INSEGNE CONSOLARI nelle monete bizantine: il “LOROS”

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Dopo la akakia, scopriamo una delle insegne consolari nelle monete di Costantinopoli e i suoi significati

 

Dittico di Boezio (487 d.C.; Brescia, Museo di Santa Giulia)
Dittico di Boezio (487 d.C.; Brescia, Museo di Santa Giulia)

di Luca Mezzaroba | In un articolo precedente (leggi qui) abbiamo visto come alcune delle più importanti insegne degli imperatori di Bisanzio derivassero in realtà dall’evoluzione dei principali simboli che componevano l’abito dei consoli tra IV e VI secolo.

Nei dittici consolari, preziose tavolette d’avorio che i magistrati regalavano agli amici al momento della loro elezione, è infatti spesso raffigurato lo stesso console seduto su un trono nell’atto di dare inizio ai giochi.

Oltre allo scettro, che l’imperatore sostiene con la mano sinistra, e alla cosiddetta mappa (della cui evoluzione ci siamo già occupati) l’attributo di maggior importanza – e certamente più evidente – appare costituito dalla trabea triumphalis, una sorta di grande sciarpa avvolta in modo complicato intorno al corpo.

Come la mappa, sparita per più di un secolo dall’iconografia imperiale per poi riapparire già nella sua nuova forma di akakia, ancora di più la trabea, venuta meno la carica di console, conobbe un netto declino, sostituita dagli abiti militari (nel VI secolo) e da quelli civili (nel VII secolo).

Fu in particolare quest’ultima tipologia di abiti, in cui spiccava la presenza della clamide, a dominare le raffigurazioni dei sovrani d’oriente nelle espressioni artistiche più elevate. Appare dunque del tutto inattesa la ricomparsa della trabea, ormai evolutasi in qualcosa di diverso, nella monetazione della fine del VII secolo, in un momento quindi di grave crisi per il governo imperiale.

La moneta, specchio dei cambiamenti politici e culturali

Ancora una volta, dunque, è proprio la moneta a cogliere per prima mutamenti non solo politici ma anche sociali e culturali e a costituire per questo una base fondamentale per lo studio di una civiltà che, già di per sé complessa, sarebbe oggi ancora più misteriosa.

Artefice di questa reintroduzione è Giustiniano II, sovrano noto tanto per la sua crudeltà quanto per la sua straordinaria attività di riformatore in campo numismatico; celebre soprattutto per aver introdotto la figura del Cristo sul dritto dei suoi solidi, proprio nella moneta d’oro egli è il primo a farsi raffigurare con un nuovo capo d’abbigliamento: il loros.

Questa insegna era costituita da una grande stola ornata di perle e pietre preziose che, appoggiata sulla spalla destra e passando poi sulla sinistra, avvolgeva il corpo diagonalmente per terminare infine all’altezza del braccio sinistro.

Nella sua forma dunque il loros appare molto simile all’antica toga e soprattutto alla trabea triumphalis indossata dai consoli nei dittici: nonostante il declino della magistratura e la progressiva sparizione dell’insegna nelle raffigurazioni, infatti, bisogna notare che la trabea, di color porpora e arricchita da preziosi ornamenti, era indossata anche dagli imperatori nelle occasioni in cui loro stessi assumevano la carica di console.

Solido di Giustiniano II. Oro, g 4,43
Solido di Giustiniano II. Oro, g 4,43

Come accaduto per l’akakia, anche questa innovazione, pur fondamentale per la futura iconografia imperiale, non ebbe un successo immediato, anzi, la sua affermazione dovette scontrarsi con la tenace presenza della clamide, che fino ad allora costituiva la più importante insegna dei sovrani di Bisanzio.

La lenta affermazione del loros tra le insegne imperiali

Il caos seguito all’abbattimento di Giustiniano II non fu infatti solo politico, ma anche iconografico: tra i numerosi usurpatori alla carica imperiale, solo Leonzio, Filippico e Teodosio III scelsero di farsi raffigurare con il loros e addirittura Giustiniano II, tornato dall’esilio e ancora attivo innovatore in campo numismatico, pur indossando questa insegna nelle prime emissioni del suo nuovo regno scelse di abbandonarla dopo la nascita del suo erede.

Solido di Teodosio III. Oro, g 4,45
Solido di Teodosio III. Oro, g 4,45

Già con questi sovrani, in ogni caso, si assiste ad una prima modifica nella rappresentazione del loros: se nelle monete del suo primo governo Giustiniano II appariva a figura intera (ed era quindi possibile osservare il loros nella sua interezza) gli imperatori successivi scelsero una raffigurazione del solo busto, rendendo possibile quindi la sola visione della parte superiore dell’insegna.

