTO”.

manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero gialloFigura 5 | Il sindaco di Venezia Filippo Grimani (detto il “sindaco d’oro”). Figura 6 | L’articolo apparso su La Difesa del 3-4 settembre 1910

1 settembre 1910, h.8: il segretario Boldrin invia al Bellotto un telegramma di ulteriore conferma dell’ordine delle 200 medaglie di bronzo. Probabilmente ad esso si accompagna anche una comunicazione telefonica relativa all’astuccio della medaglia d’oro; sullo stesso telegramma infatti si ritrova “appuntata” la seguente indicazione: “[Chiedere] Se [possibile] astuccio meraviglia oro in istile Veneziano gotico in pergamena con lo stemma di Venezia sul coperchio invece dello stemma Reale – tinta rosso cupo. Astucci p. 200 o scatolette”.

Dunque alle 8 di mattina del 1 settembre nulla faceva prevedere problemi o intoppi; a Milano si lavorava “giorno e notte” per rispettare i tempi , da Venezia giungevano rassicurazioni e, se possibile, richieste per ulteriori perfezionamenti del prodotto finale; poi, il colpo di scena…

 1 settembre 1910, h.9.40: dalla sua residenza di Mirano il sindaco Grimani telegrafa al segretario Boldrin: INDISPENSABILE ABBANDONARE NOTO PROGETTO PER RAGIONI SPECIALI AVVERTI PASCOLATO [firmato] GRIMANI”.

1 settembre 1910, h.9.45: il segretario Boldrin, sconcertato da una comunicazione tanto inattesa, telegrafa all’economo Bellotto cercando di lasciare aperta una qualche possibilità: “FACENDO SEGUITO MIO TELEGRAMMA ODIERNO PREGOTI VEDERE SE PUOSSI SOSPENDERE FINO NUOVO ORDINE COMMISSIONE CONIO 200 MEDAGLIE BRONZO – MANTIENI LA PRIMA COMMISSIONE MEDAGLIA D’ORO.”

1 settembre 1910, h.13.50: il Bellotto si affretta a telegrafare al Boldrin di aver eseguito l’ordine, e, preoccupato, comunica di voler tornare precipitosamente a Venezia per rendersi conto di persona di quanto sta succedendo: “SOSPESA PROVVISORIAMENTE CONIAZIONE 200 BRONZO ARRIVERÒ ORE 12 STANOTTE OSSEQUI BELLOTTO”.

1 settembre 1910, h.16: lo stesso Grimani telegrafa al Bellotto in termini ultimativi: “COMMISSIONE MEDAGLIE ORO E BRONZO DEFINITIVAMENTE RITIRATA SI REGOLI GRIMANI”.

Cosa poteva essere successo? quali furono le “ragioni speciali” che convinsero il sindaco Grimani a sospendere un progetto ormai così ben avviato? Probabilmente non se ne sarebbe saputo nulla e lo stesso progetto della medaglia sarebbe stato ignorato se, due giorni più tardi, sul quotidiano veneto “La Difesa” non fosse apparsa la notizia, tanto imprecisa quanto imbarazzante, della decisione della Giunta di assegnare una medaglia d’oro, commemorativa delle manovre navali, a tutti gli ufficiali della flotta. Inutile dire che l’annuncio venne ripreso dagli altri giornali locali nelle edizioni del 4 settembre.

Prima ancora che la Giunta avesse il tempo di organizzare una smentita credibile, scoppiò lo scandalo: il 5 settembre Gino Damerini, chiacchierato critico letterario e corrispondente da Venezia del Giornale d’Italia, denunciava che la medaglia “era stata abbandonata per considerazioni di riguardi internazionali, avanzate dal Governo, a cui era stata chiesto il parere sulla proposta”. Il fatto sollevò molto scalpore e fu ripreso su tutti i quotidiani nazionali; il Corriere della sera del 5 settembre, ad esempio, uscì con un articolo in prima pagina intitolato “Una mancata medaglia-ricordo e un retroscena di riguardi diplomatici”.

Qualche giornale locale tentò di minimizzare la vicenda: La Gazzetta di Venezia ad esempio, ben controllata dall’avv. Pascolato, parlò di esagerazioni e di equivoci (9 settembre 1910); La Difesa, parlò esplicitamente di “montatura” non esitando a riportare la sfrontata testimonianza dell’assessore Sorger secondo il quale “l’idea fu manifestata in un convegno privato; ma in Giunta non se ne è mai parlato” (6/7 settembre 1910).

manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero gialloFigura 7 | L’articolo polemico de L’Adriatico, 5 settembre 1910. Figura 8 | Il goffo tentativo di smentita apparso su La Difesa del 6-7 settembre 1910

Alla fine emerse, almeno in parte, la verità: “l’incidente numismatico-diplomatico” era stato determinato dalla scelta infelice del modello, vale a dire la “famigerata” osella del 1706 del doge Alvise II Mocenigo. Essa si riferiva alla situazione creatasi con l’invasione della Lombardia da parte degli imperiali (gli Austriaci) che cercavano di “sbocconcellare” anche parte dei territori veneti che si affacciavano sul Lago di Garda. Il Governo della Serenissima aveva dato allora ordine al provveditore Giorgio Pasqualigo di armare tre navi da guerra perché proteggessero le rive del Lago dalle incursioni nemiche (G. Werdnig, Le oselle. Monete-medaglie della Repubblica di Venezia, Trieste 1983, p.174).

Alla Consulta del Governo italiano doveva essere apparsa troppo evidente l’analogia tra l’azione della nave da guerra veneziana e quella della flotta italiana in funzione antiaustriaca. Pesantissima era poi apparsa la legenda che associava la minacciosa sorveglianza della galea da guerra veneziana alla concentrazione della flotta italiana in acque ormai vicinissime alle inquiete regioni irredente.

