Terrificante e dai poteri immensi, lo sguardo di Medusa pervade la mitologia e la numismatica, non solo quella classica greco-romana

 

di Sergio Rossi e Roberto Salati | Non è semplice trovare qualcosa di nuovo da dire sulla Medusa (Medousa) o sulle Gorgoni (Gorgones), il cui nome deriva da gorgòs, spaventoso. Da secoli in molti hanno dato libero sfogo alla propria immaginazione, facendo nascere le più disparate leggende e disegnando molteplici immagini. Noi abbiamo cercato di attenerci alla leggenda il più possibile, riportando la storia nel modo più lineare possibile, pur non tralasciando le molteplici interpretazioni.

Nelle favolose tradizioni non c’è forse nulla di più celebre delle Gorgoni e nulla, grazie al cielo, di più ignorato negli annali del mondo. Infatti, la favola delle Gorgoni altro non sembra che uno stravagante prodotto dell’immaginazione, oppure un mostruoso edilizio innalzato sopra fondamenta, la cui origine è uno scoglio entro cui si rompe la sagacità dei critici.


Medusa e le Gorgoni nella mitologia e nelle arti

Partiamo da Forco. “Chi era costui?” – di manzoniana memoria. Forco era un dio marino, figlio di Gea e di Ponto, fratello di Nereo, di Taumante, di Euribia e di Ceto “dalle belle guance”, che poi sposò. Da quest’unione nacquero Scilla e le Fòrcidi, ossia le Graie e le Gorgoni, ed un serpente dal terribile aspetto. Quest’ultimo era il custode nelle caverne dei pomi aurei; le Graie erano invece rappresentate da tre vecchie dai capelli grigi ed un solo occhio che facevano da sentinelle alle Gorgoni.

Fig.1 | Testa di Medusa (Caravaggio, XVI secolo)

Ma è proprio delle Gorgoni che volevamo parlare ed in particolare di Medusa. La Gorgonie inizialmente era un solo terribile mostro femminile immaginato dapprima come essere unico, secondo Omero e poi, secondo Esiodo, invece da tre sorelle: Steno, Eurialo e Medusa appunto.

Le prime due erano immortali e non potevano invecchiare, la terza invece era mortale. Esse abitavano sull’altra riva dell’inclito Oceano, all’estremità del mondo presso il soggiorno della Notte, dove si trovano le Esperidi dalla “voce sonora”.

Volendo in esse personificare il terrore erano rappresentate come tre mostri con un solo occhio torvo, un solo dente, le chiome di serpi, ampie ali alle spalle, unghie leonine alle mani ed ai piedi.

Secondo altri avevano le ali d’oro, le mani di ferro, lunghissime zanne di cinghiale dalle quali sporgeva la lingua, ed erano avvolte nel capo e nella cintura da grovigli di serpenti. Chiunque guardasse le loro mostruose fattezze restava immediatamente di pietra.

Medusa, il cui nome in greco significa “colei che domina”, inizialmente sembra essere stata una donna bellissima con capelli meravigliosi. Poseidone si innamorò di lei, si trasformò in uccello e la rapì. La sedusse nel tempio di Atena e Medusa nascose il volto dietro l’egida della dea. Atena, offesa sia per averli scoperti nel suo tempio, sia perchè la Gorgone aveva osato vantare i suoi capelli come più belli di quelli della dea, la punì trasformandola in mostro con gli occhi di fuoco, la lingua penzolante, con zanne enormi e serpi al posto dei capelli. Inoltre, come già detto, pietrificava chiunque la guardasse.

Fig. 2 | Antefissa semiellittica dalla Puglia, fine IV secolo a.C., con testa di Gorgone

 A questo punto entra in gioco un eroe argivo, figlio di Zeus e di Danae e cioè Perseo (Perseus). Zeus, sotto forma di raggio di sole o pioggia d’oro, era riuscito a raggiungere e amoreggiare con Danae, che era stata rinchiusa in un sotterraneo dal padre Acrisio, Re di Argo, in una torre di bronzo, perché non gli generasse un nipote destinato, secondo l’oracolo, ad ucciderlo. Gettato in mare appena nato, assieme alla madre, Perseo, salvato da un pescatore, approdò a Serifo, dove il Re Polidette accolse i due naufraghi. Fattosi adulto, fu indotto dal Re, desideroso di sbarazzarsi di lui per sposare Danae, di cui si era invaghito, a promettergli di portargli in dono la testa della Medusa. Egli voleva pungolare il giovane affinché affrontasse imprese impossibili. Perseo, con l’incoscienza della giovinezza, non solo non comprese la difficoltà dell’impresa, anzi ne fu esaltato.

