Nella nostra riscoperta delle prime monete della Repubblica Italiana, dopo la lira Arancia (approfondisci qui) e le 2 lire Spiga (approfondisci qui), è giunto il mento di approfondire un’altra tipologia numismatica del periodo 1946-1950, le 5 lire Grappolo d’uva sulle quali, troppo spesso, si leggono online autentiche bufale soprattutto in merito al possibile valore collezionistico.

Parliamo infatti di una moneta il cui pregio, al pari delle altre coniate nell’immediato dopoguerra dalla Zecca italiana, è soprattutto dqato da un valore storico, simbolico ed estetico, beninteso che alcune date sono più ricercate di altre. Ma andiamo con ordine.

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Le 5 lire Grappolo d’uva del 1946, primo anno di produzione di serie con soli 81.000 esemplari che escono dalle presse della Zecca di Roma

Nate nel Regno, circolate solo con la Repubblica

Le 5 lire Grappolo d’uva nascono, in realtà, nell’ultima fase del Regno d’Italia, ovvero nel periodo della Luogotenenza di Umberto di Savoia, tanto è vero che i modelli realizzati da Giuseppe Romagnoli (1872-1966) e i coni incisi da Pietro Giampaoli (1898-1998) riportano inizialmente sul dritto la dizione ITALIA, in attesa dei risultati del referendum istituzionale che si sarebbe svolto il 2 giugno 1946.

Coniate in italma (la lega destinata alla monetazione composta al 96,2% di alluminio, per il 3,5% di manganese e per lo 0,3% di magnesio) le 5 lire Grappolo d’uva hanno diametro di 26,7 millimetri, spessore di 2,0 millimetri e peso di 2,5 grammi. Il bordo è rigato.

Uno dei rarissimi esemplari PROVA del 1946 nella versione finale

Il loro legame con la precedente monetazione risulta evidente al dritto, dove la testa femminile dell’Italia con una torcia accesa in mano (la fiamma della libertà) appare una derivazione diretta dall’analogo profilo impresso sui 20 centesimi della serie Impero 1936-1943, ovviamente “depurato” del fascio littorio.

Il profilo dell’Italia che Giuseppe Romagnoli modella per uno spicciolo del Regno, i 20 centesimi Impero 1936-1943, viene rielaborato per le 5 lire repubblicane 1946-1950

Un grappolo d’uva che ha origine nella Sicilia greca

Sul rovescio, invece, un grappolo d’uva che all’apparenza è solo un ennesimo simbolo della vocazione agricola dell’Italia del tempo ma che, a ben vedere, ha anche una nobile origine numismatica nelle antiche monete di Naxos (prima colonia greca fondata in Sicilia intorno al 734 avanti Cristo) e una profonda valenza di comunicazione sociale: il grappolo, infatti, come la spiga incarna in qualche modo il concetto di “comunità”, di coesistenza armoniosa e di crescita comune. Quale messaggio più adatto a un paese che sta uscendo dilaniato dalla guerra, peraltro con profonde spaccature anche a livello sociale?

Di estrema rarià questa prova delle 5 lire Grappolo d’uva, non solo per la legenda ITALIA invece che REPUBBLICA ITALIANA, ma anche per il profilo di donna dai capelli raccolti

Per quanto riguarda la produzione, come le altre monete della prima serie repubblicana gli anni 1946 e 1947 sono quelli più rari e ricercati, rispettivamente con soli 81.000 e 16.500 esemplari coniati. Del resto, lo scopo di quelle prime monete non è tanto di coprire le esigenze della circolazione reale, quanto di costituire un simbolo tangibile di rinnovamento sotto il segno della neonata democrazia.

Dal 1948 al 1950 la produzione aumenta (25,125 milioni, 71,1 milioni e 114,79 milioni di pezzi, rispettivamente) ma in seguito, a causa della progressiva svalutazione della lira e del costo del metallo, le 5 lire Grappolo d’uva vengono sostituite da quelle tipo Timone/Delfino, più leggere ed economiche. Insomma, lo stesso destino della lira Arancia, delle 2 lire Spiga e delle 10 lire Pegaso.

Una magnifica dracma di Naxos del 520-500 a.C.: su molte monete della città siviliana appare il grappolo d’uva al quale si ispira il rovescio delle 5 lire 1946-1950

Prove, varianti di conio e valori commerciali

E per quanto riguarda le prove? Ovviamente, se ne conoscono anche per la moneta da 5 lire Grappolo d’uva, con la dizione PROVA al rovescio, sotto la cifra 5 del valore. Moneta di notevole rarità e valore, come del resto lo è la versione con nome ITALIA del 1946 che inoltre, ad un approfondito esame, mostra differenze marcate rispetto alla versione finale sulla testa dell’Italia (specie nella capigliatura) e per la presenza della sola firma ROMAGNOLI al posto di G. ROMAGNOLI – P. GIAMPAOLI INC. Di questo esperimento si conoscono solo due esemplari, e rarissimo è anche il tipo ITALIA con entrambe le firme.

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La più rara tra le 5 lire Grappolo d’uva, quella coniata nel 1947 in soli 16.500 pezzi (dritto)

Quale valore commerciale, dunque, per le 5 lire Grappolo d’uva del periodo 1946-1950? Lasciando da parte gli esemplari ITALIA e quelli PROVA, che possono realizzare in asta migliaia di euro, le normali monete di circolazione hanno i seguenti range di valutazione:

  • 1946: da 150 euro in conservazione Mb a circa 1000 euro in Fior di conio.
  • 1947: da 250 euro in conservazione Mb a circa 1300 euro in Fior di conio.
  • 1948: da 3 euro in conservazione Mb a circa 70 euro in Fior di conio.
  • 1949: da 3 euro in conservazione Mb a circa 60 euro in Fior di conio.
  • 1950: da 3 euro in conservazione Mb a circa 50 euro in Fior di conio.

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La più rara tra le 5 lire Grappolo d’uva, quella coniata nel 1947 in soli 16.500 pezzi (rovescio)

Dell’anno 1946 si conosce una variante evidente, con data e segno di zecca R più piccoli, più rara rispetto al tipo base e che varia dai 300 euro in conservazione Mb a circa 2000 in perfetto stato.

Quindi, diffidate di coloro che propongono le date comuni, dal 1948 al 1950, a prezzi esorbitanti: non si tratta di professionisti numismatici, che mai chiederebbero simili cifre, ma di privati senza scrupoli che cercano di frodare i collezionisti alle prime armi o quanti, per curiosità o nostalgia, desiderano possedere una 5 lire Grappolo d’uva, un piccolo e bellissimo pezzo di storia della lira.

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