Mai sentito parlare di Arsenio Crespellani (Modena, 14 dicembre 1828 – 14 marzo 1900)? Uomo sconosciuto o solo dimenticato? Figura eccelsa o di media levatura? Quindi: giusto così? Non proprio, perché la Storia non scorderà mai i propri figli che hanno consacrato tutta la vita allo studio degli antichi affinché la loro memoria non vada perduta.

Arsenio Crespellani è uno di questi. Nacque a Modena il 14 dicembre del 1828, in quel tempo la capitale del Ducato di Modena e Reggio governato da Francesco IV d’Austria-Este. Era ancora l’Italia degli “antichi Stati”: Regno Lombardo-Veneto, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Ducato di Parma e Piacenza, Ducato di Massa e principato di Carrara, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie e Ducato di Lucca.

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Medaglia del 1814 di Luigi Manfredini con al dritto Francesco IV d’Austria-Este, duca di Modena, Reggio e Carpi, e al rovescio la Pace che guida Modena: è l’ADVENTV OPTIMI PRINCIPIS 

 

Arsenio proveniva da un famiglia distinta e agiata. Era figlio di Geminiano e di Maria Messori e il suo percorso di studi lo portò a frequentare le scuole dei Gesuiti per poi laurearsi in Giurisprudenza nel 1853; tuttavia, non esercitò mai l’avvocatura tanto era forte era il richiamo per gli studi storici, archeologici e numismatici (e ben robuste le risorse economiche familiari).

Fin da piccolo infatti il suo interesse per l’archeologia era grande, stimolato in questo dagli zii paterni Arcangelo e Domenico – ma anche dal fratello Remigio – i quali raccolsero i frutti delle loro ricerche in una ricca collezione privata di reperti archeologici della zona di Modena. Ma anche il nonno Arcangelo, studioso di archeologia, ebbe un ruolo importante per il piccolo Arsenio.

Arsenio Crespellani si occupò delle monete modenesi, ad iniziare da quelle medievali: ecco un bel grosso comunale del periodo 1226-1293

 

È lui stesso, nella prefazione al suo Dizionario archeologico del Modenese, a raccontarci come nacque il lui la passione per questi studi: “L’atavismo di famiglia, la mia giovinezza passata in un ambiente dove risuonavano spesso i ricordi di scoperte archeologiche importanti e chiassose avvenute nel paese di Savignano dove villeggiavo ed ove spesso venivano cultori di archeologia, mi condussero a poco per volta agli studi” e continua “invaso dalla spirito febbrile del ricercatore e del collettore estesi le mie ricerche a tutta la modenese provincia”.

Anche le visite di illustri studiosi nella casa paterna stimolarono il nostro. Sto parlando del cardinale Giuseppe Mezzofanti, del professor Filippo Schiassi, che insegnava archeologia nell’Università di Bologna, ma soprattutto di un numismatico insigne: Celestino Cavedoni, sacerdote e personalità di rilievo europeo. Fu proprio il Cavedoni che “sistematizzò le conoscenze storiche e numismatiche di Crespellani attraverso un metodo rigoroso che gli permise di acquisire anche nozioni di paleografia” come ci ricorda un autore.

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Due dei personaggi che influirono sulla vocazione archeologica del Crespellani: a sinistra il cardinale Giuseppe Mezzofanti, a destra Celestino Cavedoni, eminente numismatico

 

Il periodo era complesso per l’archeologia e l’antropologia per via della diffusione de L’origine della specie di Darwin le cui tesi erano osteggiate dal tradizionalista Cavedoni, per cui anche il nostro, pur non allineandosi a nessuna delle due parti (evoluzionisti e tradizionalisti), risentì di questi attriti, tuttavia respinse un approccio prettamente ideologico alle questioni allora in auge.

Si dedicò febbrilmente a fare ricerche sulla topografia antica del territorio modenese e dalle sue annotazioni e osservazioni scaturì un prezioso catalogo paleontologico. La sua esperienza sul campo e le sue pubblicazioni gli garantirono la direzione del Museo Civico di Modena, del Museo Lapidario e della Galleria e del Medagliere Estense oltre che l’incarico di “ispettore regio agli scavi”.

Inoltre, Arsenio Crespellani fu membro della Società di Storia naturale di Milano e dell’Accademia Nuova Fenice di Orvieto nonché socio, fin dalla fondazione, della Società Numismatica Italiana e membro di varie accademie scientifiche oltre, come se non bastasse, presidente della Deputazione di Storia Patria di Modena. Nel 1873 fondò il museo di Bazzano, in seguito a lui dedicato.

Una bella stampa che mostra l’elegante Cattedrale di Modena, completata nel 1389

 

Non avendo problemi economici, anzi essendo molto agiato, visse di rendita così da concentrarsi a tempo pieno nello studio e nella ricerca archeologica e numismatica. Fu sindaco di Savignano sul Panaro e compì molti atti di filantropia nei confronti di giovani promettenti ma privi di mezzi finanziari e da ultimo, nel 1879, donò la sua preziosa collezione archeologica di famiglia al Museo Civico di Modena.