Si mise dunque in cammino, senza nemmeno sapere dove abitassero le Gorgoni. Ma Atena ed Hermes lo presero sotto la loro protezione. Il dio gli regalò una scimitarra dalla lama seghettata, calzari alati con cui volare ed un elmo che rendeva invisibile chi lo portava e lo indirizzò dalle Graie, abitanti al di là del vento del Nord, dove avrebbe potuto ottenere informazioni utili per conoscere l’abitazione delle Gorgoni. Perseo s’impossessò dell’unico occhio delle tre Graie e, con quel pegno in mano, si fece da loro indicare il luogo dove trovare le Ninfe dello Stige che, secondo Hermes, avrebbero potuto essergli utili. Quelle ninfe infatti gli diedero una bisaccia, dove avrebbe potuto riporre la testa della Medusa, e gli dissero finalmente anche dove esse abitavano: al di là dell’Oceano poco lontano dal Giardino delle Esperidi.

Perseo trovò le Gorgoni addormentate. Per evitare l’effetto pietrificante alla loro vista, egli si avvicinò loro con la testa voltata, mentre Atena gli teneva il suo scudo a mò di specchio. Sembra che egli le uccise tutt’e tre, ma Atena guidò la sua mano affinché fra le tre potesse essere individuata Medusa. Perseo, con la spada, regalatagli da Hermes, le troncò il capo.

Dal sangue del collo uscirono Pegaso (Phgasos), il cavallo alato – domato poi da Atena e donato a Bellerofonte per combattere la Chimera – e Crisàore – dalla spada d’oro che fu padre del mostro trimembro Gerione.

Fig.3 | Raffigurazione di Gorgone (Athenaion di Siracusa, 570 a.C.)

Senza guardare l’orribile testa, Perseo la mise nella bisaccia, regalatagli dalle ninfe e si alzò in volo, grazie ai calzari alati. Per tornare a casa, sorvolò le coste della Libia, mentre dalla bisaccia stillavano gocce di sangue: quelle che cadevano nel deserto si trasformarono in vipere, quelle cadute in mare in corallo. Secondo altri dal collo uscirono due fiotti di sangue, l’uno velenoso, l’altro con la proprietà di far risuscitare i morti.

Ma non per tutti Perseo ammazzò tutte e tre le Gorgoni. Per altri autori egli decapitò la sola Medusa. Quando le altre due Gorgoni si risvegliarono e videro quanto era successo alla sorella, si precipitarono dietro a Perseo, ma grazie all’elmo dell’invisibilità, egli riuscì a sfuggire alla loro vendetta.

Sulla via del ritorno, quando il gigante Atlante si rifiutò di aiutare a Perseo, questi gli mostrò la testa della Medusa ed Atlante ne fu pietrificato. Calzando i sandali alati di Hermes, Perseo vide Andromeda incatenata ad una roccia, che stava per essere divorata da un mostro marino.

Uccise il mostro e sposò Andromeda. Durante il pranzo nuziale un antico pretendente di Andromeda sfidò Perseo che gli mostrò la testa della Medusa, trasformandolo in pietra assieme a tutti gli invitati.

Ritornando da sua madre con Andromeda, scoprì che Danae si era nascosta per sfuggire alle pressanti richieste amorose di Polidette. Anche stavolta durante un banchetto, Perseo mostrò la testa di Medusa al Re e lo pietrificò. Poi dette il trono di Argo al cugino Megapente, scambiandolo con quello di Tirinto e donò la testa della Medusa ad Atena, la quale la mise sul suo scudo, l’egida, per terrorizzare i nemici.

Numerose e discordanti sono le interpretazioni del mito delle Gorgoni presso gli antichi e anche presso gli storici moderni: per alcuni la Gorgone sarebbe stata la stessa Atena nella sua originaria natura di divinità guerriera con la testa terrificante o la Luna nelle sue diverse fasi ed effetti apotropaici; per altri una regina o un’amazzone vinta da Perseo o infine la personificazione delle spaventevoli forze della Natura, quali un cumulo di nubi nella furia di un temporale.

