Nel 1936 debutta la serie Impero che segna l’apoteosi e il declino del regime (e della Corona): storiche monete fra rarità (vere) e un mare di spiccioli (comuni)

 

di Roberto Ganganelli | Nell’invasione di mezze fake news numismatiche che ci bombardano quasi ogni giorno in merito a monete presunte “rarissime”, veri e propri “tesori” che potremmo trovare nel cassetto, una parte riguarda gli spiccioli dell’ultima serie del Regno d’Italia, quella che noi numismatici conosciamo come Impero, coniata dal 1936 – data, appunto, della conquista dell’Etiopia – fino al 1943, anno della caduta del regime fascista e, di fatto, inizio del baratro per la monarchia sabauda.

Di quelle monete, specie per i nominali dai 5 centesimi alle 2 lire, esistono ancora in giro quantità enormi che, unite alla conservazione spesso modesta, fanno di questi spiccioli dei “souvenir storici” dal valore di pochissimi euro. Ma esistono, è bene sottolinearlo, anche esemplari perfetti e rari, se non rarissimi, che meritano l’attenzione degli appassionati e realizzano all’asta o in vendita cifre cospicue.

Il Regno e il regime, dalla proclamazione dell’Impero al disastro

Quello che Mussolini proclama il 9 maggio del 1936 non sarà nè un'impero di pace nè di lunga durata: pochi anni dopo si sgretolerà sotto i colpi delle armate inglesi
Quello che Mussolini proclama il 9 maggio del 1936 non sarà nè un’impero di pace nè di lunga durata: pochi anni dopo si sgretolerà sotto i colpi delle armate inglesi

E’ bene, dunque, fare un po’ di chiarezza sulla serie Impero che ha, del resto, una genesi affascinante e uno stile unico, tanto da rappresentare una pietra miliare nella numismatica italiana del XX secolo.

Il 9 maggio 1936, dal balcone di Palazzo Venezia, il capo del governo Benito Mussolini pronuncia uno storico discorso: “[…] L’Italia ha finalmente il suo impero, impero fascista, perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del littorio romano […].

[…] Impero di pace perché l’Italia vuole la pace per sé e per tutti e si decide alla guerra soltanto quando vi è forzata da imperiose, incoercibili necessità di vita. Impero di civiltà e di umanità per tutte le popolazioni dell’Etiopia. […]”.

Le vicende del successivo decennio ci hanno mostrato come quelle prospettive si sarebbero rivelate più simili ai miraggi dei deserti d’Africa Orientale e come la pace, la civiltà e l’umanità invocate in modo così roboante si sarebbero dimostrate ben presto solo vuote parole.

Manifesti, cartoline, articoli di giornale e trasmissioni radiofoniche esaltano l'impresa d'Etiopia che, nella realtà, porterà più problemiche risorseall'Italia fascista
Manifesti, cartoline, articoli di giornale e trasmissioni radiofoniche esaltano l’impresa d’Etiopia che, nella realtà, porterà più problemiche risorseall’Italia fascista

Ben più concrete, invece, con la conquista e la proclamazione dell’Impero sarebbero apparse le iniziative intraprese dal fascismo per esaltare l’impresa agli occhi degli italiani e del mondo affinché il nostro paese fosse sempre più considerato, rispettato e perfino temuto.

Iniziative rivolte ad impressionare i paesi stranieri, alleati o potenziali nemici che fossero, ma anche condotte entro i confini nazionali, fra gli oltre 42 milioni di cittadini che l’Italia conta al censimento dell’aprile 1936.

Tra queste azioni, nel solco della tradizione romana – basti ricordare le coniazioni di Vespasiano inneggianti alla Iudaea Capta o a quelle di Traiano per la Dacia Capta – vi è anche la creazione di una nuova serie di monete, una sorta di “definitiva” del Regno d’Italia fascistizzato che avrebbe circolato fino alla fine della Seconda guerra mondiale accompagnando l’apoteosi del Ventennio, il suo declinare in alleanze sciagurate e disastrose campagne militari ed, infine, il collasso e la divisione dell’Italia.

Una nuova serie di monete per “toccare con mano” la grandezza dell’Italia

E’ vitale nel 1936, l’anno delle grandi illusioni e dell’ubriacatura trionfalistica delle folle, far sì che anche i più umili strati della popolazione possano “toccare con mano” la storica svolta e la moneta viene usata proprio per questo, affinché propagandi la granitica solidità del regime e la sua potenza espansiva.

E' un Vittorio Emanuele III ormai anziano, e incapace di arginare Mussolini, quello che cinge la corona imperiale d'Africa Orentale nel 1936
E’ un Vittorio Emanuele III ormai anziano, e incapace di arginare Mussolini, quello che cinge la corona imperiale d’Africa Orentale nel 1936

Così, presso la Regia Zecca di Roma viene messo al lavoro uno dei più grandi scultori del nostro Novecento, Giuseppe Romagnoli (1872-1976), dalle cui mani – e dai coni incisi, altrettanto mirabilmente, da Pietro Giampaoli (1898-1998) – escono le undici monete che formano la serie Impero.

