Prosegue la serie di monete “enogastronomiche” di IPZS con un omaggio al dolce simbolo delle festività e alle bollicine della Franciacorta

 

di Chiara Pasqui | Fa tappa in Lombardia, il Poligrafo e zecca dello Stato italiano, con la nuova moneta della serie Cultura enogastronomica italiana. E sono due eccellenze legate alle festività, ma non solo, le protagoniste di questa emissione: il Franciacorta e il panettone.

La 5 euro in cupronichel con applicazioni di colore è stata realizzata dall’artista incisore Marta Bonifacio, è stata coniata in versione fior di conio con un valore nominale di 5 euro e ha una tiratura di 15 mila pezzi. Zigrinatura continua, diametro mm 26,95 mm per g 10,30 di peso. Fin qui i dati tecnici del conio disponibile nell’e-shop di IPZS a 25 euro di prezzo.

Gli “ingredienti” della nuova 5 euro a colori

Il dritto presenta, in primo piano, alcuni ingredienti del “Pan de Toni”, dal quale, secondo la leggenda, deriverebbe il nome moderno del panettone, tipico dolce lombardo. Sulla composizione si evidenzia una tipica cesta utilizzata per raffreddare dopo la sua cottura il dolce capovolto; a sinistra, le sagome di un calice e di una bottiglia di vino spumante.

franciacortaSullo sfondo, in grafica stilizzata, una serie di merli guelfi, caratteristici dei castelli della Franciacorta, e uno skyline di monumenti: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il “Torrazzo” di Cremona, il Palazzo Ducale di Mantova e il Palazzo della Loggia di Brescia.

Suggella la composizione la “rosa camuna”, simbolo della Regione Lombardia ispirato alle incisioni rupestri della Val Camonica, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. In alto, nel giro, la scritta REPUBBLICA ITALIANA. In esergo, la firma dell’autore M. BONIFACIO.

Simboli della Lombardia, icone di una regione

Sul rovescio, invece, si riconoscono un panettone e un calice in cui viene versato il vino spumante tipico della zona Franciacorta; in secondo piano, un profilo del Duomo di Milano su cui si evidenzia un particolare del rosone gotico con il simbolo araldico visconteo denominato la “Raza”, posto nella vetrata centrale dell’abside del Duomo.

In alto, ad arco, la scritta SAPORI D’ITALIA; a destra, il valore 5 EURO; a sinistra la R della zecca di Roma; in esergo 2022, anno di emissione della moneta, delimitato ai lati da elementi decorativi rappresentativi della “rosa camuna”.

franciacorta

Da un errore di cottura alla corte del Moro…

Si sono consumate pagine e pagine di ricette sul “Pan de Toni”, ognuna etichettata come “l’originale”. Ma conosciamo la provenienza di questo nome? Si deve ad uno sguattero di nome Toni che, dimenticando il dolce in forno, finì per bruciarlo.

Tentando di salvare il banchetto – organizzato dal suo padrone, niente meno che Ludovico il Moro, signore di Milano – il servo sbadato impastò un altro dolce con i soli ingredienti che gli erano rimasti: impasto, burro e canditi. Nacque così il “Pan di Toni” che, dal XIX secolo circa, diventerà il “Panaton de Natal”.

Ad oggi, si ha persino un “galateo del panettone”: tradizionalmente veniva consumato direttamente con le mani, ma il galateo prevede altre regole. Può essere mangiato con le mani se servito senza crema di accompagnamento; se, invece, sono presentate anche creme o salse, si utilizzano forchettina e cucchiaio da dolce per degustare la pietanza.

La forma che oggi conosciamo, “a guepiere, è nata attorno al 1920 da Antonio Motta che conferì questa forma a fungo per renderlo meno bruciato e soprattutto più soffice.

Bollicine “lumbard” amate in tutto il mondo

Quale miglior accompagnamento, per il panettone, se non delle ottime bollicine, di Franciacorta, ad esempio? L’altra eccellenza celebrata in moneta nasce nelle antiche “terre franche” del basso Lago d’Iseo, l’area spumantistica più famosa d’Italia.

Il termine Franciacorta non ha tuttavia nulla a che vedere con la Francia; Franciacorta è solo la contrazione italianizzata di “Curte Franca”, ovvero di “corte franca”, una zona esentata, affrancata, dal pagamento dei tributi. Ed ecco rispuntare monete e numismatica…

La peculiarità dei termini franciacortini è però un’altra, il Saten è la vera gemma della Franciacorta. Parola di origine dialettale, “saten” significa seta. La Franciacorta era ed è zona di grandi setifici. Solo la Franciacorta può dunque avere un Saten.

Si tratta di una tipologia di prodotto in più, prevista solo nel disciplinare del Franciacorta DOCG. È uno spumante metodo classico ovviamente, prodotto però solo con uve a bacca bianca autorizzate, ovvero chardonnay e pinot bianco. Questo perché, eliminando il pinot nero, si toglie un poco di struttura ma si accentua la rotondità del prodotto, grazie soprattutto alla morbidezza fornita dallo chardonnay. Cin!