Siamo abituati a pensare Venezia proiettata sul mare, sempre attenta a quanto accade in quel Mediterraneo che, per secoli, l’ha vista dominante sia militarmente che nei commerci. Tuttavia, il governo dogale guardò nel tempo, con pari attenzione, anche ai domini di terraferma e a quelle acque interne che, come un autentico tessuto arterioso, permettevano lo scambio di merci, la movimentazione di uomini (anche in caso di guerra) e l’irrigazione dei terreni.
Non a caso, nel 1767 il doge Alvise IV Mocenigo dedicò la sua osella dell’anno ai lavori di sistemazione idraulica eseguiti in quell’anno nel territorio di Padova, specialmente con l’incanalamento del fiume Brenta (approfondisci qui). Ma, in tema di connubio tra propaganda politica e donativi numismatici, non è questo l’unico caso in cui la zecca di San Marco dovette adoperarsi per celebrare gradi opere idrauliche in tondello.

Venezia: dritto dell’osella in oro da 4 zecchini a nome di Alvise III Mocenigo anno 1725 (dall’asta NAC Numismatica Ars Classica 168, lotto 1902)
Già nel 1725, infatti, un altro doge della casata dei Mocenigo (Alvise III) detto Sebastiano aveva fatto coniare un’osella ad una circostanza simile, nello specifico per l’avvenuta regolazione della foce dell’Adige nel suo corso da San Pietro a Tornuova, ordinata dal Senato nel 1724 per mettere in sicurezza le province di Padova e Rovigo, periodicamente soggette a esondazioni.
A partire dai progetti dell’architetto Bernardino Zendrini furono approntate, in particolare, opere straordinarie per la manutenzione delle lagune. Questa opera – per l’epoca, davvero monumentale – risultò tuttavia assai onerosa e i costi furono in buona parte a carico della cittadinanza.
Coniata in oro con valori da 4 e 3 zecchini, e nella versione in argento, l’osella del 1725 (anno IV di dogato del Mocenigo) presenta il dritto consueto con San Marco che porge il vessillo al doge in ginocchio; in esergo l’anno di emissione, la sigla del massaro e, in circolo, nome e titolo del supremo magistrato veneziano.

Venezia: rovescio dell’osella in oro da 4 zecchini a nome di Alvise III Mocenigo anno 1725 (dall’asta NAC Numismatica Ars Classica 168, lotto 1902)
Allegorico, complesso e interessante il rovescio sul quale spicca la legenda latina FLVMINIS IMPETVS LAETIFICAT CIVITATEM (“Il corso del fiume rallegra la città”). Al centro la personificazione di Venezia, ornata di scettro e corno dogale, siede rivolta in avanti su un trono che emerge dall’acqua; alla sua sinistra sbuca il musetto del leone di San Marco e sullo sfondo ecco il mare, solcato da diverse navi. Nell’esergo, tra stellette, la data 1725.
Per comprendere quanto fosse importante l’Adige per la Venezia, basti considerare che questo corso d’acqua, per gran parte navigabile, con i suoi 410 chilometri di lunghezza è il secondo in Italia dopo il Po e il terzo, per l’ampiezza del suo bacino, dopo Po e Tevere.

Esemplare in argento dell’osella dedicata ai lavori di sistemazione idraulica lungo il corso dell’Adige eseguiti su ordine del Senato della Serenissima
Dalla sorgente nell’Alta Val Venosta l’Adige sfocia nell’Adriatico presso Chioggia e Rosolina dopo aver attraversato Trento, Rovereto, Verona, Legnago, Cavarzere, aver lambito Merano, Bolzano e Rovigo. Arteria fondamentale per i trasporti fra i territori dell’attuale Trentino – Alto Adige e il Veneto, il fiume ha di fatto rappresentato per secoli un collegamento tra l’area austro tedesca e la Serenissima.
Ecco perché due secoli fa il doge ritenne importante celebrare il lavori sul fiume Adige anche se, a ben vedere, quest’osella come quella del 1725 presentano anche (sono monete, del resto) un “rovescio” da non trascurare.

Dell’antico splendore veneziano, nel XVIII secolo restano pochi simboli tra i quali lo zecchino, in questo caso coniato a nome del doge Alvise III Mocenigo
È infatti, il Settecento, il secolo in cui la Serenissima, perduti ormai il ruolo di potenza mercantile e militare mediterranea, si richiude in se stessa cercando di preservare il poco che le rimane. Da temuta realtà diplomatica ed economica a meta del Grand Tour la città lagunare vive un perenne carnevale, una sorta di “anestesia collettiva” che si riflette anche nelle oselle.
Come accade nel 1725, infatti, le prestigiose monete donativo dei dogi non vengono più coniate per esaltare successi internazionali quanto, molto spesso, per una più prosaica propaganda interna. Come dire, Venezi da vittoriosa nel Mediterraneo a modesta “dominatrice” dei capricci dell’Adige.






