Su tutti i dritti compare il ritratto di Vittorio Emanuele III, circondato dal titolo regio e da quello imperiale variamente abbreviati. Un ritratto a testa e collo nudi che richiama quello dei primi cesari di Roma antica ma che, nei lineamenti attempati del sovrano, ci svela il mutarsi della monarchia da guida dell’Italia a realtà di secondo piano, quasi “decorativa” rispetto al regime.

Una Corona ormai “ingabbiata” dal potere del duce, tanto è vero che su varie monete della serie “Impero” campeggia l’aquila – animale simbolo del fascismo – e che in tutte le emissioni, dai 5 centesimi alle 100 lire, il fascio littorio è presente una, se non ben due volte.

Dopo oltre un anno di combattimenti, "tutti i territori dell'Impero sono occupati" come scrive "La Domenica del Corriere" a fine dicembre 1936
Dopo oltre un anno di combattimenti, “tutti i territori dell’Impero sono occupati” come scrive “La Domenica del Corriere” a fine dicembre 1936

Da notare per esempio come, sulle 50 lire, al rovescio sia impressa un’insegna legionaria romana sulla cui sommità domina il rapace ad ali spiegate mentre, in due tondi, sono incisi lo stemma sabaudo e il fascio littorio. Se si eccettua questa moneta, piuttosto “anonima”, la serie Impero appare stilisticamente pregevole, e se ne percepiscono la genesi artistica unitaria e la coerenza di impianto compositivo.

Spiccano, per la loro bellezza affatto “fascistizzata”, le 5 lire in argento aventi per soggetto la maternità: una madre romana, due bambini ai lati, tiene in braccio ed allatta un neonato in fasce.

Una composizione che richiama, certo, le campagne di incremento demografico volute dal fascismo, ma che Romagnoli riesce a graziare di una bellezza senza tempo, immune dall’ideologia al punto che, una versione molto simile dello stesso soggetto, sarà scelta da papa Pio XII in persona, nel 1942, per apparire sulle monete vaticane da 10 lire in argento.

Dal rame al bronzital, dal nichel all’acmonital: metalli per un’economia di guerra

Due simboli iconografici rassicuranti – la foglia di quercia e la spiga di grano – ingentiliscono invece i 10 centesimi, affiancando il fascio littorio caricato dello scudo regio e richiamando le battaglie condotte in quasi tre lustri al governo da Mussolini, sia quelle pacifiche (la “battaglia del grano” in primo luogo) che quelle per la militarizzazione dell’Italia.

In alto: c. 5 (rame dal 1936 al 1939, bronzital dal 1939 al 1943; mm 19,50; g 3,25 in rame, g 2,95 in bronzital; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; non comune il 1936, raro il 1943) – In basso: c. 10 (rame dal 1936 al 1939, bronzital dal 1939 al 1943; mm 22,50; g 5,40 in rame, g 4,90 in bronzital; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; non comune solo il 1936)

Quell’Italia personificata da un profilo femminile elegante e perfetto sui 20 centesimi il cui rovescio Romagnoli riutilizzerà, sostituendo al fascio littorio una torcia fiammeggiante, quando nel 1944 sarà chiamato a modellare le 5 lire della Luogotenenza di Umberto, mai emesse e che tre anni dopo, curiosamente, diventeranno le prime 5 lire della neonata Repubblica Italiana.

Di puro intento celebrativo e, anche queste, ispirate alla numismatica imperiale romana sono le 10 e le 20 lire in argento della serie “Impero”. E se sulle prime, al rovescio, l’Italia è in piedi su una prua di nave (ecco tornare alla mente, ancora, magnifiche monete di Vespasiano e Traiano, ma anche del periodo tardo imperiale), sulle 20 lire a far mostra di sé è una quadriga andante verso destra, sulla quale procede l’Italia reggendo di nuovo un fascio e sollevando una Vittoriola.

In alto: c. 20 (nichel dal 1936 al 1939, acmonital-nichel dal 1939 al 1943; mm 21,50; g 4,00; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; raro il 1936, coniate per numismatici quindi pressochè introvabili il 1937 e 1938) – In basso: c. 50 (nichel dal 1936 al 1939, acmonital-nichel dal 1939 al 1943; mm 24,00; g 6,00; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; rari il 1936 e il 1943, coniate per numismatici quindi pressochè introvabili il 1937 e 1938)

A completare la serie Impero sono infine le preziose e rarissime 100 lire in oro, moneta di grande prestigio anche se, rispetto ai 32,25 grammi di peso di inizio secolo, ridotta ad appena 8,80 grammi per 23,50 millimetri di diametro.

