Un’opera di Karl Goetz per il Dornier Do X realizzata nel 1929, quando il velivolo conseguì un record per idrovolanti volando con 169 persone a bordo

 

di Roberto Ganganelli | Non è durata molto, è vero, la stagione del trasporto aereo passeggeri su lunghe distanze a mezzo di idrovolanti: un modo di volare avventuroso e romantico, costoso e rischioso che – soprattutto negli anni Trenta del Novecento – portò una élite di facoltosi personaggi a vivere qualcosa di simile a ciò che, decenni più tardi, avrebbero sperimentato i passeggeri del Concorde.

L’epoca romantica delle grandi “navi volanti”

Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania si diedero battaglia – pacificamente, per fortuna – nel realizzare “navi volanti” sempre più grandi, in grado di attraversare l’Atlantico in un tempo impensabilmente breve, un paio di giorni, rispetto ai pur veloci e confortevoli piroscafi di linea.

Il primo esemplare del "Dornier Do X", uno tra i più grandi idrovolanti costruiti, realizzato in Svizzera da una consociata della celebre azienda aeronautica tedesca nel 1929
Il primo esemplare del “Dornier Do X”, uno tra i più grandi idrovolanti costruiti, realizzato in Svizzera da una consociata della celebre azienda aeronautica tedesca nel 1929

Tra gli idrovolanti di grandi dimensioni ce n’è uno – il Dornier Do X – il cui prototipo realizzato dall’azienda Doflug, consociata elvetica della tedesca Dornier, il 31 ottobre del 1929 riuscì nell’impresa record di portare in volo ben 169 persone.

A concepire il mastodontico re degli idrovolanti (40 metri di fusoliera per 48 di apertura alare,  56 tonnellate a pieno carico e 12 motori da 630 cavalli ciascuno) era stato l’ingegner Claude Dornier e l’autentica “folla” di audaci che si prestò al volo record sperimentale fece notizia non solo in Germania, dove l’impresa meritò titoli di giornale a caratteri cubitali e perfino una medaglia a firma di Karl Xaver Goetz.

Un prodigio della tecnica tedesca celebrato in medaglia

Il più grande degli idrovolanti dell’epoca venne celebrato assieme al suo creatore, ritratto sul dritto della coniazione, come TRIVMPH DEUTSCHER TECHNIK (“Trionfo della tecnica tedesca”) e della bella medaglia furono coniati, nonostante il momento di profonda crisi economica, sia esemplari in oro (mm 22,5 per g 4,9) che in argento (mm 36 per g 19,6) che, di modulo grande, in bronzo (mm 110 per g 370).

idrovolantiUn progetto ambizioso, quello del Dornier Do X, che coinvolse anche l’Italia in un raffinato schema industriale che vide l’azienda aeronautica CMASA, nelle sue officine di Marina di Pisa, realizzare il secondo e il terzo esemplare del velivolo che furono usati dapprima dalla Società anonima navigazione aerea per passare poi alla Regia aeronautica.

Una vicenda, quella del Dornier Do X, che avrebbe potuto suscitare strascichi diplomatici dal momento che un aereo così grande e potente avrebbe violato le clausole sul riarmo cui la Repubblica di Weimar era sottoposta dal Trattato di Versailles.

idrovolantiE invece, grazie alla destinazione civile dei due soli idrovolanti di serie e, perché no, anche alla bellissima medaglia di Goetz, il Dornier Do X venne mostrato al mondo come un prodigio della tecnologia e niente più.

L'ingegner Claude Dornier, ideatore del mastodontico e sfortunato velivolo
L’ingegner Claude Dornier, ideatore del mastodontico e sfortunato velivolo

I due idrovolanti “italiani” il loro triste destino

In effetti, la carriera del re degli idrovolanti fu breve;  i due esemplari italiani, il Do X 2 e Do X 3 e dedicati rispettivamente agli aviatori Umberto Maddalena ed Alessandro Guidoni, dopo una breve esperienza come velivoli civili con la Società anonima navigazione aerea (SANA) vennero integrati nella Regia aeronautica.

La forza armata, dopo un tentativo senza successo di trasformare i due velivoli in idro bombardieri, li utilizzò fino al 1935 per esercitazioni, voli dimostrativi e propagandistici, quindi demoliti.

Il prototipo del Dornier Do X, immatricolato D-1929, dopo essere stato usato dalla società DHL, al momento del ritiro del servizio venne esposto al museo di Berlino ma purtroppo finì distrutto dai bombardamenti alleati nel corso del 1943.

Per leggere un altro articolo dedicato alla prima medaglia raffigurante Adolf Hitler, anche questa opera (sebbene “ridpudiata”) di Karl Goetz, clicca qui.