Di quando in quando appaiono, sul mercato numismatico, contraffazioni d’epoca di monete del Regno d’Italia, specie relative al regno di Vittorio Emanuele III: una 5 lire Aquiletta, o una 10 lire Biga falsa, infatti, non è rara da trovare al punto che oggi un oggetto del genere rappresenta poco più di una curiosità da mettere in collezione come testimonianza di un’epoca lontana.
Tuttavia, quando al semplice esemplare non genuino – che appaia già al primo sguardo come tale, o sia contrassegnato in modo esplicito – si abbinano documenti d’epoca che ne raccontano la storia, il discorso cambia. Ed è quanto ci ha segnalato il professionista filatelico e numismatico Gabriele Sintoni, che ringraziamo per permetterci di fare un tuffo nel passato fino a quasi novant’anni fa, ad un giorno del lontano 1937.

Le Regie Poste e i Carabinieri sono le autorità protagoniste di una pagina di storia del falso monetario risalente al 1937
Un ufficio postale, un versamento, la scoperta di un falso
Tutto inizia nel paese di Paterno di Lucania, in provincia di Potenza, dove il locale ufficio postale, in data 4 gennaio, effettua un versamento – il primo dell’anno – alla Cassa Provinciale Poste e Telegrafi del capoluogo. Mille lire l’importo, in monete e biglietti di vari tagli.
Il 23 marzo dello stesso anno, tuttavia, alla stazione dei Reali Carabinieri di Marsiconuovo arriva una comunicazione della Regia Questura di Potenza, redatta tre giorni prima, in cui si comunica che fra quelle mille lire versate a inizio anno è stata rinvenuta una moneta da 10 lire Biga falsa, o almeno sospettata di essere tale.
Ligi al dovere, nei secoli fedeli, il brigadiere a piedi Giuseppe Piazza e il carabiniere – a piedi pure lui – Michele Nastasia redigono un accurato verbale in cui fanno presente di essersi recati “vestiti della nostra divisa” all’ufficio postale di Paterno e di averne interrogato il direttore – tale “Tricarico Giovanni fu Antonio e fu La Raia Antonia” – il quale ha dichiarato “di ignorare chi avesse potuto esibirgli detta moneta”.

Il verbale dei Reali Carabinieri che ricostruisce la scoperta della moneta da 10 lire Biga falsa individuata a Paterno di Lucania (courtesy Gabriele Sintoni)
Il corpo del reato inviato alla Regia Zecca di Roma
Scagionato da ogni possibile responsabilità il Tricarico, i due militi verbalizzano che “comunque, le indagini continuano col dovuto interessamento”. Ma che fine fa la moneta da 10 lire Biga falsa, in altre parole “il corpo del reato”? E come si muove la macchina della legge di fronte a questo piccolo, grande crimine di spendita di moneta contraffatta?
È presto detto: dei documenti che ci ha fornito Gabriele Sintoni fanno parte infatti anche una busta intestata Regia Zecca, con tanto di sigilli, e il suo contenuto, ad iniziare da un “Atto verbale di perizia su monete ritenute false”.

Gli esperti della Regia Zecca di Roma certificano la natura fraudolenta della moneta, la cui falsità risulta “facilmente riconoscibile” (courtesy Gabiele Sintoni)
È il 24 giugno del 1937, infatti, il giorno in cui gli esperti di Via Principe Umberto – ricevuta la moneta – la visionano e non hanno dubbi nel certificare che “la falsità è facilmente riconoscibile”, come attestano usando appositi timbri blu su un modulo prestampato usato in questi casi. Modulo che specifica come “le monete periziate sono state chiuse in busta suggellata col bollo portante lo stemma Reale e la leggenda Regia Zecca – Ufficio Perizie, e controdistinta col numero del Registro Perizie ripetuto sul presente verbale”. Numero 19.469, per l’esattezza.
Nella busta, curioso e affascinante documento che ci è pervenuto a sua volta, si trovano un foglietto che ne specifica il contenuto e la moneta da 10 lire Biga falsa sulla quale la fatidica parola – FALSA, per l’appunto – è stata impressa sia al dritto che al rovescio. L’esemplare, guarda un po’, porta la data più comune per questa tipologia, ossia il 1927, anno in cui dalle presse della Regia Zecca, fra esemplari con una o due rosette nel taglio, uscirono un totale di ben 44.800.720 di pezzi.

La moneta da 10 lire Biga falsa e la busta sigillata con cartellino della Regia Zecca (courtesy Gabriele Sintoni)
Sulle monete da 10 lire Biga: un po’ di storia
Coniata in argento a 835 millesimi di fino, pesante 10 grammi e con diametro di 27,00 millimetri per uno spessore di 2,20 millimetri, la 10 lire Biga era stata modellata dal maestro Giuseppe Romagnoli e coniata su matrici incise da Attilio Silvio Motti. Primo anno di produzione era stato il 1926, con 1.747.500 monete; nei tre anni seguenti sarebbero state messe in circolazione in Italia ulteriori 6.651.780 monete con millesimo 1928, 6.800.000 con data 1929 e 3.667.500 con l’anno 1930.
Dopo di allora, la 10 lire Biga sarebbe diventata una rarità numismatica, prodotta solo fino al 1934 in appena 50 esemplari l’anno. Nel 1937, anno del sequestro della 10 lire Biga falsa in quel di Paterno di Lucania, molte cose erano cambiate: avevano debuttato le monete serie Impero e l’Italia si avviava, dopo l’ubriacatura dell’avventura d’Africa Orientale, verso quel conflitto mondiale che ne avrebbe per sempre cambiato le sorti.

Una moneta in argento da 10 lire Biga del 1927 autentica e in elevata conservazione
Un piccolo “mistero italiano” ancora da risolvere
Che succede in seguito? Nulla, di fatto. Ignoriamo, come non lo scoprirono mai il brigadiere Giuseppe Piazza e il carabiniere Michele Nastasia, chi sia stato il falsario autore del pezzo sequestrato a Paterno di Lucania, come non sapremo mai chi abbia consegnato quella moneta contraffatta all’ufficio postale del paese e se lo abbia fatto inconsapevolmente o in modo deliberato, per spacciare una patacca al posto di un autentico esemplare d’argento.
“Quer pasticciaccio brutto di Paterno di Lucania”, dopo quasi novant’anni, non ha dunque un colpevole. Un ennesimo, ma per fortuna inoffensivo e divertente, “mistero italiano”.





































