Venne coniato a nome della reggente del Ducato di Milano | Una storia di intrighi di potere e un doloroso auto esilio | Una raffinata rarità numismatica del XV secolo

 

Bona di Savoia (1449-1503), moglie di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano ucciso il 26 dicembre 1476
Bona di Savoia (1449-1503), moglie di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano ucciso il 26 dicembre 1476

a cura della redazione | Nell’asta online numero 16 della ditta Gadoury, interamente dedicata alle monete di Casa Savoia e ricca di 225 lotti (clicca qui per accedere al catalogo) troviamo al n. 26, con base fissata a 3500 euro, una moneta quattrocentesca di grande fascino coniata dalla zecca di Milano.

Si tratta di un testone in argento da g 9,60 a nome di Bona di Savoia reggente per il Ducato di Milano (periodo 1476-1481), molto raro e classificato dal MIR al n. 218/1 (R3) e da Crippa al n. 2/4. Di questa tipologia si conoscono anche la prova in oro e i piédfort da 4, 3 e 2 testoni.

Crippa considera tutti questi multipli – anche alla luce di simili consuetudini di corte proprie del Rinascimento, e non solo – delle “emissioni speciali del testone”, ossia monete di ostentazione da dare in omaggio.

Il testone "alla Fenice" di Bona di Savoia proposto in asta online 19 da Gadoury (lotto n. 26): molto raro e di gran fascino, si merita una stima di partenza di 3500 euro
Il testone “alla Fenice” di Bona di Savoia proposto in asta online 19 da Gadoury (lotto n. 26): molto raro e di gran fascino, si merita una stima di partenza di 3500 euro

Al dritto appare un etereo ritratto velato della nobildonna sabauda col suo nome e i suoi titoli, al rovescio la Fenice ad ali spiegate sul rogo e una legenda in lingua latina che nasconde un tragico retroscena storico: SOLA FACTA SOLVM DEVM SEQVOR (“Rimasta sola, seguo solo Dio”).

Quel SOLA FACTA (“Rimasta sola”) si riferisce infatti alla stessa Bona, reggente del Ducato di Milano per il figlio Gian Galeazzo Sforza. Dopo la morte del marito Galeazzo Maria, ucciso da una congiura, venne cacciata dallo Stato dal cognato, Ludovico il Moro, e si ritirò in un convento ad Abbiategrasso; la legenda su questa moneta, dunque, esprime bene la rassegnazione e – nello stesso tempo – la fiducia e la speranza in Dio della nobile esponente di Casa Savoia.

La Fenice, per parte sua, uccello favoloso dell’Arabia, raffigurato sul rogo, simboleggia l’immortalità, rinascendo sempre dalle sue ceneri e, chissà, forse anche la speranza di Bona di Savoia di veder riconosciuti un giorno, se non i propri, i diritti del figlio. Una Fenice di squisita fattura, un piccolo capolavoro di gotico milanese in tondello.