Settant’anni fa moriva Camillo Serafini, governatore del Vaticano, illustre studioso di monete e direttore del Medagliere della Biblioteca apostolica

 

di Giancarlo Alteri | Settant’anni or sono, il 21 marzo 1952 moriva per un attacco di angina, nella sua abitazione romana, il marchese Camillo Serafini, governatore dello Stato della Città del Vaticano e conservatore del Medagliere della Biblioteca apostolica vaticana; ad un mese esatto dalla morte avrebbe compiuto 88 anni, dal momento che era nato a Roma il 21 aprile del 1864.

E' durante il pontificato di papa Leone XIII Pecci che Camillo Serafini entra al Medagliere vaticano
E’ durante il pontificato di papa Leone XIII Pecci che Camillo Serafini entra al Medagliere vaticano

Laureato in lettere classiche, si era specializzato in archeologia, sviluppando una certa predilezione per la numismatica. Grazie ai suoi studi sull’argomento, Camillo Serafini il 26 febbraio 1895 era stato nominato “assistente onorario” del Medagliere vaticano per poi diventarne direttore (o conservatore) il 13 novembre 1898, pochi mesi dopo la morte del predecessore Enrico Stevenson.

Camillo Serafini e l’arricchimento del Medagliere vaticano

Regnava allora Leone XIII Pecci, un papa non particolarmente attratto dalla numismatica in generale e dalla medaglistica in particolare. Ciò nonostante, il Serafini lo convinse ad acquistare la celebre Collezione Randi, ricca di ben 26.000 monete, moltissime delle quali erano pontificie.

Le trattative furono lunghe e complesse, condotte in prima persona dal direttore del Medagliere e dal prefetto della Biblioteca, monsignor Francesco Ehrle; ma finalmente, nel 1901, la grande raccolta fu acquistata e Camillo Serafini ebbe l’onore di essere ricevuto in udienza privata da Leone XIII, onde avere la possibilità di illustrare al pontefice, ormai molto anziano, i pregi della nuova accessione.

Ora il Medagliere vaticano possedeva la più ricca collezione al mondo di monete pontificie, un tesoro, dunque, eccezionale, che il Serafini decise di rendere pubblico, onde tutti gli studiosi di numismatica pontificia, e non solo, potessero attingervi per le loro ricerche.

I quattro volumi originali dell'opera di Camillo Serafini "Monete e bolle plumbee pontificie del Medagliere vaticano", opera ancora oggi fondamentale per i numismatici
I quattro volumi originali dell’opera di Camillo Serafini “Monete e bolle plumbee pontificie del Medagliere vaticano”, opera ancora oggi fondamentale per i numismatici

Il lavoro di catalogazione di un materiale così vasto fu estremamente faticoso, ma il risultato finale fu la pubblicazione del catalogo in quattro volumi dal titolo Le monete e le bolle plumbee pontificie del Medagliere Vaticano; un’ opera, questa, che diede imperitura fama al suo autore, tanto più che ancora oggi, ad un secolo di distanza, risulta insuperata e sempre appetita quando proposta in aste di bibliografia specializzata o in listini di vendita.

Un “romano de Roma” e un “papa numismatico”

“Romano de Roma” (talvolta, indulgeva perfino nell’uso del “romanesco”), il Serafini non dimenticò mai la sua città: si deve al suo impulso e a quello dell’amico Mariano Armellini, la valorizzazione della Roma medievale, soprattutto del suo inestimabile patrimonio di chiese; ma indubbiamente egli eccelse negli studi di numismatica, tanto da essere annoverato fra i membri delle più prestigiose società numismatiche dell’epoca.

Pio XI, al secolo Achille Ratti, sulla prima moneta da 100 lire in oro del neonato Stato della Città del Vaitcano coniata nel 1929 su modelli del maestro Aurelio Mistruzzi
Pio XI, al secolo Achille Ratti, sulla prima moneta da 100 lire in oro del neonato Stato della Città del Vaitcano coniata nel 1929 su modelli del maestro Aurelio Mistruzzi

Una svolta decisiva nella vita professionale e privata di Camillo Serafini fu impressa dal primo incontro con monsignor Achille Ratti, prefetto della Biblioteca vaticana. I due  condividevano una profonda cultura storica ed una straordinaria passione per le monete e le medaglie, cosicché la reciproca stima non tardò a trasformarsi presto in amicizia profonda.

Così il conservatore, che lunghe serate aveva passato discutendo di numismatica con il prefetto, non poté non esultare quando, il 6 febbraio 1922, il Ratti fu elevato al Soglio di Pietro, prendendo il nome di Pio XI: come Urbano VIII, come Alessandro VII, un altro “papa numismatico” saliva così sul più alto trono della Cristianità!

