Due banconote italiane per l’Egitto del 1942, numerate, riemergono a oltre ottant’anni dalla fine della guerra. Stampati nel 1942 per accompagnare l’avanzata dell’Asse, questi buoni non furono mai ufficialmente emessi e le scorte vennero destinate alla distruzione. Un nuovo censimento degli esemplari superstiti consente oggi di ricostruire meglio la loro storia e lascia aperta una domanda: furono davvero tutti sottratti al rogo prima dell’uso?

 

Dalla Libia all’Italia, due eccezionali banconote tornano a casa


Alcuni oggetti, prima ancora del loro valore collezionistico, restituiscono materialmente una pagina di storia. È il caso di due rarissimi biglietti da 5 piastre della Cassa Mediterranea di Credito per l’Egitto, recentemente riemersi insieme dopo oltre ottant’anni.

Si tratta di piccole banconote, appena 110 × 54 millimetri, stampate in azzurro, con il busto di Apollo a destra e, al verso, una composizione con spighe. Dietro questi pochi centimetri di carta si nasconde però uno dei progetti monetari più singolari della Seconda guerra mondiale: una valuta già predisposta per il nuovo assetto dell’Egitto immaginato dalle autorità italiane, ma che gli eventi bellici impedirono di attuare.

 

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Uno dei due eccezionali biglietti da 5 piastre della Cassa Mediterranea per l’Egitto recentemente scoperti

 

Il loro interesse è accresciuto dal fatto che non si tratta di campioni, né di prove di stampa: entrambi recano una regolare numerazione, 0022 325601 e 0022 325907, e condividono la medesima provenienza. La vicinanza dei numeri di serie, distanti appena 306 unità, unita alla loro comparsa congiunta, lascia ragionevolmente pensare che i due esemplari abbiano condiviso la stessa sorte.

Entrambi provengono infatti da una collezione formatasi in Libia e riconducibile agli anni della Seconda guerra mondiale. Il dato assume particolare rilievo alla luce della ricostruzione storica: proprio in Cirenaica, nel 1942, furono trasferite le scorte delle banconote destinate all’Egitto.

 

Dall’invasione del 1940 alla corsa verso El Alamein


Per comprendere queste eccezionali banconote italiane per l’Egitto occorre innanzitutto distinguere due momenti della guerra in Africa settentrionale. La prima invasione italiana dell’Egitto risale al settembre 1940. Le truppe della 10ª Armata avanzarono dalla Libia fino a Sidi Barrani, ma la successiva controffensiva britannica costrinse gli italiani a ritirarsi. L’arrivo dell’Afrika Korps di Erwin Rommel nel 1941 modificò nuovamente gli equilibri e, nella primavera-estate del 1942, le forze italo-tedesche tornarono all’offensiva.

 

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Medaglia in zinco coniata in Germania, nel 1941, su modelli del grande medaglista Karl Goetz, per celebrare Erwin Rommel, la “Volpe del deserto” e i suoi successi in Africa settentrionale

 

Dopo la conquista di Tobruk, il 21 giugno, e la caduta di Marsa Matruh, l’avanzata penetrò profondamente in territorio egiziano fino a raggiungere, alla fine di giugno, la linea di El Alamein, circa 120 chilometri a ovest di Alessandria. L’Egitto occidentale era dunque già teatro dell’occupazione militare dell’Asse quando vennero trasferiti in Africa i biglietti della Cassa Mediterranea.

È un particolare importante. Queste banconote furono predisposte nel momento in cui l’avanzata verso Alessandria e il Delta del Nilo appariva ancora, ai comandi dell’Asse, una possibilità concreta. Il modello, peraltro, esisteva già. La Cassa Mediterranea di Credito per la Grecia aveva effettivamente messo in circolazione propri biglietti nei territori sottoposti all’occupazione italiana. Per Egitto e Sudan vennero così preparate due nuove serie, stampate a Roma dall’Istituto Poligrafico dello Stato, destinate a costituire lo strumento monetario dei territori che si prevedeva di controllare. Delle tre emissioni per Grecia, Egitto e Sudan, solo quella greca arrivò effettivamente alla circolazione ufficiale.