Fig. 4 | Testa di Medusa (ignoto pittore fiammingo, XVI secolo)

Medusa significa sovrana, in sanscrito significa Medha, in greco Metis, in egizio Met o Maat. Il nome Medusa è stato importato in Grecia dalla Libia, dove venne adorata dalle amazzoni libiche come la loro Dea-Serpente. Medusa (Metis) era di aspetto terrificante di triplice dea, chiamata anche Neith, Anath, Athene, oppure Ath-enna nel Nord-Africa e Athana nel 1400 a.C. nella Creta minoica.

Medusa originariamente aveva l’aspetto della dea Athene della Lybia, dove appunto lei era la Dea-Serpente delle Amazzoni libiche. Nelle immagini i suoi capelli a volte sembravano ciuffi terrificanti che dimostrerebbero le sue origini africane. In Africa appunto, aveva il volto nascosto e pericoloso. Era scritto che nessuno poteva alzarle il velo e che, se guardata in faccia, procurava immediatamente la morte, mentre poteva anche predire il futuro.

Essa rappresentava i cicli del tempo come passato, presente e futuro od i cicli della natura come vita, morte e rinascita. Medusa è creatività e distruzione universale in eterna trasformazione. E’ la guardiana della soglia, mediatrice tra la realtà del cielo, la terra ed il mondo sotterraneo. E’ la signora degli animali, energia latente ed attiva.

La figura di Medusa appare anche con la comparsa della scultura monumentale. A Corcira (oggi Kerkira o Corfù), nel tempio di Artemide (Artemision), minuscoli personaggi circondano il motivo centrale, la Gorgona, affiancata da pantere. L’uccisione di Medusa colpisce lo spettatore per la sua brutalità espressiva del mostro che, al centro del frontone, monopolizza l’attenzione.

Fra le più antiche raffigurazioni si possono ricordare quelle su una grande anfora protoattica, proveniente da Eleusi del VII sec. a.C. ed un’altra sul frontone del tempio di Artemide a Corfù. Nel V secolo, l’aspetto delle Gorgoni si umanizza in numerose varianti perdendo l’atteggiamento mostruoso come la “Medusa Rondanini” nel Museo di Monaco di Baviera.

Fig. 5 | La magnifica Medusa Rondanini (Fidia, 440 a.C.)

Anche Perseo con Medusa è sempre rappresentato con opere insigni. L’eroe greco, Medusa e Pegaso apparivano di frequente nell’arte antica, nei vasi attici, nelle urne etrusche, nei sarcofagi, nelle monete e nelle pitture murali campane.

In tempi moderni celebri sono le statue di Antonio Canova con il “Perseo e la testa della Medusa” e con il “Perseo” in bronzo di Benvenuto Cellini, che innalza con la mano la testa mozza di Medusa. In quest’ultima opera da notare la preziosità del basamento, adorno di piccole statue e dei e dalla scena di Andromeda liberata dall’eroe.

Fig. 6 | Perseo e dettaglio della testa di Medusa (Cellini, 1545, Loggia dei Lanzi a Firenze)

Certamente da ricordare anche pitture notevoli come quelle del grande maestro Gian Lorenzo Bernini e, più recente, il magnifico Pegaso dipinto da Pablo Picasso in una delle sue opere più celebri, dedicata al tema della guerra e della pace, oltre agli artisti più recenti.

Fig. 7 | Pegaso al centro del dipinto di Picasso dedicato alla guerra e alla pace

Una Gorgone intera appare solo su una realizzazione in argento etrusca, ma la Gorgone (maschera gorgonica) appare spesso sull’egida di Atena o come decorazione sulle corazze imperiali.

Fig. 8 | Medusa al centro del magnifico scudo da parata di Carlo V, 1525

Desideriamo infine ricordare espressioni di grandi poeti che utilizzarono il nome di Medusa nelle loro opere. Fra questi Omero che credeva la testa della Medusa fosse in possesso di Proserpina, perché fa dire ad Ulisse, sceso agli Inferi: “Timor m’assalse non l’orribil testa / della tremenda Gòrgone la diva / Proserpina inviasse a me dall’Orco” (Odissea, XI). Ed ancora: “Signor del campo, d’ogni parte intanto / agitava i destrieri il grande Ettorre, / di bel crine superbi, e rotar bieco / le luci si vedea, come il Gorgone, / o come Marte che nel sangue esulta.” (Iliade, Canto VIII).