Una tipologia numismatica sulla quale Romagnoli, pur vincolato dalle scelte del duce – esistono bozzetti di queste monete annotati e vistati (o rifiutati) da Mussolini in persona – riesce a dare ad una figura propria del mondo romano, il littore, un’eleganza ed una plasticità che fanno quasi dimenticare le circostanze storiche e le necessità di propaganda da cui nacque la moneta.

In alto: L. 1 (nichel dal 1936 al 1939, acmonital-nichel dal 1939 al 1943; mm 26,50; g 8,00; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; rari il 1936 e il 1943, conbiate per numismatici quindi pressochè introvabili il 1937 e 1938) – In basso: L. 2 (nichel dal 1936 al 1939, acmonital-nichel dal 1939 al 1943; mm 29,00; g 10,00; si tratta di monete molto comuni, interessanti solo dallo SPL al FDC; rari il 1936 e il 1943, R2 il 1942, coniate per numismatici quindi pressochè introvabili il 1937 e 1938)

Del resto, a visionare e a dare il placet ai bozzetti della serie Impero non è soltanto l’inquilino di Palazzo Venezia; i numismatici sanno quanto geloso fosse delle sue monete il “re numismatico”, grande collezionista e studioso che non permise mai che il capo del governo fosse ritratto in tondello, se non su medaglie commemorative.

Così, svanita l’ebbrezza del “vento d’Africa” di quel 9 maggio 1936 e tornato sui colli di Roma il più prosaico ponentino, la serie “definita” del regno di Vittorio Emanuele III viene coniata fino al 1943, anno XXI e ultimo dell’era fascista.

In alto: L. 5 (argento; mm 23,00; g 5,00; comune il 1936, raro il 1937, il 1940 non emesso quindi introvabile, dal 1938 al 1941 emesse solo per i numismatici quindi di grande rarità) – Al centro: L. 10 (argento; mm 27,00; g 10,00; comune il 1936,il 1940 non emesso quindi introvabile, dal 1937 al 1941 emesse solo per i numismatici quindi di grande rarità) – In basso: L. 20 (argento; mm 35,50; g 20,00; raro il 1936, il 1940 non emesso quindi introvabile, dal 1937 al 1941 emesse solo per numismatici quindi di grande rarità)

Le difficoltà del paese, tuttavia, si fanno sentire e si riflettono nella monetazione già nel 1939 e, con la guerra dietro l’angolo, al rame dei 5 e 10 centesimi è sostituito il bronzital (bronzo monetale italiano) mentre il nickel impiegato per i pezzi da 20 centesimi a 2 lire, strategico per l’industria militare, lascia spazio al cosiddetto “acmonital” (acciaio monetale italiano).

Il mesto addio alll’oro e all’argento, fra rarità e qualche mistero

Nonostante la conquista dell’Africa Orientale l’Italia e gli italiani devono dire presto addio alle monete in argento e, naturalmente, a quelle in oro, queste ultime già rarissime, ridotte di peso e diametro già nel 1937 (g 5,19 per mm 20,7 per le 100 lire) e mai circolate.

In alto: L. 50 (oro; mm 20,50; g 4,00; R2, emessa solo nel 1936). Nell’insegna imperiale in stile romano lo stemma sabaudo coronato è abbinato al fascio e all’aquila, simboli del regime – In basso: L. 100 (oro; mm 23,50; g 8,80; R2, emessa solo nel 1936). Questa moneta venne coniata, con diametro ridotto a mm 20,70 e peso ribassato g 5,19, anche nel 1937 ed è R3, e nel 1940, ma non venne emessa e rappresenta l’ultimo, misterioso “aureo” del Regno d’Italia)

Tra Regno e Repubblica Sociale, l’ultimo spicciolo serie Impero

L’ultima moneta della serie Impero viene battuta per esperimento in acciaio, con valore da 10 centesimi, negli stabilimenti della zecca a Cogne in Valle d’Aosta, dopo il 25 luglio 1944. Una moneta realizzata in appena 32 esemplari, 20 dei quali vengono spediti alla Direzione generale del Tesoro della RSI a Brescia, 10 distrutti e 2 sono ancora oggi conservati al Museo della Zecca a Roma.

Una moneta ibrida, in parte “regia” e in parte “repubblichina”, simbolo perfetto di un’Italia ormai lontana dai fasti imperiali, spaccata a metà e nel bel mezzo di una delle pagine più complesse della sua storia recente, quella storia che la numismatica ci dà modo di riscoprire e leggere da uno speciale punto di vista.

 

Per saperne di più sulle monete della serie Impero

Per tutte le tirature, le valutazioni nei diversi stati di conservazione e altri dettagli sulle monete della serie Impero vi consigliamo il catalogo Gigante 2021.

Per un approfondimento sulle ultime 100 lire d’oro del Regno d’Italia, quelle non emesse del 1940-XVIII, vi rimandiamo invece ad un nostro approfondimento.

Per la storia di due “bellicosi” progetti destinati ad una “evoluzione” della serie Impero, quelli da 5 e 10 lire con il fascio e lo stemma Savoia, infine, potete leggere questo articolo.