Volendo usare un pizzico di poesia, lo potremmo ribattezzare “lo scudo degli sposi bambini”, quello da 4 testoni coniato nel 1496 a nome di Filiberto II, VIII duca di Savoia, in occasione delle sue nozze con la cugina Iolanda Luigia.
Moneta eccezionale, del resto, dal momento che rappresenta il più antico scudo emesso da una signoria italiana ed anche uno dei più rari in assoluto (argento, mm 43-45, g 37,3-38,4), passato pochissime volte sul mercato e con risultati impressionanti.

Ducato d’oro di Filiberto II di Savoia coniato dalla zecca di Torino: come indica il ritratto ancora adolescenziale, fu coniato nella prima parte di regno del giovanissimo duca
Si pensi ad esempio che in Mb/Bb un esemplare ex collezione Gnecchi, nel lontano 1955, realizzò ben 800.000 lire (a quei tempi, una Fiat 600 era il sogno di tanti italiani, e costava 590.000 lire, mentre lo stipendio di un operaio era in media di 40.000 lire).
Torniamo però allo “scudo degli sposi bambini”, a quel lontano 1496 e al giovanissimo Filiberto, nato nel 1480 e figlio di Filippo II – fratello del duca Amedeo IX “il Beato”- e di Margherita di Borbone.
Filiberto fu educato alla corte di Carlo VIII e seguì il padre e il re di Francia nella spedizione napoletana del 1494. Sempre assieme a Filippo II combatté contro i Genovesi e si unì all’imperatore Massimiliano I d’Asburgo nella spedizione contro i Fiorentini.
La sua unione con Iolanda Luigia (1487-1499), figlia di Carlo I di Savoia e di Bianca di Monferrato, venne stabilita – come spesso accadeva – per motivi politici e dinastici; il contratto nuziale, stipulato il 12 marzo 1496, prevedeva una dote di 100 ducati d’oro e ogni diritto spettante alla sposa sul Marchesato di Monferrato.

Dritto dello “scudo degli sposi bambini” battuto nel 1496 per le nozze tra Filiberto II di Savoia e la cugina Iolanda Luigia, che all’epoca aveva appena nove anni)
Il grado di consanguineità fra i promessi sposi richiedeva la dispensa papale, che fu ottenuta, dopo un’indagine svolta dal vescovo di Losanna, il 22 maggio 1496; due mesi più tardi, il 20 luglio, il matrimonio venne infine celebrato.
Lo “scudo degli sposi bambini”, secondo gli studi più recente, sarebbe stato coniato dalla zecca di Chambéry, gestita in quel tempo dal maestro Pietro Balligny. Il dritto reca il busto del duca volto a destra, corazzato con berretto e legenda PHILIBERTVS DVX SABAVDIE VIII; traspare dall’incisione la finezza dei tratti del giovane, appena sedicenne, appunto soprannominato dai contemporanei “il Bello” per la delicatezza dei lineamenti.
Il rovescio, invece, presenta il busto volto a sinistra della decenne duchessa col velo sul capo e legenda IOLANT LVDOVICHA DVCISSA SABAVDIE; uno dei coni conosciuti la mostra col collo adorno di un filo di perle, altri con collare dell’Ordine istituito nel 1362 da Amedeo VI di Savoia – chiamato il “Conte Verde” – consistente in un cerchio d’argento dorato, simile ad un collare di levriero, con ripetuto sopra di esso per tre volte il misterioso motto sabaudo FERT e con un tondo pendente formato da tre nodi d’amore.

Al rovescio, la duchessa indossa un velo decorato e il collare di quello che sarebbe divenuto il Supremo Ordine della Santissima Annunziata: caso unico per un personaggio femminile
L’Ordine, che verrà successivamente detto Supremo Ordine della Santissima Annunziata e rappresenterà lungo i secoli la massima istituzione cavalleresca della dinastia sabauda, è da sempre riservato a principi e dignitari di sesso maschile; la sua attribuzione a Iolanda Luigia è pertanto caso unico ed eccezionale. La giovanissima duchessa, però, sarebbe morta purtroppo poco dopo, nel 1499, prima di aver consumato il matrimonio.
Intanto, nel 1497 Filiberto II era stato chiamato a succedere al padre Filippo come duca di Savoia. Nel conflitto per il Ducato di Milano egli non prese posizione alcuna, rimanendo neutrale, e ne venne ricompensato da Luigi XII che rinunziò all’invasione del Piemonte. Per equilibrare, poi, la preponderanza francese, nel 1501 Filiberto sposò in seconde nozze la figlia di Massimiliano I d’Asburgo, Margherita.

Grande medaglia di Jean Marende fusa in bronzo (mm 96, g 164 circa) per le seconde nozze di Filiberto II celebrate nel 1501 con Margherita d’Asburgo
Il ruolo di primo piano che questa subito assunse fecero cambiare rotta anche alla politica estera del Ducato sabaudo. Il duca infatti, da questo momento, si avvicinò sempre più all’Impero, ricevendo come compenso dall’imperatore Massimiliano, nel 1503, la giurisdizione temporale su diversi vescovati in Francia, Svizzera e Piemonte.
La corte ducale rimase a Torino, dove il duca e la duchessa avevano fatto un solenne ingresso, tra festeggiamenti ed onori, fin dal 1504; in seguito i duchi si trasferirono nel castello di Pont-d’Ain, per salvaguardarsi da una epidemia di peste che aveva colpito il Piemonte.
Mentre soggiornava nel castello dove era nato, Filiberto II “il Bello” fu colpito da attacchi di febbre che lo portarono alla morte, avvenuta il 10 settemmbre 1504. Vennero per lui celebrate solenni esequie e il suo corpo venne sepolto nel monastero di Brou a Bourg-en-Bresse. Non avendo egli lasciato eredi diretti, la corona ducale passò al fratellastro Carlo II.

Il sepolcro dello sfortunato duca Filiberto II nell’abbazia di Notre Dame a Borug-en-Bresse
Di Filiberto II e Iolanda Luigia di Savoia rimase dunque solo quel rarissimo “scudo degli sposi bambini“ che vi abbiamo mostrato: una pagina si storia e numismatica che meritava, dopo tanto tempo, di essere riletta.






