 

Nove banconote italiane per l’Egitto occupato


La serie di banconote italiane per l’Egitto comprendeva nove valori: 1, 5, 10 e 50 piastre; 1, 5, 10, 50 e 100 lire egiziane. Il taglio da 1 piastra, oggi noto solo attraverso esemplari CAMPIONE, era tuttavia ancora sconosciuto nel 1995, quando Guido Crapanzano pubblicò il fondamentale Soldi d’Italia – Un secolo di Cartamoneta. Nella sua ricostruzione l’autore considerava quindi otto valori.

Crapanzano ricostruisce dettagliatamente la vicenda. Secondo il suo racconto, il Poligrafico di Roma venne sollecitato a una produzione immediata, utilizzando come base i modelli già approntati per la Grecia. L’autore riferisce anche una produzione complessiva di 500 milioni di biglietti per Egitto e Sudan. È una cifra entrata nella successiva letteratura, ma che, in assenza per ora di una documentazione originale che ne precisi consistenza e ripartizione, è opportuno citare attribuendola espressamente alla fonte.

 

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Medaglia in argento del 1941 che esalta il ruolo della Divisione corazzata “Ariete” nella riconquista della Cirenaica del 1941, con l’avanzata fino oltre la città di Tobruk

 

Molto più significativa è la ricostruzione del loro trasferimento in Africa. Crapanzano scrive che il 16 luglio 1942, chiusi in sacchi postali sigillati, i biglietti vennero trasportati con un aereo militare da Roma all’aeroporto di Berta, in Cirenaica, e successivamente trasferiti sotto scorta nelle caserme di Barce. In quella data l’avanzata italo-tedesca non doveva ancora cominciare: era già arrivata in Egitto. Proprio durante il mese di luglio i combattimenti sulla linea di El Alamein impedirono però alle forze dell’Asse di proseguire verso Alessandria. Le crescenti difficoltà logistiche e la resistenza britannica arrestarono definitivamente la corsa verso est.

Il 23 ottobre iniziò la grande offensiva dell’8ª Armata britannica guidata da Bernard Montgomery. All’inizio di novembre il fronte fu sfondato e cominciò il ripiegamento che avrebbe portato prima all’abbandono dell’Egitto, poi della Cirenaica e infine della Tripolitania. Quelle migliaia di banconote italiane per l’Egitto custodite a Barce non servivano più.

 

Il rogo di Barce e il carabiniere che salvò una serie


È a questo punto che la vicenda storica assume i contorni di un racconto. Crapanzano era consapevole delle numerose versioni sviluppatesi negli anni intorno alla sorte delle banconote italiane per l’Egitto e le definiva, in parte, fantasiose o imprecise. La testimonianza che riteneva più attendibile gli era stata fornita dal primo venditore di alcuni degli esemplari successivamente entrati nel collezionismo. Secondo quel racconto, prima dell’arrivo delle truppe britanniche le scorte conservate a Barce furono date alle fiamme. Un carabiniere avrebbe però sottratto al rogo una serie completa degli otto valori ordinari destinati all’Egitto.

 

Militari della 185a Divisione paracadutisti Folgore sul fronte di battaglia di El Alamein: la loro resistenza fu accanita, ma non fu sufficiente ad arginare le soverchianti forze britanniche del maresciallo Montgomery

 

Dopo la guerra, gli otto biglietti sarebbero stati divisi tra due nipoti: cinque a uno e tre all’altro. Crapanzano riferisce che, intorno al 1967, dopo lunghe trattative, un collezionista italiano riuscì ad acquisire cinque di quegli esemplari. Al momento della pubblicazione del volume del 1995, l’autore li indicava nella collezione della Banca d’Italia e ne riproduceva le fotografie. Il racconto non costituisce naturalmente un verbale militare né un documento d’archivio del 1942. È una testimonianza relativa alla provenienza, tramandata attraverso il primo venditore e fissata da Crapanzano nella letteratura numismatica. Ma assume oggi un valore considerevole perché offre una spiegazione coerente alla sopravvivenza di almeno una parte dei biglietti numerati.