Shakespeare, nel Macbeth, alla scoperta dell’assassinio di Duncan, di Macduff dice: ”Avvicinatevi alla camera e una nuova Gorgonie vi toglierà la vista”.

Anche Gabriele d’Annunzio ricorda Medusa con “Grandi medusei capelli / bruni come le brune foglie morte” e con “Rivedeva, nella memoria / l’immagine terrifica e quasi gorgonica della donna”.

E per finire una curiosità. La testa della Medusa serviva anche per scopi pratici: i panettieri greci solevano dipingere maschere gorgoniche sui loro forni per prevenire i curiosi dall’aprire lo sportello, perché la corrente d’aria fredda avrebbe rovinato la cottura del pane.


Medusa e la numismatica

La Gorgone fa la sua comparsa molto presto nella storia della moneta. Pochi decenni dopo la sua prima diffusione dalle coste della Lidia, caratterizza già i tipi di molte monetazioni sviluppatesi nella sfera di influenza del mondo greco tra il VI e il V secolo a.C. La Medusa, terrifica a vedersi, ha però la valenza di amuleto e simbolo di protezione. Va osservata la difficoltà tecnica che l’incisore trovava nell’incidere volti affacciati, a causa della sporgenza del naso. Del resto la Gorgone non può che essere ritratta di fronte e così fecero gli artisti greci, nonostante le difficoltà, regalandoci raffigurazioni davvero spettacolari. Passata la fase iniziale, arcaica, le immagini della Medusa si fanno più rare ma si spingono nella monetazione romana fino al III secolo d.C.

Cercare di semplificare e di classificare le numerosissime monete raffiguranti la Gorgone o il Perseo, non è cosa estremamente semplice per le migliaia di monete che li rappresentano. Moltissime regioni e città hanno preso questa raffigurazione come loro simbolo. Cerchiamo qui, nel modo più semplice possibile, di farne una sia pur incompleta esposizione.

Fig. 9 | Mappa delle località e delle zecche citate

Il mondo greco

Pontus: i dioboli di Apollonia e il Black Sea Hoard | Con l’eccezione di poche emissioni recanti la svastica, la monetazione di Apollonia (Ponto) si caratterizza per la presenza della Medusa da un lato e di un’ancora dall’altro. Spesso nel campo c’è una A che identifica la città. La produzione monetaria si snoda tra il V e il IV secolo a.C.

La raffigurazione della Gorgone si presenta con tipi diversi di stile. A partire da uno stile arcaico in cui la raffigurazione del volto è mostruosa ed è circondata da serpentelli in forma di S, a tipi successivi, con tratti più umani senza serpenti nella chioma.

Di queste monete esistono moltissime falsificazioni effettuate in Bulgaria negli ultimi decenni. Nel 1988 si diffuse voce di un ritrovamento consistente, detto Black Sea Hoard, da cui provenivano migliaia di nuove e allettanti monete. Purtroppo erano voci messe in giro ad arte per convincere le case d’asta occidentali a comprare per poca spesa monete di un certo valore commerciale.

Altre città affacciate sul Mar Nero coniarono Gorgoni, in particolare Olbia Pontica e Amisos di cui si notano bei bronzi con l’egida della Gorgone al dritto.

Fig.10 | Apollonia Pontica (fase arcaica); AR, Dracma, circa 420 a.C.; 15 mm, 3,33 g; Gorgone R/ ancora. SNG Cop. 453. SNG BM 151. SNG Stancomb 34

Fig.11 | Apollonia Pontica (seconda fase); AR, Tetrobolo, circa 400-350 a.C.; 15 mm, 2,85 g; Gorgone R/ Ancora, nel campo una A. SNG Cop. 457

Fig.12 | Amisos; Ae, circa 85-65 a.C.; 22 mm, 7,33 g; Egida. R/ Nike andante a destra. SNG BMC Black Sea 1180-1182; SNG Stancomb 689; SNG Copenhagen 171; SNG von Aulock 6725

Parion, Lampsakos, Kyzicos (Mysia) e Maroneion (Tracia) | In Mysia si batterono monete in elettro su tondelli ovaloidi con rovescio incuso, come in questo raro esemplare di Cyzicos. La monetazione di Parion (città turca posta sul Mar Nero) presenta al dritto la Gorgone con lingua protrudente mentre al rovescio viene raffigurato un toro retrospiciente con la scritta PARI. Anche di questa monetazione abbondano i falsi.

