Fino a pochi giorni fa un decreto ingiuntivo sanciva l’obbligo, per il Ministero della Cultura, di pagare un congruo premio di rinvenimento sul Tesoro di Como – scoperto nel 2018 e di cui ci siamo occupati più volte – ma ora, a causa di una nuova sentenza del Tar, tutto sembra essersi bloccato.

Tesoro di Como: situazione bloccata dal TAR fino al 2027

I giudici del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, infatti, hanno congelato la situazione almeno fino al 2027 e sul contenzioso fra lo Stato italiano e Officine Immobiliari, la società comasca che effettuò la causale scoperta delle 1000 monete d’oro tardo imperiali nel cantiere di Via Diaz (ex Teatro Cressoni) non può essere scritta ancora la parola “fine”.

Secondo la normativa italiana,  infatti, Officine Immobiliari ha diritto a un premio di rinvenimento sul Tesoro di Como e si era parlato di 453.000 euro, ossia il 9,25% su un valore delle monete stimato dal Ministero della Cultura in 4,9 milioni di euro; in realtà il valore dell’eccezionale complesso numismatico sarebbe ben più elevato, compreso tra i 9 e gli 11 milioni di euro come stabilito da un ente terzo londinese.

Quale che sia il valore “ragionevole” per il premio di rinvenimento del Tesoro di Como, nonostante le tre cause vinte da Officine Immobiliari presso il Consiglio di Stato la situazione appare a un punto morto, con l’unico effetto che anche l’esposizione delle monete, sbandierata più volte come imminente, dovrà essere posticipata fino a non si sa quando.

L’allestimento e l’apertura al pubblico si allontanano

Una situazione che amareggia, soprattutto perché il Tesoro di Como è destinato a rimanese ancora a lungo nei cassetti della Soprintendenza, dove già “riposa” da anni. Era infatti il 5 settembre del 2018 quando sotto l’ex Teatro Cressoni venne alla luce l’anfora con le mille monete romane di epoca tardo imperiale, un ritrovamento che fece notizia in tutto il mondo e che l’allora ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, definì come “la scoperta più importante dell’archeologia dopo Aquileia”.

Fiumi d’inchiostro e centinaia di pagine digitali sono stati scritti da allora sul tesoretto numismatico e le vicende che lo hanno visto protagonista: per rendersi conto dell’eco in Italia e non solo basta consultare la sterminata rassegna stampa dal 2018 a oggi.

Tra gli ultimi articoli, apparso pochi giorni fa nell’edizione online de Il Giorno riportiamo le parole di Saba Dell’Oca, amministratore di Officine Immobiliari: “Ci sentiamo presi in giro. Noi abbiamo trovato le monete. Siamo proprietari e scopritori. Nessuno sapeva che lì sotto ci fosse un tesoro, non era stato programmato nessuno scavo. È una follia essere arrivati a questo scontro, perché Como è la città del ritrovamento e le monete potevano già essere a disposizione di tutti”.

Una vicenda che incentiverà a nascondere invece che a rivelare

E ancora: “È una vicenda che incentiverà altri a nascondere invece che rivelare. Incoraggerà a portare questi beni all’estero e rivenderli. Se è vero che l’Italia detiene l’80% del patrimonio mondiale dell’archeologia, è stupido che lo Stato non incentivi i cittadini che hanno scoperto tesori a non intascarli. Abbiamo speso un sacco di soldi, ma non molleremo nella maniera più assoluta, almeno affinché venga riscritta la legge sui ritrovamenti”.

Ci sentiamo presi in giro anche noi, e condividiamo ogni sua parola.