Ma cosa c’era nella sua collezione? Il Crespellani aveva, come visto, molteplici interessi, per cui si trovavano nelle sue raccolte: fossili, reperti archeologici e monete di tutte le età, carte d’archivio, ceramiche e fotografie. Pubblicò molti scritti, ma le pubblicazioni prettamente numismatiche sono: La Zecca di Modena nei periodi Comunale ed Estense, corredata di tavole e documenti, Modena, Vincenzi e nipoti, 1884; Conii e punzoni numismatici della R. Biblioteca Estense, Modena, Società Tipografica, 1887; Medaglie Estensi ed Austro-Estensi, Modena, Società Tipografica, 1893.

In particolare, l’opera sulla zecca di Modena ebbe un grande successo e fu diffusissima anche per il taglio divulgativo che il Crespellani volle dare al suo lavoro. Alcune notizie numismatiche, specie quelle relative ai coni e alle medaglie di artisti modenesi, vengono riportate dal Crespellani anche nella sua Guida al Museo Civico di Modena, che lui stesso riordinò e diresse.

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Due delle pubblicazioni di Arsenio Crespellani: a sinistra la sua principale opera numismatica, sulla zecca modenese, a destra una memoria di argomento archeologico

 

Ci si potrebbe quindi chiedere con quale stile, metodo, approccio scrivesse Arsenio Crespellani. Leggiamo il suo Avvertimento pubblicato all’inizio della sua opera maggiore (La Zecca di Modena): “Distintissimi numografi occuparonsi delle monete battute nella Zecca di Modena, e specialmente, il Bellini, l’Argelati, il Muratori ed il Promis, ma tutti restrinsero le loro indagini ad epoche incomplete o parziali; mancava perciò un lavoro complesso contenente l’assieme delle impronte e delle notizie storiche relative ai preziosi materiali da essa usciti”.

Più avanti prosegue: “A siffatta deficienza ho creduto supplire con questo mio lavoro che ho intitolato Zecca di Modena corredandolo delle ricerche tratte dagli Archivi, di dieci sette tavole colle incisioni della serie completa delle monete coniate in Modena dal 1242 al 1796, vale a dire dall’origine alla fine dell’esercizio della Zecca modenese, e di tutto ciò che si riferisce alle monete stesse sino al 1864 in cui furono levate di corso”.

Ongaro in oro coniato dalla zecca di Modena a nome del duca Cesare d’Este (1598-1628)

 

Un lavoro ponderoso, non c’è che dire! Ma la sua umiltà di studioso si apprezza nelle ultime righe che non possiamo non riportare: “Un sì importante argomento meritava certamente d’essere trattato da un valente numismatico, non da un dilettante d’archeologia come io sono; tuttavia per non lasciare più a lungo dimenticato uno dei non pochi preziosi cimeli che adornano la mia città natale, ho tentato l’ardua prova, confidando, non già nelle mie deboli forze, ma nella benevolenza degli studiosi di numismatica e nella sperimentata gentilezza de’ miei concittadini”.

Siamo a Modena, queste parole vengono scritte il 5 febbraio 1884 a corredo di un’opera davvero monumentale con 17 tavole contenenti i disegni dei tipi principali copiati dagli originali esistenti “in parecchie collezioni numismatiche, specialmente nella ricchissima e pregevolissima di S. M. il Re, in quelle di Vienna, di Milano, di Venezia, di Parma, di Bologna, di Modena; nelle private del Sig. Antonio Pentucci e mia, e da moltissime monete procuratemi dal concittadino Cavani Massimiliano orefice”, come confida lo stesso Arsenio Crespellani.

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A sinistra, busto del Crespellani realizzato nel 1896 dallo scultore Giuseppe Graziosi (Museo Civico d’Arte); a destra, lo stemma della città alla cui storia lo studioso dedicò l’intera esistenza

 

Questo, sottolinea l’autore, perché le monete di Modena, sebbene la zecca di questa città non fosse stata una delle principali fra quelle che sorsero in Italia nel Medioevo, “non è però oggi priva d’interesse pei cultori di numismatica, non solo per la città e pei Duchi a cui appartenne ma ben anche per le molte e preziose monete in essa coniate sparse nei Musei d’Europa, dai cataloghi pubblicati per le stampe è manifesto che moltissime Collezioni numismatiche italiane e straniere posseggono monete coniate nella Zecca di Modena”.

Crespellani è noto anche per le sue scoperte sulle terramare (villaggi dell’Età del Bronzo) e sulle necropoli villanoviane ed etrusche nella zona di Modena e Bologna, nonché per avere rinvenuto un grande mosaico policromo di età tardo antica a Modena nel 1897. Un autentico amante dell’antico, dunque, Arsenio Crespellani, “una vita per la numismatica” a tutti gli effetti e la cui memoria meriterebbe maggior rispetto. Sì, perché che la sua tomba, che si trova a Modena nel cimitero di San Cataldo, nel 2007 è stata purtroppo oggetto di atti vandalici.