Fig. 13 | Mysia Cyzicus; Elettro, Statere, circa 420-380 a.C.; 19 mm, 15,90 g; Perseo, inginocchiato tiene la testa mozzata di Medusa; R/ Quadrato incuso. Von Fritze 12, 162 and pl. V, 10. SNG BN Paris 311
Fig. 14 | Parion, Mysia; AR, Emidramma, IV secolo a.C.; 17 mm, 2,44 g; Gorgone sorridente R/ toro retrospiciente. Dewing 2204

Neapolis (Macedonia) | Coeve alle precedenti si annoverano in Macedonia parecchie emissioni, notevoli per la drammaticità del volto della Gorgonie.

Fig. 15 | Neapolis, Macedonia; AR, Statere, circa 500-480 a.C.; 21 mm, 9,69 g; Gorgone R/quadrato incuso a forma di svastica. AMNG III/2, 4; SNG ANS 411

Atene (Attica) | Nell’Atene preclassica si coniarono monete con la Gorgone, non diversamente dal resto della Grecia. Le emissioni del periodo 530-510 sono note come wappenmünzen e comprendono una varietà ampia di tipi emessi in celebrazione delle più potenti famiglie di Atene. Comprendono sia didracme che tetradracme e presentano il rovescio con un quadrato incuso. Alcune raffigurano appunto la Gorgone al dritto. Dal 513 ad Atene inizò al produzione delle famose “civette”.

Corinto | La città di Corinto preferì simboleggiare il Pegaso sulle proprie monete, piuttosto che la Gorgone, che tuttavia talora compare. Al dritto dominante la testa di Atena con elmo corinzio.

Fig. 16 | Corinto; AR, Statere, circa 345-307 a.C;. 23 mm, 8,59 g; Pegaso in volo a sinistra R/ Testa di Atena in elmo corinzio. Calciati 374/1. Ravel 997

Ionia (Klazomenai), Melos (Cicladi) e Lesbos (Sporadi) | L’emissione di monete gorgoniche fu presente anche nelle regioni costiere e nelle isole.

Fig. 17 | Lesbo, Mytilene; Elettro, Statere. Hekte; circa 485 a.C.; 19 mm, 2,58 g; Gorgone di aspetto arcaico R/ Testa di Eracle incusa. Bodenstedt 19.1; BMC Troas,157,14

La Sicilia

Anche la Sicilia non si sottrasse alla moda delle Gorgoni. Coniarono Gorgoni le zecche di Siracusa. Motya, Kamarina, Selinos e Himera. Interessante l’emissione di monete auree (0,7 g) a Siracusa, raffiguranti Atena sul dritto e un’egida con Gorgone sul rovescio. Ad Himera spettano le emissioni più vistose, una serie in bronzo (dall’emilitra al trias), datate metà del V secolo, in cui campeggia una Gorgone per nulla terrifica, quasi sorridente. Sul rovescio puntini quali indicazione del valore. A Selinos invece la particolarità del tutto inusuale per la tradizione greca di emettere monete con la tecnica della fusione: tetras e trias fusi recanti la testa della Gorgone e tre o quattro puntini a seconda del valore.

Fig. 18 | Motya; AR, Litra, Sicilia. Periodo dell’occupazione punica, circa 405-397 a.C.; 13 mm, 0,43 g; Gorgone R/ Ramo di palma. Jenkins I pl. 23, 5; cf. SNG ANS 504; De Luynes 1050
Fig. 19 | Siracusa, Sicilia; AU, Didramma, Seconda Democrazia. 410-406 a.C.; 14 mm, 0,66 g; Testa di Atena in elmo attico. R/ Egida con Gorgone. SNG ANS 316; Jameson 817; Rizzo pl.48, 6
Fig. 20 | Himera, Sicilia; Ae, Emilitra, circa 430-420 a.C; 26 mm, 22,67 g; Gorgone R/ Sei puntini (segno di valore). CNS I 23; SNG ANS 180

Il mondo italico

Populonia | La Gorgone compare anche sull’unica faccia coniata nelle monete di Populonia, fiorente città metallurgica della Toscana. Il segno di valore X indica che valeva dieci assi, la divisa in rame diffusa in tutto il centro Italia a quel tempo. Si tratta di un denario “ante litteram” in quanto anche la fortunata moneta romana avrebbe riportato il segno X=10 in riferimento al valore in monete enee.

