Cipro ha sempre rivestito un’importanza strategica nel Mediterraneo fin dall’epoca classica. Nel 1192 divenne un regno con la famiglia dei Lusignano. Riccardo I d’Inghilterra infatti la conquistò sconfiggendo Isacco I Comneno, imperatore bizantino, e successivamente la vendette, dopo una breve parentesi di dominio dei cavalieri templari, a Guido di Lusignano, appartenente alla nobile famiglia di origine francese, impegnata in più occasioni nelle crociate in Terrasanta.

 

Cipro, dai Lusignano a Caterina Cornaro


L’isola rimase nelle mani dei Lusignano che vi eseguirono costruzioni, fortificazioni e vi coniarono moneta fino al 1473, quando Giacomo II morì. Prese le redini del regno allora la nobile veneziana Caterina Cornaro (1454-1510), moglie di Giacomo II e madre di Giacomo III, per il quale fece da reggente nei soli suoi due anni di vita (1473-1474). Da quell’anno, Caterina assunse il titolo di regina di Cipro.

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Denaro in argento per Cipro a nome di Guido di Lusignano, 1192-1194

 

L’isola continuava ad attirare gli interessi degli stati che avevano le loro navi che navigavano nel Mediterraneo: napoletani, catalani, genovesi, turchi e pure i veneziani non nascondevano le loro mire sull’isola. Ma fu proprio la Serenissima nel 1489 ad averla vinta, spingendo Caterina a lasciare il trono cipriota, sfruttando anche diverse insurrezioni che avevano avuto luogo sull’isola.

Il 26 febbraio 1589 fu sottoscritta definitivamente l’abdicazione forzata di Caterina in favore della Repubblica di Venezia. E il 6 giugno dello stesso anno Caterina, dopo aver lasciato l’isola, rientrò nella città lagunare, seduta sul Bucintoro a fianco del doge Agostino Barbarigo e venendo accolta in maniera trionfale dai cittadini veneziani.

Fu nominata “signora di Asolo”, mantenendo nel contempo il titolo di “regina di Gerusalemme, Cipro e Armenia” e ottenendo una rendita annuale di ben ottomila ducati. Caterina Cornaro morì a Venezia, dove era nata nel 1454, il 10 luglio 1510.

Incisione raffigurante Caterina Cornaro, “figlia della Repubblica” e regina di Cipro

 

L’isola di Cipro diventa quindi veneziana e, tra le prime problematiche da affrontare, vi è quella del circolante, ovvero del denaro da utilizzare sull’isola. I Lusignano, nel corso dei secoli, avevano battuto le proprie monete, ma ora anche quelle dogali iniziavano a circolare. Ovviamente pesi e valori non erano intercambiabili, quindi bisognava trovare una via di uscita soprattutto per le piccole transazioni giornaliere.

 

Mezzo secolo di monete contromarcate, perchè?


Dal dogato di Nicolò Tron (1471-1473) a quello di Leonardo Loredan (1501-1521), incominciarono a vedersi sull’isola esemplari con strane contromarche, sia lire tron che lire mocenighe ma anche marcelli con numeri arabi e con lettere X singole o doppie nei campi. Anche altre monete non veneziane come grossi e denari dei Lusignano, ma anche un dinar in oro del sultano mammelucco in Egitto, Quansuh al-Ghuri, sono state trovate contromarcate.

È sempre stato difficile dare un significato a questi simboli. Solo uno studio del 1977 di Andreas G. Pitsillides, presidente della Società numismatica cipriota, spinto da una visita al British Museum dove sono conservati alcuni esemplari simili, e svolto su queste particolari monete lo hanno portato a credere che le cifre, le X o le doppie X, venivano apposte successivamente per indicare il valore in soldi.

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Grosso di Leonardo Loredan, emissione 1518, contromarcato a Cipro con le cifre 8 e 3

 

Se la lira veneziana infatti valeva venti soldi, il marcello ne valeva la metà, ovvero dieci. Ma a volte alcuni esemplari erano usurati e consunti al punto che non corrispondevano più al valore effettivo e quindi venivano contromarcate con valori più bassi, proporzionati al peso reale. Succede, ad esempio, di vedere lire tron o mocenighe con contromarche di XX, ma anche di 19, 18 o anche inferiori. Un esempio recente è un esemplare di lira tron che offerto in una vendita NAC (Numismatica Ars Classica n. 36 del 17 febbraio 2007), con un numerale di 17: il peso della moneta segnalato nel catalogo infatti era di 5,56 grammi.

