Ingegnere, parlamentare e al tempo stesso fine cultore di numismatica e collezionista di monete romane: questo è stato Giuseppe Mazzini

 

di Damiano Cappellari | Proseguendo nella nostra riscoperta di quanti, pur meno celebri nella numismatica italiana rispetto a personaggi come i fratelli Gnecchi, Nicolò Papadopoli o Alessandro Magnaguti, meritano di essere riscoperti per la loro essenza di collezionisti e studiosi, parliamo oggi di Giuseppe Mazzini.

No, non si tratta del Giuseppe Mazzini apostolo dell’Unità italiana, nato a Genova nel 1805 e morto a Pisa nel 1872, ma di un suo omonimo, nato a Livorno il 7 aprile 1883, da Gioacchino e Teodora Bacci, e morto a Torino il 7 maggio 1961, coniugato con tale Stefania Marchesi.

Tra i riconoscimenti ricevuti da Giuseppe Mazzini, la croce di cavalirere dell'Ordine della Corona d'Italia
Tra i riconoscimenti ricevuti da Giuseppe Mazzini, la croce di cavalirere dell’Ordine della Corona d’Italia

La famiglia paterna del nostro Giuseppe Mazzini, da più generazioni, si dedicava alla coltivazione di alcuni terreni dell’entroterra livornese, ma il nostro Giuseppe abbandonò questa tradizione familiare essendo in lui molto vivo l’interesse per le materie tecniche e la loro applicazione nel campo manifatturiero.

Si trasferì quindi da Livorno alla città di Torino dove conseguì la laurea in ingegneria al Politecnico e in seguito iniziò a lavorare in alcune imprese locali, impegnate nel settore metalmeccanico allora in una fase di grande sviluppo.

Prima della Grande guerra fu impiegato presso le Industrie metallurgiche, azienda assorbita nel 1917 dalla FIAT, ed ebbe l’opportunità di fare vari viaggi di studio all’estero. Divenne ufficiale di complemento del Genio nella Prima guerra mondiale al termine della quale riprese a lavorare prima presso la SMIT e, successivamente, nel 1920 fu assunto alla Way Assauto, azienda che gravitava nell’orbita Fiat, specializzata in componenti per auto (candele, freni e valvole) dove sarebbe rimasto per oltre quarant’anni.

Ma non solo, ricoprì incarichi nei consigli di amministrazione della Montecatini, dell’ILVA, dell’IMI e di altre importanti realtà del panorama industriale. Fu nominato cavaliere della Corona d’Italia. Fu anche eletto al Parlamento nella XXVI legislatura, siamo nel 1921, come socialdemocratico e rieletto per altre tre legislature nel 1924, 1929 e 1934 trascorse quindi parecchi anni a Montecitorio.

Raro distintivo da bavero da senatore del Regno d'Italia del periodo fascista; Giuseppe Mazzini entrò al Senato nel 1943
Raro distintivo da bavero da senatore del Regno d’Italia del periodo fascista; Giuseppe Mazzini entrò al Senato nel 1943

Nel 1943 venne infine nominato senatore, avendo alle spalle più di tre legislature come deputato. Dopo il 25 luglio 1943 Badoglio lo chiamò per assumere l’incarico di commissario straordinario alla Confindustria. Fu direttore della Way Assauto fino alla morte. Ma perché parliamo di lui?

Perché, nonostante tutti gli impegni che abbiamo visto, nel tempo libero Giuseppe Mazzini aveva una sola ed unica passione: la numismatica. Fu infatti un importantissimo collezionista di monete romane, monete romane imperiali per la precisione. Ecco che quindi nel 1941 venne chiamato a far parte della redazione della Rivista italiana di numismatica, la quale, con il direttore Serafino Ricci, riprese con le pubblicazioni.

Giuseppe Mazzini quindi successivamente curò, con grandissimo scrupolo e passione, la pubblicazione della propria collezione numismatica con un catalogo meraviglioso in cinque tomi. L’editore? Una garanzia: Mario Ratto, siamo a Milano negli anni 1957-1958.

Quante monete aveva radunato il nostro nell’arco della sua vita? Bene, nei cinque volumi sopra indicati sono radunate 8501 monete delle quale 1261 in oro (insomma, parecchi chili di metallo prezioso…), 2351 d’argento, 1189 di mistura e 3250 di bronzo compresi 173 multipli nei diversi metalli. Ma non è finita, aggiunse al catalogo anche alcune monete emesse da zecche provinciali per ricordare taluni personaggi che ebbero un ruolo importante nell’Impero romano.

