Conii inediti e un’abbreviazione sconosciuta del nome del re per questa nuova variante di un cavallo di Chieti

 

di Realino Santone e Matteo De Ascentiis | La città di Chieti è tra le più antiche d’Italia e le sue origini storiche si confondono con quelle mitologiche. Infatti una leggenda racconta che l’odierna Chieti fu fondata nel 1181 a.C. dall’eroe omerico Achille, che la chiamò Teate in onore di Teti, sua madre.

Chieti nel 1703: la città conservava ancora l'aspetto medievale con fortificazioni e torri
Chieti nel 1703: la città conservava ancora l’aspetto medievale con fortificazioni e torri

Anche se si tratta solo di una leggenda, l’eroe è rappresentato nello stemma del Comune su un cavallo rampante, mentre regge una lancia e uno scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi.

Un’altra leggenda narra invece che la città abruzzese venne fondata dai Pelasgi in onore della ninfa Thètis.

Invece, secondo lo scrittore Girolamo Nicolino la nascita di Chieti risale al  remoto 1181 a.C. mentre stando allo storico greco Strabone, l’insediamento urbano venne fondato dagli Arcadi e inizialmente denominato Tegeate.

Successivamente la città divenne capitale del bellicoso popolo dei Marrucini e, dopo alterne vicende, entrò nell’orbita romana nel 91 d.C., abbellendosi di nuovi edifici e diventando il centro economico più importante dell’area fino a contare novanta mila abitanti.

Dopo il crollo dell’Impero Romano la città cominciò a rifiorire nell’XI secolo quando venne proclamata capitale degli Abruzzi da Roberto il Guiscardo e venne scelta dal papa Urbano II per predicare la Crociata volta alla conquista di Gerusalemme.

Carlo VII: a suo nome sono state battute monete anche nella città di Chieti
Carlo VII: a suo nome sono state battute monete anche nella città di Chieti

Nel periodo medievale gli Angioini, e soprattutto con gli Aragonesi, Chieti conobbe un ulteriore periodo di grande sviluppo e fu posta a capo di tutti gli Abruzzi con diritto di battere moneta propria.

Infatti, la titulatio di “città regia” e capoluogo degli Abruzzi, concessa nel 1443 da re Alfonso V d’Aragona (I per Napoli), appare ancora sullo stemma della città.

Questo recita: “Theate Regia Metropolis utriusque Aprutinae Provinciae Princeps” ovvero “Chieti città regia e capoluogo di entrambe le province degli Abruzzi”.

Con la discesa di Carlo VIII in Italia, la città patteggiò con il sovrano francese e il 21 marzo 1495 la locale officina monetaria iniziò la coniazione di due tipi monetali: il carlino in argento ed il cavallo in rame. Ed è proprio in questo contesto che venne coniato l’esemplare oggetto di questa segnalazione.

Un cavallo di Chieti insolito per Carlo VIII di Francia: il dritto
Un cavallo di Chieti insolito per Carlo VIII di Francia: il dritto

L’esemplare che presentiamo, infatti, è un cavallo di Chieti che reca al dritto un’insolita abbreviazione del nome del sovrano francese.

In cerchio troviamo infatti KRUS in luogo delle note e più comprensibili versioni KROLUS o CAROLUS: un particolare mai notato su altri cavalli teatini e, a quanto ci risulta, non censito da alcuno dei testi di riferimento. D/ KRUS ° D ° G ° R ° F | R ° SI °, scudo di Francia con tre gigli, coronato.

Un cavallo di Chieti insolito per Carlo VIII di Francia: il rovescio
Un cavallo di Chieti insolito per Carlo VIII di Francia: il rovescio

Inoltre, troviamo delle particolarità anche nella composizione della legenda al rovescio, in cerchio, Si legge infatti R/ * CVITAS * TEA | TINA, croce patente ancorata.

L’esemplare, di forma come di consueto irregolare (pseudo quadrangolare, con angoli arrotondati) e di modesta conservazione come molti altri della stessa tipologia, misura circa 19 millimetri di diametro e pesa 1,24 grammi.