Uno come lui non poteva farsi sfuggire l’occasione del 250° anniversario degli USA – tanto più, in quanto inquilino della Casa Bianca – per mettere a segno l’ennesimo colpo di teatro creando quel Trump Dollar che nessuno si aspettava. Il presidente in carica, infatti, appare da pochi giorni su una moneta coniata dalla US Mint di Philadelphia e distribuita in rotolini da 25 esemplari (a 61 dollari) o in sacchetti da 100 pezzi (a 154,50 dollari di emissione).
Una bella operazione di marketing, non c’è che dire, il cui appeal commerciale è stato accresciuto dal fatto che 250.000 monete con un marchio speciale JULY 4th sono state incluse casualmente nei rotolini e nei sacchetti, tipo sorpresa nei corn flakes. Queste monete speciali sono state coniate il 4 luglio, non sappiamo tra quanti mugugni dei dipendenti della zecca costretti agli straordinari.

Ecco il “dollaro della discordia” che il presidente USA Donald Trump si è auto dedicato e che la US Mint ha coniato senza batter ciglio
In rame, con piccole percentuali di zinco, manganese e nickel, 26,49 millimetri di diametro per 8,10 grammi di peso, il Trump Dollar riporta al dritto il sigillo presidenziale con il numero 250 sullo scudo; è tuttavia il rovescio ad essere “storico” suo malgrado dato che raffigura l’ormai universalmente noto volto (accigliato) di Donald J. Trump, quasi al giro di boa del suo secondo mandato presidenziale.
E qui sta il problema, perché secondo la legislazione a stelle e strisce, o almeno secondo la tradizione, il Trump Dollar non dovrebbe esistere dato che, come ha ricordato in un post social il presidente della NIP Umberto Moruzzi – finora negli USA è valso il motto “No monarchs. No kings. No living presidents on our coins”.
Anche se nel 1926, esattamente cento anni fa, gli Stati Uniti emisero un mezzo dollaro per commemorare il 150° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza sul cui dritto comparivano George Washington e Calvin Coolidge, che non soltanto era ancora vivente, ma era in quel momento presidente degli Stati Uniti. Un precedente, dunque, esiste.

Il mezzo dollaro del 1926, 150° dell’indipendenza USA, sul cui dritto il presidente allora in carica, Calvin Coolidge, “fa capolino” dietro il fondatore George Washington
“Ma basta guardare quella moneta – prosegue Moruzzi – per capire anche la differenza. Coolidge è in secondo piano rispetto a Washington e, soprattutto, la moneta non è dedicata alla sua persona: celebra l’Indipendenza americana. Il rovescio, con la Liberty Bell e le date 1776 e 1926, non lascia dubbi sul significato dell’emissione”.
Nemmeno il Trump Dollar lascia spazio alla fantasia: il burbero volto del presidente con lo sguardo fisso “in camera” è l’ennesimo manifesto – elettorale, viste le consultazioni di medio termine di novembre? – di una immensa campagna mediatica che non risparmia alcun mezzo. Siamo di fronte ad una smaccata auto celebrazione, a una di quelle iniziative nate da un imbarazzante culto della personalità al quale Trump ci ha ormai abituati, anzi assuefatti, tanto da essersi “normalizzato” nella percezione di gran parte di noi come, purtroppo, i morti sul fronte russo ucraino, o quelli in Palestina.

Sul rovescio del Trump Dollar il sigillo presidenziale con lo stemma sul petto dell’aquila caricato del numero 250, a ricordare i due secoli e mezzo degli Stati Uniti d’America
Sia ben chiaro che il Trump Dollar non è paragonabile ad una perdita inutile di vite umane, ma nel nostro settore è un segnale di quanto il mondo sia cambiato negli ultimi anni e di come regole, convenzioni, tradizioni della numismatica non siano solo state superate – in positivo – da nuove espressioni di creatività artistica o da capacità tecniche rivoluzionarie, ma anche in negativo segnando – come in questo caso – il ritorno ad un uso politico e propagandistico della moneta di cui non si sentiva affatto la mancanza. A riprova di quanto simili iniziative provochino reazioni contrastanti, restando in ambito social basta vedere la marea di commenti sul profilo di Paul Hollis, presidente della US Mint.
Quando si fa pratica come giornalisti, uno dei mantra che si sentono ripetere da parte di capiservizio e direttori è “distinguere sempre i fatti dalle opinioni” e credo che la mia opinione, in merito al “fatto” del Trump Dollar, sia ben chiara. Aggiungo oggi, 11 settembre 2026, che ad un quarto di secolo dall’attacco terroristico alle Torri gemelle una moneta commemorativa per quel giorno che ha cambiato il mondo sarebbe stata ben più significativa.






