I cinque volumi del maestoso catalogo della Collezione Ing. Giuseppe Mazzini: stampati in 500 esemplari numerati, per un totale di 1661 pagine e 531 tavole, raccolgono le circa ottomila monete romane imperiali del senatore
I cinque volumi del maestoso catalogo della Collezione Ing. Giuseppe Mazzini: stampati in 500 esemplari numerati, per un totale di 1661 pagine e 531 tavole, raccolgono le circa ottomila monete romane imperiali del senatore

Facciamo qualche esempio: Poppea, Antinoo, Zenobia, Aureliano… Nella collezione c’erano anche numerosi esemplari inediti. Ma perché lo ricordiamo, anzi, perché non dobbiamo dimenticarlo e quindi conoscerlo? Perché possiamo affermare a pieno titolo che Giuseppe Mazzini, forse allo stesso modo dell’illustre omonimo anche se su piani diversi, è stato mosso dall’unico intento di mettere a disposizione del numismatici italiani un repertorio, nella nostra lingua, che consentisse una agevole classificazione delle monete imperiali romane a celebrazione delle nostre origini, seguendo il sistema di classificazione collaudato da Henry Cohen nel 1880, e a quei tempi utilizzato in modo generale, corredato da un apparato fotografico “di notevole bellezza” in quanto venne realizzato fotografando non le monete ma i calchi in gesso delle monete, come si usava a quel tempo.

I volumi della collezione di Giuseppe Mazzini – con rilegatura editoriale in tela blu, corso con fregi in oro e taglio superiore dorato, tiratura di soli 500 esemplari numerati, totale pagine 1661, tavole 531, formato 8°, cm. 21×27 – sono ordinati cronologicamente per imperatore, presentano gli esemplari in ordine alfabetico sulla base della legenda del rovescio e la numerazione del Cohen appunto, utilizzando il cosiddetto sistema “del prima” e “del dopo”, per inserire agevolmente le monete non presenti nel repertorio del Cohen.

Denario di Adriano (117-138 d.C.) ex Collezione Giuseppe Mazzini databile al periodo 134-138 d.C., zecca di Roma. Al dritto con ritratto imperiale laureato si abbina la personificazione del Nilo adagiato con una canna nella mano destra e una cornucopia nella sinistra; ai suoi piedi un ippopotamo, nell'acqua un coccodrillo
Denario di Adriano (117-138 d.C.) ex Collezione Giuseppe Mazzini databile al periodo 134-138 d.C., zecca di Roma. Al dritto con ritratto imperiale laureato si abbina la personificazione del Nilo adagiato con una canna nella mano destra e una cornucopia nella sinistra; ai suoi piedi un ippopotamo, nell’acqua un coccodrillo

Ma non è finita, la schedatura riporta i riferimenti ad importanti repertori (Coins of the Roman Empire in the British Museum, The Roman Imperial Coinage e Die Munzen der romischen Kaiser Di Otto Voetter). Questa la suddivisione dei volumi della Collezione Mazzini:

  • Volume I: da Pompeo Magno a Domizia, pp XIX, 277, tavv. 98.
  • Volume II: da Nerva a Crispina, pp IX, 408, tavv. 149.
  • Volume III: da Pertinace a Filippo figlio, pp. IX, 332, tavv. 102.
  • Volume IV: da Pacaziano a Valeria, pp. XIII, 365, tavv. 102.
  • Volume V: da Severo II a Romolo Augustolo – Tessere – Contorniati, pp IX, 327, tavv. 80.

Volumi incredibili riportanti una delle più belle, affascinanti e sontuose collezioni private di monete romane imperiali mai costituita, la maggior parte degli esemplari sono eccezionali per rarità e stato di conservazione, ovviamente le tavole sono splendide. Quanto costano oggi i volumi? Circa 2000 euro, ma si trovano anche a meno. Ma dov’è ora la collezione del nostro Giuseppe Mazzini? Ovvero, che fine hanno fatto le sue circa ottomila splendide monete? E’ l’appello che lanciamo dalle nostre pagine per reperire informazioni…

Aureo di Magna Urbica, moglie di Carino, zecca di Roma, databile all'anno 283 ed ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto un magnifico ritratto con diadema ed elaborata acconciatura; al rovescio Venere che con la destra si sostiene la veste e regge una mela con la sinistra
Aureo di Magna Urbica, moglie di Carino, zecca di Roma, databile all’anno 283 ed ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto un magnifico ritratto con diadema ed elaborata acconciatura; al rovescio Venere che con la destra si sostiene la veste e regge una mela con la sinistra

Tuttavia, il nostro Giuseppe Mazzini non era “solo” un collezionista; scriveva infatti di monete, e molto bene anche… Riportiamo dunque qualche sua riga tratta da un suo articolo del 1942 intitolato Il bambino nelle monete imperiali di Roma e leggiamo assieme qualche passaggio: “Il bambino appare abbastanza spesso nelle monete di Roma e, d’ordinario, ne adorna il verso anzi che il recto. Abbiamo infatti parecchi bei tipi monetari in cui – sull’oro, sull’argento, sul bronzo – la figura del piccino risulta nel suo aspetto più fiorente e più gaio o sotto quello di una creatura che riceve protezione ed aiuto”.