Nei marcelli segnalati nello studio di Pitsillides vi sono alcuni esemplari contromarcati a seconda del peso, con X ma anche con 8 e anche con numeri più bassi. Oltre alle contromarche che indicavano il valore, sul perimetro delle monete sono quasi sempre presenti piccole contromarche a forma di cerchio con un globetto all’interno; Pitsillides ritiene che queste furono apposte per dissuadere “persone senza scrupoli” a ritagliarle o tosarle per ottenere argento.

 

Numeri come segni di valore o anche come “segni di zecca”?


A volte sono apposti anche altri numeri dall’1 al 3, ma anche il V (5 romano), senza che sia però mai stato rinvenuto alcun esemplare con il numero 4 o IV romano. Mentre Metcalf non azzarda alcuna ipotesi, Pitsillides suppone che questi numeri possano corrispondere ad un’autorità di “contromarcatura”, azzardando l’1 per la città di Nicosia, il 2 per Limassol, il 3 per Larnaca ed il V per Paphos.

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Lira tron contromarcata con le cifre 17 e 2 sul ritratto del doge al dritto

 

Per quello che riguarda le sole monete veneziane, l’arco temporale delle monete contromarcate a Cipro conosciute va dal dogato di Nicolò Tron (1471-1473) a quello di Leonardo Loredan (1501-1521), ma probabilmente gli esemplari vennero contromarcati a partire dal 1518 quando sotto il dogato di Loredan, non vengono più battute lire e marcelli, ma monete da 16 e 8 soldi, ovviamente più leggere delle precedenti. Non si conoscono monete successive a quelle di Loredan con contromarche. Quasi sicuramente dopo questa data si pensò di utilizzare altri modi per la “valutazione” del contenuto fino delle monete.

Questo lungo preambolo è necessario per presentare un esemplare che ho recentemente visionato e che ha suscitato in me un particolare interesse: una lira tron con due contromarche X e sul contorno quattro punzonature con globetto al centro (diametro 28,5-29,0 millimetri, peso 6,19 grammi, Paolucci 899)

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La lira tron con contromarche cipriote: due segni X e le punzonature “anti tosatura” sul bordo

 

I pesi dei “pezzi da XX” conosciuti, vanno dai 6,28 grammi per un esemplare del British Museum ai 6,20 grammi di un esemplare in una collezione privata a Limassol (forato), all’esemplare segnalato nel Corpus, del peso di 6,17 grammi e contromarcato con XX e V (Paphos?) e conservato al Museo Bottacin di Padova.

Nella ex collezione di Vittorio Emanuele III sono però elencati altri due esemplari di lire tron di differenti pesi e con, ovviamente, differenti contromarche. Quello della raccolta reale, con contromarche 16 e 2 (Limassol?), pesa 5,18 grammi, mentre l’altro, sempre al Bottacin, è contromarcato con il solo 17 e pesa 5,47 grammi.

 

A quando un volume sulle contromarche di Cipro?


Tutte le affermazioni del professor Pitsillides sono state confermate e, ove possibile, ampliate e arricchite dal professor David Michael Metcalf in un articolo pubblicato negli atti del Convegno Internazionale dedicato a Caterina Cornaro, ultima regina di Cipro, svoltosi a Venezia dal 16 al 18 settembre 2010 in occasione dei 500 anni dalla sua morte.

Anch’egli conviene che le contromarche apposte abbiano una corresponsione con i soldi “contenuti” negli esemplari e relativo al peso. La pratica di contromarcare le monete era tuttavia di non facile realizzazione; si sarà sicuramente utilizzata un’altra modalità per conoscere il vero intrinseco di ogni moneta.

Entrambi gli studiosi, Pitsillides e Metcalf, auspicano comunque la pubblicazione di un corpus delle monete cipriote contromarcate, in modo di poter avere una visione più vasta e completa di quanto disponibile in Musei e collezioni private.

Concludo ringraziando Matteo Rongo, bibliotecario edella Società italiana di numismatica, che mi ha gentilmente fornito l’estratto dell’articolo di Pitsillides pubblicato a Cipro nel 1977 e Carmelo R. Crupi che, con grande perseveranza, ha recuperato e mi ha fatto avere le foto di alcuni esemplari di lire tron e marcelli comparsi anni fa in vendite all’asta straniere, monete poi ritirate in quanto fuse (non coniate) e dunque considerate non originali.