Un espisodio affascinante della guerra nel Pacifico con protagoniste monete e lingotti | Prigionieri di guerra e giapponesi per una caccia al tesoro pericolosa

 

di Roberto Ganganelli | Isole Filippine: all’alba dell’8 luglio 1942, nelle acque di fronte all’isolotto roccioso di Caballo, a sud di Corregidor, una chiatta galleggia pacifica. Sul ponte un equipaggio insolito, venticinque uomini messi insieme dalla guerra e da un obiettivo segreto.

Uno dei tanti articoli pubblicati negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra e che ricostruiscono la storia del tesoro di Manila occultato nell’oceano nel 1942
Uno dei tanti articoli pubblicati negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra e che ricostruiscono la storia del tesoro di Manila occultato nell’oceano nel 1942

Li comanda il capitano Hiro Takiuti, un ingegnere dell’esercito giapponese; con lui Kunichi Yosobe, un civile di mezza età specializzato in recuperi subacquei e una mezza dozzina di soldati guidati da un kempeitai, un sottufficiale della polizia militare il cui compito è mantenere la disciplina.

Il resto del gruppo è formato da prigionieri americani della USS Pigeon, una nave di salvataggio, sopravvissuti all’assedio di Corregidor e ai campi di prigionia, l’ultimo dei quali è stato il famigerato Cabanatuan, a nord di Manila.

Hanno un equipaggiamento inadeguato per una caccia al tesoro così complessa: pochi utensili, una pompa d’aria inefficiente, caschi da palombaro progettati per profondità non superiori ai dieci metri.

La caccia al tesoro sommersio delle Filippine

Il marinaio Virgil “Jughead” Sauers è il primo a tuffarsi. Deve individuare – solo questo gli comunica Yosobe, il coordinatore dell’operazione segreta – una serie di piccole cassette in legno. L’intelligence nipponica ritiene che siano decine, forse centinaia e che la maggior parte possa essere intatta. Ma perché tanta riservatezza? Cosa c’è in quelle casse sul fondale?

Ciò che Sauers vedrà quella mattina, nelle acque del Pacifico, sono migliaia di monete d’argento, parte del tesoro del governo delle Filippine evacuata in modo fortunoso alla fine del 1941, prima della decisione del presidente Manuel Quezon di dichiarare Manila città aperta.

Moneta in argento (mm 38,0, g 26,95) da un peso filippino coniata nella zecca di San Francisco; fino al 1935, di fatto, l’arcipelago fu un possedimento coloniale degli Stati Uniti
Moneta in argento (mm 38,0, g 26,95) da un peso filippino coniata nella zecca di San Francisco; fino al 1935, di fatto, l’arcipelago fu un possedimento coloniale degli Stati Uniti

Impiegati del Dipartimento del Tesoro avevano caricato milioni e milioni di dollari in lingotti d’oro e d’argento, banconote, obbligazioni al portatore, certificati del tesoro, monete, gioielli e valuta estera in scatole, borse, armadietti e altri contenitori di fortuna.

Il tesoro era poi stato consegnato ad una flottiglia formata da rimorchiatori, chiatte, navi della US Navy e dallo yacht presidenziale Casiano, affinché li trasportassero fino a Corregidor per depositarli in un complesso sotterraneo segreto, il Manlita Tunnel. Gli storici hanno ribattezzato quest’operazione “la Dunkuerque del tesoro di Manila”.

A Corregidor il prezioso carico resta fino ai primi di febbraio del 1942, quando il sottomarino USS Trout forza il blocco giapponese, consegna 3500 proiettili antiaerei alla guarnigione che difende l’isola e, prima di salpare per l’Australia, imbarca la bellezza di due tonnellate di lingotti d’oro e diciotto di pesos d’argento.

Di lì a poco la situazione nelle Filippine precipita e, su ordine di Roosevelt, il generale MacArthur abbandona l’arcipelago. Così, rendendosi conto che la resa è inevitabile, il generale Jonathan Wainright ordina la distruzione di tutto ciò che ha valore e che non può essere lasciato in mani nemiche: munizioni, armi, documenti e, naturalmente, le riserve strategiche in denaro e metalli preziosi.

Dalla “Dunquerke del tesoro filippino” ai roghi di bond e banconote

Enormi quantità di banconote e titoli di stato vengono dati alle fiamme. Ma ciò non è possibile per i milioni di pesos d’argento – tra quattordici e diciassette – ciascuno del valore 60 centesimi di dollaro, per un peso totale di 390 tonnellate.

Il tesoro deve essere affondato. Caballo Bay si rivela la scelta migliore, poiché le montagne che proteggono la baia mettono l’operazione al sicuro dalla ricognizione e dagli attacchi delle forze giapponesi posizionate a nord dell’isola.

Una bella foto che ritrae il generale Douglas MacArthur (1880-1964), comandante delle forze americane in Estremo oriente durante la Seconda guerra mondiale
Una bella foto che ritrae il generale Douglas MacArthur (1880-1964), comandante delle forze americane in Estremo oriente durante la Seconda guerra mondiale

Gli americani tracciano linee di riferimento sulle rive della baia di Manila; il punto individuato dalla loro intersezione corrisponde ad una zona dal fondale aspro e con correnti sottomarine tali da rendere difficile ogni tentativo di recupero.