E poi prosegue dicendo che il primo posto della figurazione del bambino, nella numismatica romana, è tenuto dall’immagine dei due figli gemelli di Marte e Rea Silvia – Romolo e Remo – nutriti dalla Lupa leggendaria… ma leggiamo le sue parole “Talvolta il bambino si presenta, nelle monete imperiali, nella sua più allegra ed irrequieta espansione: come – ad es. – in quelle del figlio di Gallieno, Salonino, le quali recano nel verso, la figura di Giove (…) che giuoca e sgambetta a cavallo della capra Amaltea, sua nutrice”.

E ancora: “Sono però le monete che si riferiscono alla Fecondità e all’Abbondanza, alla Pietà e alla Pudicizia, alla tutela e ai soccorsi alimentari quelle che, più di frequente, rappresentano o ricordano l’infanzia”. Per poi proseguire: “Simboli di gaiezza e di infantile allegria sono i nove bambini che si agitano e gesticolano recando palme e corone a una Vittoria intenta a scrivere un motto sul clipeo, quale si vede sul rovescio di un bel medaglione di Caracalla”.

Sesterzio di Clodio Albino cesare coniato sotto Settimio Severo nel 193-194 ed ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto un bel ritratto di finissimo stile, quasi rinascimentale; al rovescio personificazione della Felicitas con scettro e caduceo
Sesterzio di Clodio Albino cesare coniato sotto Settimio Severo nel 193-194 ed ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto un bel ritratto di finissimo stile, quasi rinascimentale; al rovescio personificazione della Felicitas con scettro e caduceo

A seguire, su altre tipologie monetali: “Il perfetto rilievo di quelle creature che rivela tutta l’arte e la cura con cui l’incisore si è applicato per far risaltare, nello spazio limitato di un piccolo tondo metallico, le forme, la grazia e la vivacità dell’infanzia […]. I piccini vi son raffigurati, con particolari attributi, nudi o seminudi […]”.

Insomma, il nostro apprezzava tutte le emozioni che sanno dare le monete, senza ombra di dubbio, perché, sempre secondo Giuseppe Mazzini, “La numismatica – al pari di famosi monumenti marmorei – rammenta anche oggi ai posteri l’opera sua benefattrice” siamo parlando di Traiano “e ce lo mostra ora in atto di distribuir soccorsi ai fanciulli”.

Argenteo di Costantino I cesare della zecca di Treveri databile al 306-309 ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto il ritratto laureato dell'imperatore rivolto a destra; al rovescio forte militare con quattro torri e porte aperte
Argenteo di Costantino I cesare della zecca di Treveri databile al 306-309 ex Collezione Giuseppe Mazzini: al dritto il ritratto laureato dell’imperatore rivolto a destra; al rovescio forte militare con quattro torri e porte aperte

Concludendo, sempre con le parole del nostro: “L’arte monetaria, coi suoi delicati disegni, con le sue perfette incisioni – mentre raffigurava il fanciullo nelle varie manifestazioni della sua iniziale esistenza e ne celebrava la nascita, l’adozione, il momento della sua assunzione alla dignità di principe o di cittadino – eternava nel duro e prezioso metallo il ricorso delle provvidenze sociali create a bella posta per addolcirgli la vita, per farne una personalità utile a sé e alla patria”.

E ora la chiusa in latino che ci dà conferma non solo del grandissimo spessore culturale del senatore Giuseppe Mazzini ma anche della fiducia che aveva – e che voleva che tutti possedessero – nelle giovani generazioni “Non invano Giovenale, con la sua acerba satira, aveva a tempo ammonito i privati e reggitori della cosa pubblica che maxima debetur puero reverentia”, monito indubbiamente attuale anche dopo duemila anni.

Bibliografia essenziale

  • Giovanni Gorini, Aspetti del collezionismo numismatico italiano nel ‘900 in Bollettino di Numismatica 54, Roma.
  • Renato Coriasso, Giuseppe Mazzini in Dizionario biografico degli italiani, Treccani, Roma.
  • S.i.a., Scheda senatore Mazzini Giuseppe in Archivio storico del Senato, Roma.