Il marchese Camillo Serafini in una rarissima immagina in abito di gala di foggia rinascimentale, lo stesso con cui Mistruzzi lo immortalerà in medaglia
Il marchese Camillo Serafini in una rarissima immagina in abito di gala di foggia rinascimentale, lo stesso con cui Mistruzzi lo immortalerà in medaglia

 

Il nuovo papa spronò il Serafini ad incrementare il Medagliere vaticano e a proseguire nella catalogazione e sistemazione delle sue collezioni; ma l’amico pontefice non disdegnava neppure di chiedergli ogni tanto consigli su qualche medaglia che il grande incisore Aurelio Mistruzzi doveva realizzare sempre per espresso desiderio di Pio XI; consigli, che sia papa Ratti sia l’incisore non mancavano di tener sempre in alta considerazione.

Impegnato pure in attività di carattere sociale (nel 1902-1903 fu presidente del Circolo San Pietro, l’istituzione tipicamente romana che si dedica tuttora ad opere di carità) e culturale (presidente della Pontificia accademia romana di Archeologia), Camillo Serafini, dopo la firma dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 e la conseguente costituzione dello Stato della Città del Vaticano, proprio di questa nuova realtà fu nominato governatore da Pio XI, che lo insignì anche di un titolo nobiliare.

La grande medaglia di Aurelio Mistruzzi per il marchese Serafini

È celebre e molto bella una grande medaglia di circa mm 105 di diametro, che Mistruzzi modellò in onore del primo governatore del nuovo Stato. L’incisore ce lo presenta, al dritto, in abiti rinascimentali, con berretto e robone, cioè con l’abbigliamento di gala tipico di quel periodo storico, che lo stesso Serafini si era disegnato.

camillo serafiniIl rovescio della medaglia è dominato da una splendida veduta panoramica del nuovo Stato, piccolo per estensione, ma grandissimo per importanza nel consesso delle Nazioni.

Questa medaglia, in realtà, fu realizzata dal Mistruzzi non in occasione della nomina di Camillo Serafini a governatore del nuovo Stato della Città del Vaticano, ma nel 1932, cioè nel terzo anniversario di questa nomina, ha praticamente lo stesso rovescio della medaglia annuale del 1930, anno IX di pontificato, di mm 44, coniata pure con un diametro di oltre mm 82 ed emessa in occasione del primo anniversario della costituzione del Vaticano.

camillo serafiniCi sono, è vero, alcune differenze tra questi due rovesci, ma riguardano, come è logico, le legende. Nel rovescio della medaglia dedicata al Serafini leggiamo: DIE VII IVNII MCMXXIX | PIO XI PONT MAXIMO; in quello dell’annuale e dell’esemplare simile più grande: A CIVITATE VATICANA CONDITA ANNO I. Inoltre, su queste due ultime, in alto, nel campo, due angeli reggono lo stemma della Santa Sede; su quella del Serafini, tale raffigurazione manca.

Governatore per incarico, conservatore per vocazione

L’altissima carica a cui era stato chiamato non distoglierà Camillo Serafini dalla sua attività di conservatore del Medagliere vaticano, che doterà di una nuova sede più funzionale, aprendolo con maggior disposizione a studiosi di chiara fama.

Medaglia annuale 1930 di papa Pio XI che celebra il primo anno dalla fondazione dello Stato della Città del Vaticano a seguito dei Patti Lateranensi firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri
Medaglia annuale 1930 di papa Pio XI che celebra il primo anno dalla fondazione dello Stato della Città del Vaticano a seguito dei Patti Lateranensi firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri

Proprio durante questi anni di straordinario impegno del Serafini sia come governatore sia come conservatore, un altro grande artista-medaglista friulano (come friulano era il Mistruzzi), anch’egli destinato a fulgida carriera di incisore, Pietro Giampaoli, gli dedicherà una medaglia, modellando la sua testa verso sinistra, con virile piglio e severe fattezze.

Da straordinario ritrattista qual era, Giampaoli raffigurerà, dunque, soltanto la testa del Serafini, non il busto, e tanto meno gli abiti d’epoca. Sul rovescio, entro una cornice “a pallini”, tutto il campo sarà dominato dallo stemma personale del Governatore, sormontato dalla corona marchionale.

Nel 1939, con la morte di Pio XI e l’elezione di Pio XII Pacelli, la figura del governatore pian piano sarà privata di autorità e significato e Camillo Serafini conitnuerà dedicarsi sempre più al Medagliere, dove non eviterà di recarsi neppure durante i giorni bui della guerra e dell’occupazione nazista di Roma, mettendo a rischio perfino la propria incolumità.