A Prestino, Como, nel 1981 fu trovata una dracma d’argento della zecca di Populonia, con raffigurato il volto della Gorgone e il segno di valore X sul dritto. E’ questa l’unica moneta etrusca finora scoperta a nord degli Appennini. Il ritrovamento di quest’esemplare ha permesso di dimostrare l’ampio bacino di utilizzo di questi mezzi di scambio, esteso alle popolazioni celtiche e liguri della pianura padana. Sono note anche emissioni da 20 assi (XX). Da ricordare un’emissione di Caelia (Apulia) del III sec. a.C.

Fig. 21 | Populonia, Etruria; AR, 20 Assi, circa 211 a.C.; 19 mm, 8,38 g; Gorgone di aspetto arcaico XX. R/, Piatto. Vecchi in SNR 69 (1990), S. 19, 54

Il mondo celtico

L’abbondante presenza della Gorgone nelle monete greche ha avuto ripercussioni anche su monetazioni satelliti come quella celtica centro europea e della pianura del Po.

Fig. 22 | Atrebati, Celti; AU, quarto di Statere; 10 a.C. – 8 d.C.; 11 mm, 1,20 g; TINC su tavoletta R/ Medusa alata. Bean TIN3-3. BMC 822. S. 77. VA 378


Il mondo romano

La Gorgone appare anche in molte monete coniate nell’arco del lungo dominio di Roma. La rappresentazione della Medusa appare meno forte e filtrata da un certo neo-classicismo rispetto alle prime crude emissione greche. Spesso essa si presenta sull’egida, a testimoniare la formidabile protezione divina di cui gode l’Imperatore.

Nella Repubblica | La Roma repubblicana, legata alle sue tradizioni e fortemente conservatrice, accetta solo tardivamente l’influenza della cultura greca. Questo spiega perché la Medusa faccia la sua comparsa nella monetazione romana solo verso il crepuscolo della Repubblica.

Cossutius Sabula, denario. Sul perché un monetario romano abbia scelto la Medusa quale raffigurazione significativa della sua Gens, non si può dire. Probabilmente vi sono dei riferimenti, noti all’ambiente oligarchico del tempo, che a distanza di 2000 anni si sono perduti. Crawford suggerisce un impegno di membri della famiglia nell’est dell’impero come negotiatores, da cui contatti con la cultura greca. Non è escluso che un riferimento mitologico molto asettico, fosse politically correct, un modo per rimanere al di sopra delle parti, in un periodo turbolento come la tarda repubblica.

Plautius Plancus, denario. Questo celebrato denario risulta particolarmente complesso. Il monetario Munazio Planco, filocesariano, fu pretore fino al 43. Dopo la morte di Cesare fu incluso nelle proscrizioni triumvirali, fuggì a Salerno dove venne infine trovato ed ucciso. Il soggetto del rovescio, una delicata raffigurazione dell’Aurora, conosce due diverse interpretazioni.

Fig. 23 | Roma Repubblica. L Cossutius C F Sabula; AR, Denario, 74 a.C.; 18 mm, 3,65 g; RRC Cr: 395/1, Testa della Gorgone alata, R/ Bellerofonte in groppa a Pegaso in volo a destra

Fig. 24 | Roma Repubblica. L Plautius Plancus; AR, Denario, 47 a.C.; 19 mm, 3,80 g; RRC Cr: 453/1. Volto enigmatico della Gorgone R/ La Vittoria (o l’Aurora) in volo conduce i cavalli del sole

Fig. 25 | Roma Repubblica. Mn Cordius Rufus; AR, Denario, 46 a.C.; 18 mm, 3,56 g; RRC Cr: 463/4. Civetta su elmo corinzio R/ Egida con Medusa

La prima si rifà ad una citazione di Plinio (NH XXXV, 108) che descrive un dipinto, a suo tempo famoso e celebrato, opera del pittore greco Nicomaco, in possesso della famiglia di Planco. Secondo questa interpretazione la scena raffigura una Vittoria che procede volando e trainando una biga.