E soprattutto fornisce dei numeri. I cinque esemplari illustrati da Crapanzano nel 1995, e ripresi da Gavello nel 1996, sono il 5 piastre 0003 757021, il 10 piastre 0011 017164, il 50 piastre 0003 505746, il 5 lire 0001 045801 e il 50 lire 0001 012592. Questi seriali costituiscono un punto fermo. Dimostrano che almeno cinque biglietti ordinari numerati erano già documentati fotograficamente oltre trent’anni fa e permettono oggi di confrontarli con gli esemplari emersi successivamente.

 

Un censimento di biglietti che continua a crescere


Il quadro oggi conosciuto in merito alle banconote italiane per l’Egitto è più ampio. Il seguente censimento deve essere considerato provvisorio: non pretende di stabilire quanti esemplari esistano realmente, ma raccoglie quelli che è stato possibile documentare attraverso pubblicazioni, aste, collezioni note o testimonianze ritenute meritevoli di registrazione.

 

Valore
Numero di serie
Documentazione conosciuta
5 piastre 0003 757021 Illustrato da Crapanzano in Soldi d’Italia, 1995
5 piastre 0022 325601 Esemplare recentemente riemerso, provenienza libica
5 piastre 0022 325907 Esemplare recentemente riemerso, provenienza libica
10 piastre 0011 017164 Illustrato da Crapanzano in Soldi d’Italia, 1995
10 piastre seriale non noto Esemplare in conservazione molto bassa, riferito da un operatore del settore come venduto nei primi anni Duemila;

al momento non documentato fotograficamente

50 piastre 0003 505746 Illustrato da Crapanzano in Soldi d’Italia, 1995
5 lire 0001 045801 Illustrato da Crapanzano in Soldi d’Italia, 1995
5 lire 0001 066592 Winner’s Auctions (2016); in seguito Heritage Auctions (2024)
50 lire 0001 012592 Illustrato da Crapanzano in Soldi d’Italia, 1995

 

Il dato forse più interessante è che gli esemplari riemersi in anni recenti non coincidono con i numeri della serie pubblicata da Crapanzano. Questo significa che la sopravvivenza dei biglietti numerati non può essere ricondotta automaticamente ai soli esemplari passati attraverso la storia del carabiniere. Potrebbero essersi salvati altri biglietti della medesima serie di otto, naturalmente, ma almeno alcune provenienze moderne sembrano aprire scenari differenti.

 

Quel misterioso biglietto da 5 lire passato da Tripoli


Il quadro diventa ancora più interessante osservando un altro biglietto ordinario numerato, il 5 lire 0001 066592, comparso sul mercato internazionale con una provenienza nuovamente legata alla Libia.

Secondo quanto riportato da Winner’s Auctions, l’esemplare sarebbe appartenuto a un esponente della comunità ebraica di Tripoli, che lo avrebbe ricevuto dal proprio autista, soldato dell’esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale. Quest’ultimo avrebbe salvato il biglietto dalla distruzione delle scorte. Conservato tra le pagine di un libro, il 5 lire avrebbe poi seguito il proprietario fino a Venezia, per essere ritrovato dalla famiglia soltanto dopo la sua morte, insieme a una lettera che ne documentava la storia. Winner’s lo aggiudicò per 12.600 dollari, commissioni comprese.

La provenienza, naturalmente, è quella dichiarata nel catalogo d’asta e come tale deve essere considerata. Presenta però una significativa convergenza con il racconto raccolto molti anni prima da Crapanzano: anche in questo caso un biglietto numerato sarebbe stato prelevato da un militare italiano prima della distruzione e conservato come testimonianza di una vicenda ormai conclusa.

 

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Proviene dalla Libia questo eccezionale biglietto da 5 lire, numerato 0001 066592, comparso di recente sul mercato

 

C’è inoltre un elemento non trascurabile. Il 5 lire pubblicato da Crapanzano nel 1995 reca il numero 0001 045801; quello proveniente da Tripoli è invece il 0001 066592. Se si accetta la ricostruzione secondo cui il carabiniere di Barce salvò una sola serie completa degli otto valori, il 0001 066592, non facendone parte, dimostra che altri esemplari sfuggirono alla distruzione, senza che sia possibile stabilire attraverso quale percorso.

