Certo, potrebbe essere ribattezzato egli stesso – parliamo del doge Francesco Morosini (1619-1694) – con l’appellativo di “spada della Serenissima” se non fosse che per le sue gesta militari questo personaggio, l’ultimo grande condottiero della Repubblica marciana sia già passato alla storia con il titolo di “Peloponnesiaco”.
Di lui e delle sue monete abbiamo già parlato, ad esempio dell’osella che riproduce il suo monumento trionfale eretto per volere del Maggior Consiglio (approfondisci qui); oggi, tuttavia, parliamo di un’altra emissione donativo, l’osella del 1689 su cui la “spada della Serenissima” diventa un simbolo visibile, circondato da un motto latino all’altezza del solenne messaggio di propaganda affidato alla moneta.

La “spada della Serenissima” che “non desiste dal colpire”, tra due fronde di palma, incisa sul rovescio dell’osella di Francesco Morosini doge, anno II (1689)
ICTV NON ABSTINET, ossia “Non desiste dal colpire” si legge sul rovescio dell’osella, fra due rami di palma al centro dei quali si colloca una spada, evidente simbolo di potenza militare. Venezia, infatti, in quegli anni sta dando forse l’ultima dimostrazione del suo potere sul Mediterraneo, contro quell’Impero Ottomano con cui di fatto si trova in perenne conflitto.
In particolare, la “spada della Serenissima” effigiata sull’osella del 1689, anno II del dogato di Francesco Morosini, col suo motto fa riferimento al fatto che, nonostante le proposte di pace e l’ambiguo atteggiamento tenuto dai suoi alleati, Venezia era riuscita a conquistare Malvasia e a sconfiggere la flotta ottomana a Mitilene.

Esemplare in oro, del valore di 4 zecchini, dell’osella veneziana del 1689: come si nota, mostra notevoli segni di circolazione, che rivelano come questo dono dogale fosse usato anche come moneta a tutti gli effetti
Secondo alcuni studiosi di numismatica, tuttavia, a “non desistere dal colpire” non sarebbe tanto la Repubblica quanto lo stesso doge Morosini, che con valore e coraggio conduceva la guerra in corso. Una lettura, forse, un po’ troppo personalistica.
Quale che sia la realtà, le due fronde di palma che circondano la spada sono simbolo di vittoria e il fatto che l’arma sia riposta nel suo fodero fa riferimento a una condizione di perpetua vigilanza di fronte alle possibili minacce. Concludiamo con una nota: in alcune occasioni, dei cataloghi d’asta hanno illustrato la moneta con la spada rivolta verso il basso, ma questo ovviamente contrasta con il messaggio della moneta.

Consueto il dritto dell’osella su cui il doge Morosini riceve il vessillo da san Marco, protettore di Venezia e del suo potere sul mare e sulla terraferma
La “spada della Serenissima” è invece con la punta in alto, monito per i nemici e simbolo del fatto che, almeno fintanto che sarà Francesco Morosini il doge di Venezia, sarà un’impresa per tutti scalzare la Repubblica dai suoi domini nel Mediterraneo.





































