Fu coniato nel 1423 a Napoli il denaro con le armi di Alfonso e Giovanna appaiono su opposte facce, specchio di un momento storico turbolento

 

di Enrico Piras | L’appassionato di numismatica ha il privilegio di poter di tanto in tanto distogliere lo sguardo dalla realtà che lo circonda per posarlo su una bella moneta e sulla sua storia. Potersi distrarre è una fortuna, visto che i tempi in cui viviamo sono attraversati da un preoccupante riflusso di barbarie.

Tuttavia, anche chi cerchi di trovare conforto nel ricordo di un passato glorioso potrà avere amare sorprese: l’uomo è sempre uguale e la storia ha una certa qual tendenza a ripetersi. La moneta di cui parliamo in questo articolo e le vicende che la accompagnano ne sono una convincente dimostrazione.

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Il dritto del rarissimo denaro di Afonso V d’Aragona e Giovanna II d’Angiò

Si tratta di un denaro fatto battere da Alfonso V d’Aragona (1396-1458), realizzato in mistura, con un diametro di circa mm 15 e un peso di g 0,79. La moneta è molto rara e i pochi esemplari conosciuti sono caratterizzati quasi tutti da piccole varianti nelle legende.

Al dritto, presenta un rombo con i pali della corona di Aragona, circondati da un doppio cerchio cordonato e dalla legenda + ALF REX ARAGONU3; al rovescio, nel campo ci sono le armi di Ungheria, Angiò e Gerusalemme, sempre contenute in un rombo circondato da un doppio cerchio cordonato, stavolta con la legenda + REGINE · S · DEFENSR ·.

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Il rovescio del rarissimo denaro di Afonso V d’Aragona e Giovanna II d’Angiò

Alfonso di Trastamara, divenuto re Alfonso V di Aragona nel 1416, fu protagonista, insieme con la regina Giovanna II d’Angiò (1373-1435), del passaggio del Regno di Napoli dalla casata angioina a quella aragonese. Figlia di Carlo III, Giovanna aveva ereditato il Regno di Napoli nel 1414.

Succube del potente gran siniscalco, nonché suo amante, Giovanni Caracciolo, uomo corrotto e ambizioso, fu da questi convinta a rompere i rapporti con papa Martino V. Quest’ultimo però chiamò in soccorso Luigi III, del ramo rivale della casa d’Angiò, che pose sotto assedio Napoli. A questo punto, a favore di Giovanna entrò in scena Alfonso V; non certo a titolo gratuito, però, ma dietro la promessa della nomina ad erede al trono.

Alfonso riuscì a cacciare Luigi, ma si fece accecare dalla brama di potere e entrò in conflitto con Giovanna. La regina, vero fulcro di questo valzer di doppi giochi e voltafaccia, chiamò in suo aiuto l’antico rivale Luigi III, annullando la promessa fatta ad Alfonso che, pressato da più urgenti questioni, partì per la Provenza. Il destino gli riservò comunque di diventare il primo aragonese a regnare su Napoli, ma solo nel 1442, sette anni dopo la morte di Giovanna.

Visto l’oscuro intrico delle vicende storiche cui abbiamo accennato, non stupisce che anche sulla moneta di cui parliamo vi sia stato a lungo più di un dubbio, in particolare sulla data e sulle circostanze dell’emissione.

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Alfonso V d’Aragona in un ritratto postumo di Juan Vicente Macip eseguito a metà XVI secolo

Nel 1901, Arturo Sambon descrisse la moneta e ipotizzò che fosse stata coniata nel 1421, in occasione dell’ ingresso a Napoli di Alfonso V, giunto nella città in soccorso alla regina. In questa circostanza probabilmente furono gettate al popolo delle monete, e l’ipotesi del Sambon venne a lungo accettata. Tuttavia, alcuni elementi messi in evidenza da Giuseppe Ruotolo nella Rivista italiana di numismatica del 1980 permettono di metterla in dubbio.

Nel contratto di adozione stipulato fra Giovanna e Alfonso, non c’è traccia dello ius cudendi, ed è molto strano che la sovrana abbia elargito un privilegio di cui solitamente si era parecchio gelosi. Ma, anche ammesso che esso sia stato concesso, risulta ancor più strano che nelle monete non compaia il nome di Giovanna e che gli stemmi dei casati non siano inquartati. Infatti la regina aveva ordinato sin dal 1420 che le sue armi e quelle di Alfonso fossero unite negli stendardi; a maggior ragione, ci si aspetterebbe ciò nelle monete.

Giovanna II d’Angiò regina di Napoli da un’antica incisione editoriale

Alla luce di queste considerazioni Ruotolo ha formulato un’altra ipotesi. Come si sa, i due sovrani entrarono subito in conflitto. In un primo momento si cercò di ricucire lo strappo, sicché nell’aprile del 1423 venne redatto un nuovo contratto che prevedeva, questo sì, lo ius cudendi. Ma il 22 maggio Alfonso fece arrestare Giovanni Caracciolo e si giunse allo scontro aperto. La regina, rifugiatasi a Castel Capuano, il 1° luglio designò come nuovo erede Luigi III.

L’ipotesi di Ruotolo è che la moneta sia stata coniata fra maggio e giugno del 1423, nel momento in cui Alfonso spadroneggiava a Napoli ed era ancora il legittimo erede al trono partenopeo. Ciò spiegherebbe la separazione degli stemmi nelle monete e l’assenza del nome della regina. Inoltre, la brevità della coniazione giustificherebbe la rarità degli esemplari, e l’occasione il materiale in cui furono battuti: una moneta di poco pregio, da usarsi per il commercio minuto, era il modo migliore per far capire al popolino chi era il nuovo padrone.

Dopo la cacciata di Alfonso, Giovanna poté regnare in santa pace, poiché Luigi III si rivelò molto meno rapace e più paziente del rivale Alfonso. Pazienza inutile, d’altronde: Luigi morì nel 1434, senza mai arrivare al trono. Quanto al Caracciolo, la regina, stanca della sua sfrenata sete di potere, lo aveva fatto pugnalare a morte nel 1432.

Giovanna, che morì tre anni più tardi, non si fece mai mancare gli amanti, al punto da essere ricordata ancor oggi per una lussuria pari, si dice, alla mancanza di scrupoli.