Lo scorso 10 ottobre a Mantova è stata proclamata beata Maria Ignazia Isacchi, fondatrice della Congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Asola. Nata nel 1857, nel 1879 entrò nell’istituto delle Orsoline di Somasca, conseguì il diploma di maestra e nel 1883 venne inviata come insegnante nel nuovo collegio fondato a Ponte San Pietro.

 

La beata Maria Ignazia Isacchi in una foto d’epoca restaurata e colorata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale

 

Nel 1885 venne nominata superiora e direttrice del Collegio. Per le sue qualità umane e spirituali, quindi, nel 1889 il vescovo di Bergamo Gaetano Camillo Guindani la nominò vicaria generale dell’istituto e maestra delle novizie.

Fu fra le sette suore che fondarono una nuova casa della congregazione a Gazzuolo con annessa scuola, dove rimase fino al 1917 quando tornò ad Asola dove venne stabilita la Casa Madre della congregazione. Nel 1924, per motivi di salute, rinunciò al servizio di superiora generale che però le venne confermato a vita ad honorem. Maria Ignazia Isacchi morì il 19 agosto 1934 a Seriate dopo una vita di fede esemplare vocata alla preghiera e all’insegnamento.

 

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L’intenso volto, anziano e sereno, della beata Maria Ignazia Isacchi sul dritto della medaglia di beatificazione

 

Nel maggio 1950, ad una consorella della beata Isacchi venne diagnosticata una patologia “di natura tubercolare” che ben presto divenne gravissima. Una religiosa della stessa congregazione invocò allora la fondatrice chiedendo la grazia della guarigione che, miracolosamente, avvenne. La suora visse fino a 92 anni e morì nel 2018.

Alla beata Maria Ignazia Isacchi il maestro Luigi Oldani ha dedicato, su commissione dell’Istituto  Orsoline del Sacro Cuore di Gesù di Asola una medaglia di 60 millimetri in bronzo patinato coniata in soli cento esemplari numerati in costa. Il volto della religiosa è modellato al dritto, tratto da un’antica fotografia mentre il rovescio porta al centro lo stemma dell’istituto e rappresenta l’ennesima conferma della bravura dello scultore Luigi Oldani nei ritratti, resi sempre in modo efficace e suggestivo.

 

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Epigafico, con il solo emblema dell’istituto di Asola, ecco il rovescio della medaglia modellato da Luigi Oldani

 

Anche l’uso di caratteri “modellati”, e non di un font standardizzato, conferisce personalità alla medaglia che si inserisce in un filone – quello dedicato a beatificazioni e canonizzazioni – che nei secoli conta centinaia, se non migliaia, di coniazioni sia nell’area italiana che nel resto del mondo.