Tra questi anche le 5 piastre recentemente riemerse. Il biglietto illustrato da Crapanzano era il 0003 757021, mentre i due esemplari provenienti dalla Libia sono 0022 325601 e 0022 325907. Il censimento attuale permette pertanto di affermare che la sopravvivenza dei biglietti ordinari fu più articolata di quanto la sola storia della serie di banconote italiane per l’Egitto sottratta al rogo potesse far supporre. Non un unico gruppo di otto esemplari, quindi, ma più biglietti — o forse più piccoli nuclei — riuscirono in qualche modo a lasciare le scorte destinate alla distruzione.

Il 5 lire 0001 066592 è ricomparso nuovamente nell’ottobre 2024, questa volta proposto da Heritage Auctions. Certificato PMG Fine 12 Net, è stato aggiudicato per 16.800 dollari. La stessa Heritage sottolineava un aspetto insolito: nonostante appartenesse a una serie mai ufficialmente emessa, il biglietto mostrava evidenti e marcate tracce d’uso ed era stato riparato. Anche questo particolare deve essere interpretato con prudenza.

Una banconota molto usurata non è necessariamente una banconota che ha circolato: potrebbe essere stata piegata, trasportata, conservata a lungo in condizioni sfavorevoli o semplicemente tenuta in tasca come ricordo. Tuttavia, in un’emissione che secondo la ricostruzione tradizionale non avrebbe mai raggiunto il pubblico, le condizioni materiali degli esemplari superstiti costituiscono comunque un elemento degno di attenzione.

 

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Un esemplare con stmpigliatura CAMPIONE e numero seriale 000 000000 della serie della Cassa Mediterranea per l’Egitto

 

Biglietti campione e biglietti ordinari: due storie diverse


La rarità degli esemplari ordinari della serie di banconote italiane per l’Egitto non deve essere confusa con quella dei campioni, che rappresentano un capitolo parallelo della stessa emissione. Per l’Egitto è oggi sono conosciuti alcuni biglietti con stampa CAMPIONE, tra i quali una serie completa dei nove valori, proposta, nell’ottobre 2024 da Heritage Auctions e accompagnata dall’originale libretto. Proveniente dalla Ibrahim Salem Collection, è stata aggiudicata per 78.000 dollari, commissioni comprese.

Un singolo 5 piastre CAMPIONE, con numerazione azzerata e perforazione, era stato invece aggiudicato da Spink per 7.000 sterline. Altri specimen sono apparsi negli anni in importanti collezioni internazionali, confermando una rarità eccezionale ma anche provenienze evidentemente differenti rispetto ai biglietti ordinari inviati nel teatro nordafricano.

I campioni documentano dunque il progetto della serie di banconote italiane per l’Egitto e la sua preparazione; gli esemplari numerati raccontano invece qualcosa di diverso. Erano biglietti prodotti per un’effettiva emissione, trasferiti verso l’area delle operazioni e successivamente destinati alla distruzione. È soprattutto attraverso questi ultimi che si apre la questione più affascinante.

 

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La panoramica completa dei nove valori campione, a partire dalla piastra fina all’alto valore da 100 lire egiziane

 

Un interrogativo senza riposta: furono mai spesi?


È la domanda più affascinante e quella alla quale, almeno oggi, non è possibile rispondere con certezza. Non risultano documenti che attestino una formale entrata in circolazione dei biglietti della Cassa Mediterranea di Credito per l’Egitto. La serie deve quindi continuare a essere considerata un’emissione predisposta ma non ufficialmente emessa. Esistono però diversi elementi che invitano a non considerare definitivamente conclusa la questione.

Il primo è cronologico. Quando le banconote italiane per l’Egitto raggiunsero la Cirenaica, nel luglio 1942, le forze italo-tedesche erano già penetrate in territorio egiziano e combattevano sulla linea di El Alamein. Le banconote non arrivarono dunque in Africa in previsione di una remota eventualità: furono trasferite mentre l’operazione per la quale erano state concepite era materialmente in corso.

