Questo articolo prende spunto dalla mail di un nostro lettore che scrive: “Buongiorno, non sono un collezionista ma la vostra bella rivista online mi ha colpito. Le foto che vi invio sono quelle di una moneta che mio padre, mancato molti anni fa, mi regalò dicendo che era romana e lasciando un cartellino con scritto ‘Gens Julia’ e nient’altro. Vi sono da sempre molto legato e ora vorrei saperne di più, potete aiutarmi? Grazie”.
Un celebre denario di tarda epoca repubblicana
Quello che il nostro lettore ha in mano è una delle emissioni più celebri della tarda Repubblica Romana, coniata da Giulio Cesare nel 47-46 a.C. Non è una moneta rara, anzi il riferimento RRSC D249 (Roman Republican Silver Coins, vol. II) testimonia una disponibilità del tipo sul mercato numismatico, ma è una moneta straordinariamente interessante sia dal punto di vista storico sia da quello mitologico.
Questa la descrizione: D/ Testa di Venere diademata verso destra; R/ CAESAR, Enea avanza verso sinistra portando Anchise sulla spalla e il Palladio nella mano destra. Riferimenti: Crawford 458/1; RRSC D249 (Ag, g 3,87, mm 18).


Il bell’esemplare di denario cesariano inviato dal nostro lettore: risale al 47-46 a.C. e ci racconta una pagina di storia di Roma tra mitologia e politica
Questa non è semplicemente una moneta “di Cesare”: è una moneta di propaganda personale nel senso più moderno del termine. Certo, membri della Gens Julia avevano già emesso monete in precedenza, ma qui siamo davanti a un’emissione direttamente collegata al celebre dittatore, nel pieno della guerra civile che lo avrebbe portato al dominio assoluto di Roma. E come molte emissioni della Gens Julia, anche questa è carica di richiami mitologici studiati per nobilitare le origini della famiglia.
Secondo la tradizione romana, infatti, la Gens Julia sosteneva di discendere direttamente da Enea, l’eroe troiano figlio della dea Venere. Dopo la caduta di Troia, Enea sarebbe fuggito dalla città in fiamme portando sulle spalle il padre Anchise e salvando il Palladio, la sacra statua protettrice della città. Dopo un lungo viaggio nel Mediterraneo, la tradizione romana lo voleva approdato anche sulle coste del Lazio, in un percorso mitico che avrebbe infine condotto alla nascita della stirpe destinata a fondare Roma.

Venere Gentitrice sul dritto del denario cesariano (Crawford 458/1; RRSC D249): qui un esemplare ex asta Artemide 73E, 10-11 gennaio 2026, lotto 636
Qui è bene precisare un punto storico importante: Enea non “fondò Roma” direttamente. Secondo la tradizione romana egli fondò Lavinio; suo figlio Ascanio-Iulo avrebbe poi fondato Alba Longa, da cui sarebbe discesa la stirpe che portò, molte generazioni dopo, a Romolo e Remo. Ed è proprio da Iulo (Iulus), identificato con Ascanio, che i Giulii facevano derivare il proprio nome.
Una genealogia mitica su un tondello d’argento
La moneta racconta visivamente questa genealogia mitica. Al diritto compare Venere, dea protettrice di Enea e presunta antenata divina della famiglia di Cesare. La scelta non è casuale: Cesare promosse fortemente il culto di Venus Genetrix, cioè “Venere Genitrice”, come madre simbolica della sua stirpe. Dopo la vittoria di Farsalo dedicò persino un tempio a Venus Genetrix nel proprio foro.
Al rovescio vediamo invece una delle immagini più iconiche della mitologia romana: Enea che fugge da Troia con il vecchio Anchise sulle spalle. Nella mano destra porta il Palladio, simbolo sacro della continuità religiosa e politica di Troia trasferita idealmente a Roma. Non è soltanto una scena eroica: è una dichiarazione politica.

Enea in fuga da Troia con sulle spalle il padre Anchise: l’esemplare, con piacevole patina e alcune debolezze di conio, da una base di 550 euro è stato aggiudicato per 1175 euro
Cesare sta dicendo ai Romani: (1) la mia famiglia discende dagli eroi troiani; (2) il mio sangue è legato alla dea Venere; (3) la mia autorità ha radici antichissime e quasi divine; (4) io sono il continuatore del destino di Roma.
Un manifesto politico in metallo che ha attraversato i secoli
In definitiva, questo denario della Gens Julia è un esempio propaganda raffinata, costruita attraverso immagini che ogni romano colto avrebbe immediatamente riconosciuto. Ed è proprio questo che rende il denario Crawford 458/1 così affascinante ancora oggi: non è solo una moneta d’argento della tarda Repubblica, ma un manifesto politico in metallo capace di condensare mito, religione, genealogia e legittimazione del potere in appena diciotto millimetri di diametro.
In sintesi, questo denario è uno dei più magnifici esempi di come Giulio Cesare utilizzò la monetazione per costruire la propria immagine, celebrando origini nobili e divine strettamente intrecciate con il mito fondativo di Roma stessa.






