Anche se accettato nell’iconografia imperiale, all’inizio dell’VIII secolo il loros è ancora lontano dall’essere la più importante insegna dei sovrani d’oriente: tale situazione è confermata dalla monetazione della dinastia Isaurica, nella quale è ancora la clamide l’indumento più presente e di maggior prestigio.

In effetti, nei diversi solidi di Leone III (rappresentato da solo o con il figlio sul rovescio) il loros è del tutto assente e, se pure riappare nel rovescio delle monete di Costantino V, esso in realtà è indossato dal padre defunto; dunque insegna distintiva dei sovrani regnanti (Costantino V e il figlio Leone) è ancora la clamide.

Questa tipologia di rappresentazione dura per buona parte dell’età isaurica e porta ad un secondo importante mutamento della raffigurazione del loros. L’attribuzione ad un numero eccessivo di figure unita all’intrinseca complessità di realizzazione dell’insegna costringono infatti l’iconografia monetaria ad attuare una progressiva semplificazione: persa la caratteristica forma “diagonale” il loros viene rappresentato sempre di più come un incrocio tra rombi decorati orizzontali e verticali che attraversano il petto del sovrano.

Solido di Leone IV con, affiancato, il figlio Costantino VI. Nel R/ Leone III e Costantino V. Oro, g 4,43
Solido di Leone IV con, affiancato, il figlio Costantino VI. Nel R/ Leone III e Costantino V. Oro, g 4,43

Nonostante la semplificazione, è proprio con la fine della dinastia isaurica che il loros inizia ad acquistare un ruolo sempre più prestigioso: nelle monete di Costantino VI e, successivamente, della madre Irene è infatti solo quest’ultima (di fatto unica detentrice del potere assoluto anche durante il regno del figlio) la sola figura ad indossare il loros.

Solido di Costantino VI con, affiancata, la madre Irene. Nel R/ Leone III, Costantino V e Leone IV. Oro, gr. 4,44
Solido di Costantino VI con, affiancata, la madre Irene. Nel R/ Leone III, Costantino V e Leone IV. Oro, gr. 4,44

La consacrazione ufficiale con l’imperatrice madre Irene

Placchetta d’avorio di Costantino VII incoronato da Cristo (Mosca, Museo Pushkin)
Placchetta d’avorio di Costantino VII incoronato da Cristo (Mosca, Museo Pushkin)

Divenuto dunque insegna dei sovrani regnanti, il loros ha infine la sua consacrazione ufficiale con l’ascesa della più gloriosa dinastia bizantina, quella macedone.

“La santa e grande domenica di Pasqua, i sovrani […] depongono il tzitzakion, s’avvolgono nella loro sciarpa d’oro e cingono la corona bianca o rossa” con queste parole l’imperatore Costantino VII descrive nel primo capitolo del suo Libro delle Cerimonie la vestizione per la festa di Pasqua; una simile testimonianza è di fondamentale importanza in quanto questa risulta essere l’unica occasione in cui il basileus indossava il loros.

Va poi sottolineato che questo non è l’unico frangente in cui il dotto sovrano tratta dell’insegna: pur riconoscendo la derivazione dalla trabea degli antichi consoli, nel secondo capitolo, Costantino VII fornisce anche un’altra spiegazione all’esistenza del loros, affermando che esso era una rappresentazione simbolica delle bende che avevano avvolto il corpo di Cristo.

Paradossalmente dunque, veniamo a sapere che il loros, ormai divenuto un elemento irrinunciabile nell’iconografia monetaria, era un’insegna che, se pure importantissima, veniva indossata molto di rado dagli imperatori; in secondo luogo è proprio grazie alla “colta” testimonianza fornita da Costantino VII che possiamo comprendere l’ultima e più importante evoluzione nella rappresentazione dell’insegna.

Cambiano i tempi, cambia anche lo stile

Un primo mutamento sembra infatti avvenire già durante il regno di Basilio I, fondatore della dinastia e nonno di Costantino VII; pur indossando il tipico loros di forma diagonale nei suoi solidi, quello che egli veste in alcuni suoi follis sembra essere invece di tipo molto diverso, caratterizzato da una forma più verticale e semplificata.

Follis di Basilio I, con Costantino e Leone VI. Bronzo, g 4,74
Follis di Basilio I, con Costantino e Leone VI. Bronzo, g 4,74

La prima e più sicura comparsa di un nuovo tipo di loros, che prende appunto il nome di “loros semplificato”, risale comunque a diversi anni dopo e proprio all’età di Costantino VII.