Il secondo elemento è costituito proprio dagli esemplari superstiti. Il racconto raccolto da Crapanzano attribuisce a un carabiniere la sottrazione di una serie completa poco prima del rogo. La provenienza del 5 lire 0001 066592 racconta, indipendentemente, di un altro militare che avrebbe salvato un biglietto dalla distruzione. I due nuovi 5 piastre, infine, provengono da una raccolta formatasi in Libia durante gli anni della guerra.

Pur con differenti livelli di documentazione, le vicende puntano nella stessa direzione: alcuni militari ebbero accesso ai biglietti e un numero molto limitato di esemplari fu prelevato dalle scorte prima che queste venissero distrutte. Questa appare oggi la spiegazione più plausibile della loro sopravvivenza.

 

Targa marmorea su un cippo nel deserto egiziano posta dai Bersaglieri del 7° Reggimento a ricordo del 1° luglio 1942, inizio della prima battaglia di El Alamein

 

Resta però una domanda ulteriore: tutti gli esemplari furono sottratti soltanto al momento della distruzione, come “souvenir” di una campagna ormai perduta, oppure qualche biglietto aveva già lasciato i depositi nelle settimane precedenti? Non esistono al momento elementi sufficienti per sostenere che le 5 piastre, le lire egiziane o gli altri valori siano stati spesi in senso proprio. Non è noto alcun ordine di distribuzione alle truppe, nessuna ricevuta, nessuna testimonianza coeva di un acquisto effettuato con questi biglietti e nessun documento che ne attesti l’accettazione da parte della popolazione egiziana.

Eppure, la possibilità di un impiego occasionale o informale non può essere completamente esclusa. Il modello operativo esisteva già: i biglietti della Cassa Mediterranea di Credito per la Grecia, realmente utilizzati nei territori occupati. Le banconote italiane per l’Egitto erano state stampate, numerate e trasportate fino alla Cirenaica mentre le truppe dell’Asse si trovavano già oltre il confine egiziano. Alcuni degli esemplari sopravvissuti presentano inoltre segni di manipolazione e usura che, pur non costituendo una prova di circolazione, meritano attenzione.

Nulla di tutto questo costituisce una prova di circolazione. Ma proprio l’assenza di una prova definitiva impone di lasciare aperta la domanda. Ed è probabilmente proprio questo il fascino maggiore delle emissioni della Cassa Mediterranea di Credito per l’Egitto. Non rappresentano soltanto un’emissione che non entrò mai ufficialmente in circolazione, ma la testimonianza di un progetto arrivato a un passo dalla sua realizzazione. Le due 5 piastre riemerse dalla Libia dopo oltre ottant’anni aggiungono oggi nuovi seriali, una nuova provenienza e soprattutto nuove domande a una vicenda che, evidentemente, non ha ancora raccontato tutto.

 

 

Bibliografia essenziale sul tema


  • CRAPANZANO, Guido – Soldi d’Italia – Un secolo di Cartamoneta, 1995.
  • GAVELLO, Franco – Cartamoneta italiana, Torino, Edizioni Numismatiche Montenegro, 1996, pp. 702.
  • GIROLA, Giuseppe – Libia. Le monete degli italiani, in Bollettino della Società Numismatica Italiana, n. 74, autunno 2019, pp. 71-86.
  • CASTELLANI, Antonio – Quelle banconote d’occupazione per l’Egitto finite al rogo, Cronaca Numismatica, 14 giugno 2020.
  • SPINK, World Banknotes – Londra, 29-30 settembre 2015, lotto 290, serie completa CAMPIONE della Cassa Mediterranea di Credito per l’Egitto.
  • RODGERS, Kerry – World bank note market still strong, in Numismatic News, 9 novembre 2015.
  • WINNER’S AUCTIONS – Cassa Mediterranea di Credito per l’Egitto, 5 Lire ND (1942), n. 0001 066592, asta 2016.