“Le monete di SOLFERINO” secondo LORENZO BELLESIA

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Lo studioso aggiunge una nuova monografia alla sua produzione occupandosi delle monete di Solferino, zecca gonzaghesca non così “minore”

 

di Roberto Ganganelli | Guastalla, Pomponesco e Bozzolo, Novellara, Sabbioneta, Castiglione delle Stiviere, Rimini e Lucca, Massa di Lunigiana e Como: non è nemmeno completo questo elenco di zecche italiane alle quali Lorenzo Bellesia si è dedicato negli anni producendo una serie di monografie moderne, documentate e illustrate come si conviene ad uno degli studiosi più noti e capaci di numismatica medievale e moderna italiana.

È recente la sua ultimissima fatica editoriale, Le monete di Solferino, edita da Nomisma e disponibile nell’e-shop della casa d’aste sammarinese (clicca qui) in cui l’autore chiude il ciclo sulle zecche dei cosiddetti “rami minori gonzagheschi”.

La copertina del volume di Lorenzo Bellesia dedicato alle monete di Solferino coniate dai Gonzaga
La copertina del volume di Lorenzo Bellesia dedicato alle monete di Solferino coniate dai Gonzaga

“Sono passati tanti anni e con un po’ di rimpianto – scrive Bellesia nelle righe che aprono il volume – volgo lo sguardo all’indietro pensando al lavoro fatto mentre col dito scorro in biblioteca il dorso di quei volumi. Sono cose modeste, di carattere locale e marginale sia dal punto di vista storico che da quello più strettamente numismatico.

Avranno interessato poche persone e ne interesseranno ancor meno negli anni a venire ma però devo dire che mi sono divertito a mettere in fila spesso quattrini e sesini, molto più di rado ducatoni e doppie di questi Gonzaga […].

E ancora: “Costruire un libro di numismatica in fondo è proprio come comporre un mosaico: significa recuperare i pezzi che si devono incastrare l’un con l’altro e bisogna dialogare con chi ha scritto in precedenza. Quando si è arrivati alla fine, o vicini a quella che sembra la fine, rimangono ancora vuoti da riempire, dubbi, domande. Ma per questo verranno altri autori. Non so quando, ma verranno”.

In attesa di altri autori e altre monografie, di nuovi approfondimenti e ricerche, su Solferino Lorenzo Bellesia ci fornisce innanzi tutto una disamina dettagliata delle fonti in cui, oltre allo “stato dell’arte” sulla zecca in provincia di Mantova, evidenzia limiti, lacune e perfino svarioni veri e propri pubblicati da autori del passato e mutuati anche in opere successive.

Cristierno, Francesco e Diego Gonzaga, signori di Solferino nel breve periodo 1593-1597, sono i primi protagonisti della monetazione locale; ad attivare in modo più organico la zecca è invece Carlo Gonzaga (1630-1680) che per Solferino fa battere anche l’oro – doppie e ongari – e in argento, primo fra tutti, il rarissimo testone con l’allora beato Luigi Gonzaga che illustra anche la copertina.

Seguono le contraffazioni, “piatto forte” della zecca di Solferino come di tante altre officine monetarie costrette a sfruttare il successo di tipi monetali dominanti per ricavarsi uno spazio nei canali della circolazione.

Molto interessante, a seguire, la pubblicazione dei disegni – oggi li chiameremmo “bozzetti” – che furono proposti nel 1640 al signore di Solferino e che, sottolinea Bellesia, “sono molto importanti anche per meglio definire la produzione coeva delle altre zecche gonzaghesche testimoniando come gli zecchieri proponessero al principe i disegni delle monete che volevano battere o ricevendone da loro le proposte”.

Un’ampia bibliografia completa il volume che, inutile sottolinearlo, l’autore ha curato in modo certosino anche dal punto di vista delle immagini: di ogni tipo di moneta, infatti, vengono proposte sia la riproduzione a misura reale che l’ingrandimento, fatto quanto mai importante per i tanti piccoli moduli che caratterizzano la produzione di questa officina, non così “minore” e finalmente studiata in modo compiuto.