È infatti in alcuni solidi di Romano I (sovrano che resse il trono di Bisanzio in nome del giovanissimo Costantino VII) che appare un loros che, pur mantenendo la consueta ricchezza, presenta caratteristiche del tutto innovative.

La grande stola avvolta diagonalmente sulle spalle lascia infatti il posto ad una semplice strisca di tessuto che, aperta nella parte superiore per lasciare passare la testa, cade verticalmente sul torso e sulla schiena.

Il tessuto, forse seta, è decorato da strisce orizzontali che formano dei “pannelli” quadrati decorati da perle.

Un’altra striscia di tessuto, probabilmente separata dalla precedente, passa dal lato destro a quello sinistro ricordando in tal modo il loros più antico.

Solido di Costantino VII e Romano I, g 4,34
Solido di Costantino VII e Romano I, g 4,34

Quali ragioni per l’introduzione del loros semplificato?

Non è noto il motivo per il quale fu introdotto il loros semplificato e fu invece abbandonato quello precedente: se infatti è vero che il primo era certamente più semplice da rappresentare a livello numismatico (e artistico in generale), d’altra parte sul piano puramente pratico non ci sono ragioni evidenti.

Solido di Costantino VII. Oro g. 4,22
 Solido di Costantino VII. Oro g. 4,22

La spiegazione fornita da alcuni studiosi si basa su ragioni culturali: prendendo in esame la testimonianza di Costantino VII, appare evidente che erano ormai pochi coloro che ricordavano il legame originale tra il loros e la trabea degli antichi consoli.

Il fatto che l’insegna fosse ormai associata al sovrano (e dunque a colui che era più vicino a Dio) e che quest’ultimo la indossasse il giorno di Pasqua aveva invece dato vita ad un processo, molto comune nel mondo bizantino, di progressiva “cristianizzazione” dei simboli del potere.

È dunque probabile che narrando dell’origine cristiana del loros, Costantino VII non avesse in mente quello più antico (che poco ricordava delle bende) ma invece quello di tipo semplificato.

Bisogna in ogni modo notare come questo processo di semplificazione fu progressivo, lento e probabilmente piuttosto caotico: Costantino VII, infatti, in alcuni dei suoi splendidi solidi indossa il loros semplificato mentre in altre monete, come del resto nella famosa placca in avorio di Mosca veste ancora quello di foggia più antica.

D’altro canto, il loros indossato da Romano II, figlio di Costantino VII, pur essendo chiaramente del tipo più moderno ha una foggia del tutto particolare (costituita cioè da un unico pannello decorato da perle e da un ornamento centrale) che fa capire come il processo fosse ancora in una fase di stabilizzazione.

Histamenon di Romano III. Oro, g 4,42
Histamenon di Romano III. Oro, g 4,42

Il loros in moneta alla fine della dinastia macedone

La fine della dinastia macedone vede comunque la definitiva affermazione del loros semplificato e la quasi totale scomparsa del modello precedente, che sopravvive solo in alcune monete di Niceforo II, Basilio II e Costantino IX.

Tetarteron di Alessio I Comneno. Argento, g 3,69
Tetarteron di Alessio I Comneno. Argento, g 3,69

Ancora nell’età dei Comneni il loros semplificato (ma sempre più arricchito e complesso sul piano iconografico), manterrà il ruolo di principale insegna del potere.

E’ significativo che Anna Comnena, nella sua Alessiade, narra come un seguace di suo padre Alessio I, incontrato l’imperatore sconfitto durante il colpo di stato “afferrato il drappo che attorno al braccio era affibiato con delle perle, glielo strappò dal vestito dicendo […] ghignante ‘Tale abbigliamento in realtà ora si addice a noi’”.

Difatti tutti i membri della dinastia, nelle monete così come in altre rappresentazioni artistiche, vorranno apparire rivestiti di tale indumento.

Il loros infine mantenne la sua funzione di principale insegna del potere anche in uno momento più bui della storia di Bisanzio: la conquista e il saccheggio di Costantinopoli nel 1204.

I crociati vittoriosi decisero di eleggere un imperatore nella persona di Baldovino di Fiandra: portatolo nella chiesa di Santa Sofia per l’incoronazione, insieme a diverse insegne occidentali “gli fecero indossare un pallio, un tipo di veste che sul davanti toccava il collo del piede e sul dietro era così lunga da essere avvolta attorno alla vita e poi gettata all’indietro sul braccio sinistro” (Goffredo di Villehardouin, La conquista di Costantinopoli, cap. XCVI).