Le vecchie lire nei cassetti degli italiani non sono quasi mai dei tesori numismatici, ma troppe testate continuano a diffondere notizie scorrette

 

di Roberto Ganganelli | Ondate di caldo, ondate di traffico da bollino rosso o nero: di solito, in estate sono queste le “ondate” che fanno drizzare le antenne agli italiani. Quest’anno, tuttavia, più che in passato un’altra ondata sta caratterizzandol’estate nel nostro paese e riguarda proprio il settore numismatico.

Si tratta di un vero e proprio tzunami di fake news, ossia di notizie false, parziali, fuorvianti e, quindi, dannose che ha per oggetto le vecchie lire, ma anche le banconote e gli euro spiccioli. Titoli del tipo vecchie lire conservate nel cassetto: possono valere un tesoro oppure Queste vecchie lire possono valere una fortuna (anche 15 mila euro) hanno fatto capolino sugli smartphone – perché, ormai, il mezzo di informazione preferito è questo – di milioni e milioni di persone.

Per una volta si parla di numismatica e, a farlo, sono sia portali di news minori che quelli di grandi testate a stampa, radiofoniche e multimediali. Il problema è che, nel farlo, non vengono mai adottati quei principi di completezza e correttezza dell’informazione che sono alla base della deontologia del giornalista.

Articoli e post riportano infatti elenchi di monete in lire supposte “rare” con frasi lapidarie del tipo “2 lire Spiga 1947: vale 1800 euro” o “20 lire 1956: vale 700 euro” senza mai sottolineare che questi prezzi si riferiscono al massimo ad esemplari in conservazione fior di conio, magari sigillati e periziati, e che spesso sono stati realizzati una tantum essendo, il mercato reale, ben diversa cosa.

Le meno approssimative tra le fake news sulle vecchie lire, o sugli euro spiccioli si limitano ad affermare a margine che una moneta “può valere anche” una certa, astronomica cifra ma, quello che con amarezza notiamo da questi pseudo scoop è si tratta di contenuti sono confezionati, né più e né meno che quelli sulle miss in spiaggia, o sul nuovo yacht del milionario di turno, solo per generare più traffico web possibile.

E invece. Invece accade che ogni giorno i professionisti numismatici ricevano decine di mail e telefonate di persone convinte di avere un tesoro nel cassetto; non tanto, per esser chiari, gente comune digiuna di numismatica che, una volta ricevuta l’informazione corretta – “non valgono assolutamente nulla, mi spiace” – si limita a scrollare il capo e ripone di nuovo le monetine nel borsello della nonna, ma persone che, in questa fase di difficoltà economiche legate al coronavirus, si mettono a piangere scoprendo che la loro 100 lire del 1955 in mediocre conservazione non vale neppure un euro.

Quelle persone, sedotte e bidonate da un giornalismo superficiale, basato sull’ignoranza di un settore nobile della cultura e del collezionismo (e spesso sul “copia-incolla” da un sito all’altro) non solo ricevono una brutta delusione – del resto, un numismatico che si rispetti non può fare altrimenti – ma da quel momento percepiscono il mondo delle monete (quindi, anche il collezionismo e il commercio di questi oggetti) come un universo nebuloso, vagamente fraudolento e da cui stare alla larga.

Che fare, dunque? Prendersela con i colleghi giornalisti o con l’Ordine invocando sanzioni, ammonimenti, circolari informative? Voce di uno che grida nel deserto. Tuttavia, dato che nel mondo presente i mezzi social danno a tutti la possibilità di un’opinione e di un commento, perché i numismatici – collezionisti, commercianti o semplici appassionati – non provano in massa, dopo di noi, a smentire queste fake news, condividendo questo editoriale e inviando a loro volta segnalazioni ai siti che le pubblicano?

Con un’ondata di condivisioni e commenti – del tipo “Non è vero, il prezzo di una moneta dipende dalla conservazione…” – le redazioni di alcune testate (forse) si renderanno conto del fatto che la numismatica non esiste solo per infiocchettare, senza nessuno scrupolo di fack checking, delle inutili notizie balneari.

 

Dal momento che le fake news su euro e lire non sono una novità, vi rimandiamo ad un precedente editoriale dedicato all’argomento (cliccate qui).

I Numismatici italiani professionisti della NIP già da tempo si sono attivati per arginare le fake news relative al valore delle vecchie monete e degli euro spiccioli (leggete qui).

E infine, per un esempio di fake news fresco fresco, pubblicato da Radio105.net e visto identico, o quasi, su molte altre testate online, cliccate qui.