Dal 26 aprile al 2 maggio, una nave inizia a scaricare pesos e 42 uomini lavorano per sei notti e gettano in mare 2630 scatole da duemila monete ognuna. Tre giorni dopo Corregidor si arrende.

Il tesoro di Manila rimane segreto per poco e il capitano Takiuti si attrezza per il recupero. La marina giapponese, tuttavia, non concede i sommozzatori, tutti impegnati a riportare a galla il Deyew Drydock, un pontone di carenaggio affondato a Subic Bay e strategico per le riparazioni al naviglio militare.

Il 27 maggio i sommozzatori locali reclutati dai giapponesi recuperano le prime tre scatole e altre quindici nei giorni seguenti, per un totale di circa 100.000 pesos. Il prezzo, tuttavia, è altissimo: a causa delle attrezzature inadeguate alcuni sub sono morti di embolia e altri soffrono gravi disturbi dovuti alla decompressione.

Ecco perchè entrano in gioco i marinai della USS Pigeon ai quali, tuttavia, il loro comandante – il tenente Frank Davis – rivolge un ordine: “Sapete cosa stanno veramente cercando: non lasciateglielo prendere”. La caccia al tesoro non sarà semplice, per i giapponesi.

Nel 1936 le Filippine diventano protettorato statunitense e su questa moneta commemorativa da un peso coniata a Manila i presidenti Roosevelt e Quezon vengono ritratti assieme
Nel 1936 le Filippine diventano protettorato statunitense e su questa moneta commemorativa da un peso coniata a Manila i presidenti Roosevelt e Quezon vengono ritratti assieme

I palombari americani iniziano un pericoloso sabotaggio

Alla fine del primo giorno di immersioni i prigionieri americani hanno recuperato scatole per circa 12.000 pesos. Loro sanno quale montagna di metallo prezioso giace sul fondo e quale è la sua esatta posizione, ma i giapponesi no e quindi decidono, con coraggio, di provare a sabotare l’operazione – per quanto possibile – rallentando il ritmo del recupero.

Nel timore di perdere altri uomini, Takiuti e Yosobe acconsentono a far svolgere immersioni di non più di quindici minuti; inoltre, protetti dal buio del fondale oceanico, i sub americani spostano man mano le cassette di monete distribuendole sul fondo e riportando in superficie solo una piccola parte di quelle che, invece, possibile.

Dopo un mese, però, Yosobe capisce che deve accelerare il recupero del tesoro e si fa concedere altri tre prigionieri americani; e questi, come i sei scelti all’inizio, oltre che lavorare senza forzare il ritmo ad ogni immersione sottraggono qualche moneta a rischio della loro stessa vita. Quel denaro, attraverso la rete interna ai campi di prigionia, serve per comprare cibo e medicine per gli americani internati e in maggior difficoltà. Un’operazione “dietro le linee” condotta con coraggio, regolarità e freddezza.

Nel settembre 1942 Yosobe assume una nuova squadra di subacquei, tutti di etnia moro, dotati di una seconda chiatta e di attrezzature più moderne, e il loro ritmo di recupero delle monete – assai più veloce di quello tenuto dagli americani – inizia ad insospettire i giapponesi: il sabotaggio sta venendo alla luce.

A MacArthur “difensore e liberatore” la Repubblica delle Filippine dedica nel 1947 due monete, da un peso e da 50 centesimi: questa, in argento, pesa g 20,0 per mm 35,5 di diametro
A MacArthur “difensore e liberatore” la Repubblica delle Filippine dedica nel 1947 due monete, da un peso e da 50 centesimi: questa, in argento, pesa g 20,0 per mm 35,5 di diametro

Una provvidenziale tempesta e la fine della caccia al tesoro

A salvare gli eroi impegnati nella caccia al tesoro di Manila sarà una provvidenziale tempesta che a fine mese costringe le chiatte di recupero a far rotta precipitosamente verso il porto di Manila dove quella dei subacquei locali, a causa del mare grosso, si inabissa con tutte le attrezzature.

Appena finita la guerra si procede al recupero del tesoro di Manila: in quest’immagine d’epoca un palombaro della US Navy sorride di fronte ad una montagna di monete d’argento
Appena finita la guerra si procede al recupero del tesoro di Manila: in quest’immagine d’epoca un palombaro della US Navy sorride di fronte ad una montagna di monete d’argento

Arriva così il 7 novembre, data in cui i giapponesi – senza spiegazioni – interrompono il recupero.

A quel momento, ile operazioni hanno permesso di recuperare circa un ottavo dei 16 milioni di pesos affondati, 18 casse dai filippini, 97 dagli americani, 257 dai moro.

I prigionieri vengono assegnati ad altri compiti di salvataggio e il capitano Takiuti sostituito da un ufficiale molto meno tollerante; la libertà degli americani viene ridotta e, nel febbraio 1943, dopo aver rifiutato di ricambiare il saluto di un generale giapponese, vengono tutti rispediti ai campi di prigionia.

Nel corso degli anni, gran parte del tesoro di Caballo Bay è stato recuperato. Un’operazione della US Navy condotta nel 1945 riporta alla luce circa sei milioni di pesos mentre un gruppo privato assunto dal governo filippino ne fa riemergere altri 2.800.000 nel 1947. Tuttavia, in un articolo pubblicato nel 2007, l’esperto di numismatica Timothy B. Benford sostiene che fino a tre milioni e mezzo di pesos potrebbero scintillare ancora, nelle notti di luna piena, sul fondale dell’oceano.