Su una moneta dell’ultimo duca di Urbino un’impresa che richiama la tenacia  – non sufficiente, contro il destino – di Francesco Maria II Della Rovere

 

Francesco Maria II della Rovere ritratto da Federico Barocci nel 1572 (Gallerie degli Uffizi, Firenze)
Francesco Maria II della Rovere ritratto da Federico Barocci nel 1572 (Gallerie degli Uffizi, Firenze)

di Roberto Ganganelli | Tutti sanno che Francesco Maria II Della Rovere (Pesaro, 20 febbraio 1549 – Urbania, 23 aprile 1631), oltre duca di Sora, signore di Pesaro, Senigallia, Fossombrone e Gubbio è stato anche l’ultimo duca di Urbino.

Dopo la sua morte, infatti, divenne effettiva la devoluzione di tutti i territori su cui il Della Rovere, rimasto senza eredi per la morte del giovane figlio Federico Ubaldo, aveva regnato dal 1574 al 1621 e, poi, dal 1623 in poi.

Si sgretolava così, entrando a far parte dello Stato Pontificio, quella entità su cui avevano regnato anche i Montefeltro, Federico in testa, facendone uno degli stati italiani più raffinati del Rinascimento.

Fosche nubi sul Ducato, del resto, si erano addensate già decenni prima: nel 1580, ad esempio, Francesco Maria II aveva dovuto cedere a malincuore una parte dei domini familiari – il Ducato di Sora e Arce – a Giacomo Boncompagni per la cifra di 100 mila scudi d’oro, vitali per risanare le finanze di Urbino.

Un bel testone da tre paoli per Pesaro coniato a nome dell'ultimo duca di Urbino con, al rovescio, il rovere araldico dai rami intrecciati e una veduta simbolica della città marchigiana
Un bel testone da tre paoli per Pesaro coniato a nome dell’ultimo duca di Urbino con, al rovescio, il rovere araldico dai rami intrecciati e una veduta simbolica della città marchigiana

Proprio a motivo del risanamento economico attuato anche attraverso una saggia gestione delle finanze pubbliche, ed evitando di gravare i sudditi di nuovi balzelli, Francesco Maria II venne a lungo ricordato come il duca più amato e stimato dal popolo.

Nominato “Serenissimo” da Filippo III di Spagna il 15 settembre 1585 e insignito del titolo di  cavaliere del Toson d’oro, il Della Rovere non ebbe tuttavia un’esistenza serena e i colpi del destino avverso si abbatterono più volte su di lui.

Rarissima medaglia in argento di Francesco Maria II Della Rovere: al rovescio il motto INCLINATA RESURGIT attorno ad una palma (il legno di palma, per quanto piegato, ritorna alla sua forma)
Rarissima medaglia in argento di Francesco Maria II Della Rovere: al rovescio il motto INCLINATA RESURGIT attorno ad una palma (il legno di palma, per quanto piegato, ritorna alla sua forma)

Nel 1598 la moglie Lucrezia d’Este morì senza aver lasciato eredi. Nel 1599 sposò la giovane cugina Livia Della Rovere per avere un erede che scongiurasse l’estinzione del casato ma, come detto, anche Federico Ubaldo morì nel 1623 segnando tragicamente, di fatto, sia la vecchiaia del padre che la fine del Ducato di Urbino.

E pensare che, nell’officina monetaria della capitale del Ducato, Francesco Maria II aveva fatto coniare una moneta, un testone in argento oggi rarissimo, sul cui rovescio spicca un’impresa composta da una sfera armillare e da un verso delle Metamorfosi di Ovidio (1, 13) che recita PONDERIBVS LIBRATA SVIS (“[La Terra] in equilibrio grazie ai suoi pesi”)

Il suggestivo testone dell'ultimo duca di Urbino con l'impresa della sfera armillare circondata dal verso di Ovidio PONDERIBVS LIBRATA SVIS ("[La Terra] in equilibrio grazie ai suoi pesi")
Il suggestivo testone dell’ultimo duca di Urbino con l’impresa della sfera armillare circondata dal verso di Ovidio PONDERIBVS LIBRATA SVIS (“[La Terra] in equilibrio grazie ai suoi pesi”)
Come la Terra rimane in equilibrio al centro del cosmo in virtù del suo peso, come accenna Ovidio, così Francesco Maria II – questo il senso della legenda latina – si era sempre retto da se stesso: con le forze dell’intelletto e quelle della ragione governava e manteneva i suoi domini, senza il concorso di altri.

Il Della Rovere, educato alla corte di Spagna, trasse l’idea di questa impresa da una di Filippo II con l’anima NON SVFFICIT ORBIS (“Il mondo non è sufficiente”) riferita, in quel caso, alla grandezza della Spagna alla quale, all’epoca, sembrava non bastare il mondo intero.

Giulio in argento coniato dalla zecca di Pesaro: evidente la devozione di Francesco Maria II Della Rovere al Poverello di Assisi, qui effigiato mentre riceve le Stimmate a La Verna
Giulio in argento coniato dalla zecca di Pesaro: evidente la devozione di Francesco Maria II Della Rovere al Poverello di Assisi, qui effigiato mentre riceve le Stimmate a La Verna

Non furono sufficienti invece a Francesco Maria II né un’accorta politica, né l’amore dei suoi sudditi nè l’aiuto divino – ricordiamo, a questo proposito, le belle monete del Della Rovere per san Francesco, suo patrono – a combattere un destino segnato e salvare le sorti del Ducato di Urbino: quella piccola, deliziosa “sfera armillare” del Centro Italia finì infatti dritta nelle rapaci mani di papa Urbano VIII Barberini.