Sull’onda delle vittorie della prima campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte nasce d’impeto, tra l’ottobre e il dicembre del 1796, le Repubblica Cispadana. Comprende i territori a sud del fiume Po (da cui il termine “cispadana”, ossia “al di qua del Po”): Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Massa e Carrara, la Garfagnana. La capitale viene stabilita a Bologna e l’iniziale federazione creata nell’ottobre 1796 diventa uno stato unitario il 23 dicembre, proclamato durante un congresso di delegati dei vari territori che si tiene a Reggio Emilia.

 

Soldati della Repubblica Cispadana mostrano fieri il neonato tricolore che ritroviamo anche sui pennacchi rossi, bianchi e verdi dei cappelli delle uniformi

 

Un incontro storico – anche se la Repubblica Cispadana avrà vita breve – dal momento che proprio durante il congresso di Reggio Emilia, il 7 gennaio 1797, viene anche adottato ufficialmente il tricolore (a bande orizzontali rosso, bianco e verde, con al centro un emblema con simboli rivoluzionari) che rappresenta, da fatto, il primo antesignano della bandiera italiana.

A partire dal gennaio 1797 un nuovo congresso che si tiene a Modena elabora una Costituzione ispirata al modello francese, approvata nel febbraio successivo, e che istituisce un parlamento bicamerale e un direttorio esecutivo. La vita di della Repubblica Cispadana è tuttavia brevissima: il 9 luglio 1797 si unisce alla Repubblica Transpadana – i territori retti dal governo provvisorio instaurato dai francesi in Lombardia – per dare vita alla più ampia Repubblica Cisalpina sancita col Trattato di Tolentino del 19 febbraio precedente.

 

Il frontespizio del progetto di Costituzione e la bandiera adottata dalla Repubblica Cispadana del 1796-1797

 

Le “monete” della Repubblica Cispadana nella letteratura


Nonostante la fragile situazione politica, nei pochi mesi della sua esistenza la Repubblica Cispadana prova anche a darsi una monetazione che, ancora oggi, aleggia tra i “fantasmi” della numismatica moderna italiana. Si lavora presso la zecca di Bologna, che per secoli ha servito la città e qui – stando al volume X del Corpus Nummorum Italicorum. Emilia (Parte 2a). Bologna e Ferrara. Ravenna e Rimini – vede la luce una sola moneta in oro da 20 lire (o doppia) del diametro di 23,5 millimetri e pesante 3,57 grammi.

 

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Dritto di una magnifica prova in argento delle 20 lire (o doppia) che la zecca di Boilogna avrebbe dovuto coniare in oro

 

Vittorio Emanuele III ne indica due varianti (n. 1 e 2, p. 364) con dritto identico e minime differenze di legenda. La n. 1, presente nella Collezione Reale, è anche illustrata in Tavola XXV al n. 7. Il secondo esemplare noto al re è invece parte delle raccolte del Museo Correr di Venezia. La moneta al n. 2 è indicata come presente nel catalogo della collezione del Cavalier Giancarlo Rossi esitata nel 1880 a Roma da Raffaele Dura e Giulio Sambon (lotto n. 603).

A seguire il sovrano indica rispettivamente, ai nn. 3 e 4, una prova in rame e una in bronzo (pesi rispettivi di grammi 3,57 e 3,96) appartenenti alla sua collezione. Decenni dopo il “re numismatico” sarà Antonio Pagani, ai nn. 557-559 del suo catalogo Prove e progetti di monete italiane o battute in Italia dall’invasione francese ai giorni nostri (1796-1955) ad aggiungere  P. 97 un’ulteriore prova in argento senza tuttavia indicarne il peso.

 

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Il rovescio della stessa prova di moneta con la Madonna di San Luca sulle nubi che tiene in braccio il Bambino ed il nome della capitale repubblicana

 

Antichi e nuovi simboli per un sogno di libertà


Veniamo ora alla descrizione delle monete – o meglio, delle prove di monete – a nome dell’effimera Repubblica Cispadana: al dritto, al centro del campo troviamo un turcasso con frecce, armi e quattro bandiere decussate; sotto, nel giro, la data (17 . 97 o 17 97) e lungo il bordo REPVBLICA . CISPADANA . ANNO . PRIM .

Il rovescio, invece, riprende un’iconografia tipica delle monete bolognesi, anche di quelle emesse durante il Governo popolare del 1797-1799, ossia il mezzo busto della Madonna di San Luca sulle nubi, con in braccio il Bambino. Attorno la legenda PRAESIDIVM . ET . DECVS . e in caratteri più piccoli, in basso, BONONIA con o senza punto a seguire. Il taglio è rigato.

 

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Altri due esemplari, uno in argento e uno in rame, della prova da 20 lire sul cui dritto appare il tricolore “appena nato”

 

Interessante come una repubblica giacobina continui a proporre su moneta un’immagine sacra, ma va considerato quanto la devozione popolare per la Vergine fosse radicata a Bologna e di come – scudi e mezzi scudi del 1797-1799 lo dimostrano – vi fosse quasi un desiderio di affidare alla madre celeste la protezione della città, della popolazione, del territorio a prescindere dalla vocazione “rivoluzionaria” e certamente non papalina del nuovo governo.

 

Un inedita prova da 4 baiocchi in asta Cambi & Crippa


La numismatica, come ben sappiamo, non finisce mai di stupirci e le scoperte sono sempre dietro l’angolo: ecco dunque che, nel catalogo dell’asta Cambi & Crippa del 10-12 novembre prossimi, appare oltre ad una prova in piombo, un inedito assoluto, ossia un esemplare (sempre di prova e in piombo) con al rovescio il valore QVAT | TRO | BAIOC | CHI, alla maniera delle muraiole papali dello stesso valore coniate in varie zecche pontificie.

Asta Cambi & Crippa 10-12 dicembre 2026: lotto 258, prova in piombo da 4 baiocchi (dritto)

 

Molto interessante, questo inedito esemplare (lotto 258 dell’asta, mm 23,25 per g 9,11, base 1000 euro) amplia dunque le nostre conoscenza sulle monete dell’effimera esperienza repubblicana: oltre ad un tipo in oro, infatti, la prova da 4 baiocchi ci dice che erano in previsione anche monete “erose”, ossia a basso tenore d’argento, da destinare ad un’ampia circolazione.

Asta Cambi & Crippa 10-12 dicembre 2026: lotto 258, prova in piombo da 4 baiocchi (rovescio)

 

Cos’hanno però di ancor più particolare queste prove di monete della Repubblica Cispadana, qualunque valore abbiano o in qualunque metallo siano? Ebbene, il fatto che oltre alla loro esimia rarità – l’oro non si vede sul mercato dal 1880, argento e rame sono di rarissima apparizione – si tratta dei primi tondelli in assoluto, nella nostra numismatica, su cui appare il tricolore, anche se quello primigenio, posto ai lati del turcasso in una libera rielaborazione dell’emblema repubblicano.

E allora, evviva la Repubblica Cispadana e le sue monete, anche se… mai nate!