Il 24 giugno 1911, nei cantieri dello Stabilimento Tecnico Triestino veniva varata, dopo venticinque mesi di lavori, la corazzata Viribus Unitis, orgoglio dell’Imperial Regia Marina austro-ungarica. Costata 67 milioni di corone (pari, in termini di peso, a ben 2042,361 chili d’oro fino), la maestosa nave da guerra aveva visto impegnati con continuità più di duemila operai e, dal suo ingresso in servizio, il 5 dicembre del 1912, avrebbe assunto il ruolo di ammiraglia della flotta imperiale.

Quel tragico viaggio dell’arciduca verso la morte

Nel giugno del 1914 la corazzata Viribus Unitis condusse l’arciduca Francesco Ferdinando da Trieste a Ragusa per la fatale visita a Sarajevo durante la quale sarebbe caduto vittima dell’attentato di Gavrilo Princip che avrebbe acceso, di fatto, la scintilla della I Guerra mondiale. Le spoglie di Francesco Ferdinando e della moglie Sofia sarebbero state poi riportate a Trieste dalla stessa nave, prima di proseguire per la capitale Vienna.

Viste laterali, di prua e di poppa della corazzata Viribus Unitis: con le navi della stessa classe rappresentava il massimo della potenza di fuoco austro-ungarica sul mare

Progettata dall’ingegnere Sigfried Popper, la corazzata Viribus Unitis misurava 152 metri di lunghezza per 27,9 di larghezza massima, con un dislocamento di oltre 21 mila tonnellate ed un armamento poderoso, comprendente dodici cannoni da 305 millimetri, altrettanti da 150 senza contare i calibri minori, le mitragliatrici e i tubi lanciasiluri.

Capace di sviluppare una velocità di più di 20 nodi, la nave faceva parte della stessa classe della Szent István, della Prinz Eugen e della Teghetthoff e per tutta la durata della I Guerra mondiale, al pari del grosso della flotta da guerra austriaca, rimase alla fonda nel golfo di Pola e non venne impiegata in scontri in mare aperto, costituendo più che altro un minaccioso deterrente nei confronti della Regia Marina Italiana.

Una guerra mondiale trascorsa in seconda linea

L’ammiraglia imperiale dovette attendere l’8 giugno del 1918 per la sua prima importante crociera di guerra quando, a sorti del conflitto quasi ormai segnate, in preparazione di un’operazione navale per forzare il blocco del canale d’Otranto fu spostata di fronte alle coste della Dalmazia assieme alla nave sorella Prinz Eugen. L’inatteso attacco dei Mas italiani di Luigi Rizzo al largo di Premuda, in cui venne affondata la Szent István, stravolse tuttavia i piani austriaci ed ebbe come conseguenza il ritorno immediato della flotta imperiale nella sicura rada di Pola.

La corazzata in una cartolina dìepoca e in un dipinto che ne esaltano l’imponenza: la sua attività bellica, tuttavia, fu quasi inesistente e venne affondata dalla Regia Marina

Nello stesso approdo, nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1918, due ufficiali della Regia Marina Italiana – Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci – eludendo le difese del porto, a bordo di una mignatta applicarono sotto lo scafo della corazzata Viribus Unitis una carica esplosiva predisposta per esplodere alle 6.30 del mattino. I due incursori furono tuttavia scoperti e catturati; una volta prigionieri seppero che il pomeriggio precedente l’Austria-Ungheria aveva ceduto la flotta al neo costituito Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi e che perciò la nave, con equipaggio slavo, si trovava ormai, dal punto di vista del diritto internazionale, in una posizione di neutralità.

Rossetti e Paolucci comunicarono al comandante Janko Vukovic l’imminente esplosione senza tuttavia fornire dettagli sull’ordigno e sull’ubicazione dello stesso. Vukovic ordinò di abbandonare la nave e di trasferire i prigionieri a bordo della Tegetthoff. L’esplosione, tuttavia, sarebbe avvenuta in ritardo e l’equipaggio fece ritorno a bordo, non dando credito all’avvertimento dei due italiani, finché alle 6.44 la carica brillò e la corazzata, inclinandosi su un lato, iniziò rapidamente ad affondare e scomparve tra i flutti in appena dieci minuti. L’azione provocò oltre trecento tra vittime e dispersi, tra i quali il comandante Vukovic, oltre segnare la mesta fine della corazzata Viribus Unitis.

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La medaglia dedicata alla corazzata Viribus Unitis coniata nel 1914-1915 e commercializzata per raccogliere fondi destinati al potenziamento della flotta

Quando la Viribus Unitis era l’orgoglio dell’Imperial Regia Marina

Ad inizio conflitto, tuttavia, la grande nave da guerra era stata protagonista – anche se solo “in effigie” – di un’operazione ben più originale e proficua per lo sforzo bellico dell’Impero Austro-Ungarico. Grazie ad una virtuosa incisione del medaglista Arnold Hartig, attivo presso la zecca di Vienna, la corazzata era infatti finita sul rovescio di una elegante medaglia in bronzo dorato del diametro di 60 millimetri e del peso di circa 90 grammi commissionata dalla Lega Navale Austriaca (la Oesterreich Flottenverein) e destinata, diremmo oggi, ad una campagna di fund raising tra simpatizzanti, amanti della marineria e della medaglistica d’arte.

Fondata nel 1904 come Società per la promozione della navigazione austriaca, nel 1907 l’associazione aveva assunto il nuovo nome: era nato così un organismo ufficiale che, per la prima volta, rappresentava gli interessi della marina commerciale e di quella militare austriaca con particolare riguardo alla navigazione sull’Adriatico e lungo il corso del Danubio.

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Un bell’esemplare in bronzo (diametro 60 millimetri) della medaglia di Arnold Hartig coniata a Vienna con il ritratto dell’arciduca Carlo e la nave ammiraglia 

Prima dello scoppio della I Guerra mondiale la Lega Navale Austriaca poteva contare circa 44 mila iscritti, saliti a 80 mila nel 1918. Il legame tra la monarchia asburgica e la Lega si era rafforzata soprattutto dal 1915, quando ne era divenuto presidente l’erede al trono, l’arciduca Carlo, che avrebbe in seguito passato la carica all’arciduca Massimiliano.

Sul dritto della medaglia Carlo, arciduca e beato

Proprio il giovane Carlo è effigiato di profilo, in uniforme, sulla medaglia voluta per contribuire, con il ricavato delle vendite, al potenziamento della Imperial Regia Marina. Elegante e classico, esaltato nei rilievi dalla regolarità del fondo (su cui appaiono solo il nome del personaggio e la firma dell’incisore), il dritto è abbinato ad un rovescio altrettanto solenne nel quale la corazzata Viribus Unitis, avanzando sulle onde, sembra emergere con la prua dal piano di base grazie a rilievi più decisi che si fanno, da prua verso poppa, man mano più sottili.

Con i fondi raccolti dalla Lega Navale Austriaca durante la I Guerra mondiale, tra i quali anche quelli provenienti dalla vendita delle medaglie, vennero finanziate la costruzione di due idrovolanti e quella di un sottomarino. Oggi la chiameremmo una operazione di fundraising