Del dipinto, costato pare milioni di sesterzi, non ci rimane che la suggestiva raffigurazione sul rovescio di questa moneta. La seconda interpretazione si rifà ad un gustoso episodio riferito da Ovidio e Livio, occorso ad un antenato del monetario, C Plauzio Venox, censore assieme a Appio Claudio Cieco. Nel 311 questo magistrato proibì ai flautisti del collegium tibicinum di consumare il loro pasto nel tempio di Giove Capitolino. I flautisti, sdegnati, fuggirono a Tivoli per protesta. L’antenato di Planco escogitò una messinscena per riportarli a Roma: furono ubriacati e trasportati su un carro con facce coperte da maschere (la Gorgone sul dritto sarebbe quindi la maschera di una Gorgone).

Il carro dell’Aurora un riferimento al loro arrivo furtivo a Roma sul far del giorno. A conforto di tale complessa interpretazione le feste dei “tibicini”, celebrate il 13 giugno, nel corso della quale i suonatori giravano per Roma con maschere (gorgoniche?) e lunghi abiti femminei. Del 46 a.C. è pure interessante il denaro di Rufus Cordius, che presenta l’egida sul rovescio.

E nell’Impero | Nella monetazione imperiale l’attenzione sembra spostarsi dalla Gorgone sull’eroismo di Perseo; infatti, la scena privilegiata è quella della drammatica decapitazione con il giovane che solleva la testa sanguinante della Medusa.

Moltissime in ogni modo sono le monete con la Gorgone, il Perseo o Pegaso, utilizzate dagli imperatori. Qui ricordiamo, solo a titolo di esempio, un denario di Settimio severo raffigurante l’egida al rovescio e due emissioni provinciali in bronzo, di Massimino e Gallieno, in cui Perseo troneggia sul rovescio in posa “celliniana”.

Fig. 26 | Roma Impero. Settimio Severo; AR, Denario, 193–211 d.C.; 19 mm, 2,61 g; L’imperatore a destra R/ Egida con Medusa. RIC 286. C. 591
Fig. 27 | Roma Impero. Cilicia, Anemurium, Massimino il Trace; Ae 32; 235-238 d.C.; 32 mm, 18,14 g; Massimino radiato e corazzato con egida R/ Perseo solleva la testa mozzata della Medusa. SNG Levante 498; SNG France 709
Fig. 28 | Roma Impero. Lycaonia, Iconium. Gallieno; Ae 22; 253-268 d.C.; 22 mm, 5,73 g; Gallieno radiato e drappeggiato a destra R/ Perseo tiene la testa della Medusa; SNG France 2304

Lo “sguardo di Medusa” in altre monetazioni

Monete islamiche | Seppure sporadicamente, il mito della Medusa è apparso anche sulle monete islamiche, ad esempio nelle emissioni del Califfo Ayyûbids al-Afdal ‘Alî and az-Zâhir Ghâzî, figlio del Saladino, databile al 1184-1201.

Fig. 29 | Artuqids of Mardin. Husâm ad-Dîn Yûluq-Arslân; Ae, Dirham; 59 d H; 580-597 H./1184-1201 d.C.; 29 mm, 14,2 g; Perseo seduto tiene spada e testa della Medusa. /R nome del califfo. Spengler/Sayles 363

Nella numismatica moderna | La rappresentazione della Medusa è rimasta raffigurazione attuale: tuttavia, sia sulle monete che nella pittura la sua figura, pur mantenendo i suoi simboli specifici – quali ad esempio i serpenti al posto dei capelli – ha assunto una faccia più dolce e meno truce delle monete consorelle antiche.

Fig. 30 | Paesi Bassi Meridionali; Ae, gettone 1618; 30 mm, 4,80 g; D/ La Saggezza del governo degli arciduchi Isabella ed Alberto V, scudo di Atena fatto a testa di Medusa posata su uno scettro; R/ Scudo coronato circondato dal collare del Toson d’oro


E per concludere…

Duemilacinquecento anni fa la Medusa fu scelta dai primi incisori quale simbolo benaugurate della prosperità della loro città. Come un tenue filo essa ha seguito l’evoluzione della moneta nel mondo romano fino al volgere della sua fine.

Gli uomini moderni non hanno più bisogno di coniare la Gorgone sulle loro monete. Tuttavia la carica simbolica della sua raffigurazione è talmente potente da farci provare ancora stupore e un filo di inquietudine. Con un lungo salto nel tempo, ci apre uno spiraglio sul passato, sui suoi miti e sui suoi valori perduti.