Come se non bastasse anche la Germania aveva cominciato a guardare con sospetto alle manovre navali italiane; L’Adriatico del 10 settembre 1910, ad esempio, riferiva che il quotidiano tedesco “Berliner Neuste Nachitchten scrivono [sic] che la flotta italiana organizza infatti delle manovre nel mare Adriatico […] annunzia inoltre la concentrazione di truppe di cavalleria nel Veneto. È chiaro che tanto le manovre della flotta quanto questa nuova concentrazione della cavalleria non possono essere spiegate che col fatto che si consideri in Italia la possibilità di una guerra con l’Austria.”

Proprio per evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Italia e Austria era stato indetto, in quegli stessi giorni, il Convegno di Salisburgo (31 agosto 1910); l’incontro tra il ministro degli esteri italiano, Di San Giuliano, e il suo omologo austriaco si era chiuso con reciproca soddisfazione e con la convinzione che “la politica dei due gabinetti ha per iscopo principale il mantenimento dello statu quo e della pace” (L’Adriatico, 2 settembre 1910). Il I settembre lo stesso Di San Giuliano era stato invitato a Ischl nella villa imperiale, qui si era incontrato con Francesco Giuseppe e gli aveva consegnato “una lettera autografa di S.M. il Re d’Italia”. Ad essa l’imperatore aveva risposto con un telegramma di ringraziamento “ricambiando cordialmente al suo alleato calorosi sentimenti di amicizia” (L’Adriatico, 2 settembre 1910). Trattenuto affabilmente a pranzo dall’imperatore, Di San Giacomo era stato persino insignito della Gran Croce dell’ordine di Francesco Giuseppe.

È facile immaginare l’imbarazzo e la preoccupazione dei componenti della Consulta del Governo quando vennero informati delle possibili conseguenze legate alla medaglia promossa dal Comune di Venezia. Senza dubbio la decisione di bloccare la realizzazione di una medaglia tanto “scomoda” venne presa nella serata del 31 agosto, lo stesso giorno cioè in cui a Venezia erano riuniti il re, il capo del governo e vari altri ministri. Alcuni commentatori, anzi, avevano esplicitamente attribuito al Luzzatti la responsabilità della decisione (v. articolo riprodotto in fig. 7). Il sindaco Grimani venne informato nella prima mattinata del giorno dopo e per lui dovette trattarsi di una situazione davvero poco piacevole.

Ecco dunque le ragioni per le quali “fu proibita la coniazione dall’Autorità governativa.” Tuttavia esiste un’appendice della storia di questa medaglia. Il sindaco Grimani pur inchinandosi agli ordini superiori volle però che almeno i conii fossero portati a termine; puntiglio? orgoglio? correttezza nei confronti del Johnson? non è dato saperlo. Sta di fatto che egli, con discrezione, il 2 settembre, tramite telegramma, invitò Stefano Johnson a completare comunque i conii. Il giorno seguente Johnson inviava una lettera al Grimani per assicurarlo che “uniformandomi al risp. suo telegramma d’ieri – poiché si desidera che i nostri coni siano compiuti io vado tosto a riprenderne il lavoro interrotto, sottintendendo però che l’urgenza dapprima fattami in più non sia richiesta. Essi coni, allestiti così senza impegno […] or mi costeranno certamente meno di quanto prima si era dovuto preventivare, e potrò quindi esporre in sole L 350 anziché in L 475.[…]”. La lettera si concludeva con la richiesta di avere nuovamente l’osella “modello” e l’assicurazione che, appena ultimato il lavoro, sarebbe stata sua premura “sottoporre le prove all’approvazione sua”.

Il 25 ottobre 1910 Johnson avvisava di aver ultimato i conii e inviava al Grimani i “calchi” (v. figura 1) fiducioso di “ottenere l’ambito di Lei benestare”. Poi, sorprendentemente, chiedeva al sindaco di Venezia “di volermi far conoscere il quantitativo di medaglie da coniare”.

manovre navali regia marina venzia 1910 osella medaglia comune mistero gialloFigura 9. I conii conservati presso il Medagliere del Museo Correr di Venezia (cl. XXXVII, n. 120). Autore: anonimo; luogo di produzione: Milano – Stabilimento Johnson; Dimensioni: h mm 88 (D/), mm 87 (R/); diametro max mm 79,5; diametro incisione mm 61 (D/), mm 60 (R/). Collocazione: Venezia, Civico Museo Correr, cl. XXXVII, n. 120

Ovviamente non se ne fece nulla, ma il 4 novembre il Grimani riuscì a far approvare in Comune l’acquisto dei conii da donare poi al Civico Museo Correr, al prezzo scontato di L.350. Il 15 novembre il sindaco poteva annotare con soddisfazione che “la Giunta ha ammirato i calchi dei coni della medaglia che avrebbe dovuto essere offerta”. Il 30 novembre Stefano Johnson inviava al Grimani i conii accompagnati dalla “nota osella” e da una lettera in cui tra l’altro spiegava: “[…] mi faccio dovere avvertirLa che tali coni – poiché di medaglie non se ne ebbero da coniare – io non ho temperati, e che però tornerà necessario porre cura perché essi non abbiano ad urtarsi l’un l’altro, il che potrebbe cagionare ammaccature.”

Il 7 dicembre 1910 Angelo Scrinzi, conservatore del Museo Correr, riceveva dall’Ufficio di Spedizione del Municipio di Venezia i conii (Libro doni, n. 957). Nel registrarli al n. 120 del volume 12 dell’Inventario (classe XXXVII) scrisse la nota con cui abbiamo aperto questo articolo.