Conte da Carrara (Padova 1350 circa – Ascoli Piceno 1421) è stato esponente di quella famiglia che ha dominato la storia della città di Padova nel XIV secolo i Da Carrara (o Carraresi) per l’appunto. Nel 1318 Jacopo I da Carrara divenne capitano e, di fatto, signore della città. Le successive lotte con Cangrande della Scala culminate con la presa della città nel 1328 da parte di quest’ultimo interruppero il dominio carrarese. Ma dieci anni dopo, con l’aiuto dei Veneziani, Marsilio da Carrara si riprendeva Padova.

Alla morte di Marsilio divenne signore di Padova Ubertino, il primo a coniare una moneta con la propria iniziale. La dinastia continuò con due grandi personaggi, Jacopo II, amico del Petrarca e Francesco I, il più ambizioso dei Carraresi che fece della conquista di Venezia il proprio scopo. Fu molto vicino a raggiungerlo alleandosi con i Genovesi, gli ungheresi e il Patriarcato di Aquileia nella famosa guerra di Chioggia, ma una successiva alleanza dei veneziani con Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, lo costrinse alla resa.

Tuttavia la potenza di Milano preoccupò Venezia che, nuovamente, aiutò un Carrarese a diventare signore di Padova. Francesco II, detto il Novello, tradì la fiducia dei Veneziani e mosse di nuovo guerra alla città lagunare. Venne sconfitto, catturato e ucciso insieme con i due figli nelle prigioni veneziane. Finiva così senza gloria la dinastia dei signori di Padova.

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La Loggia dei Carraresi a Padova, unica parte sopravvissuta integralmente della sontuosa reggia edificata dalla famiglia tra il 1339 e il 1343

 

Un esponente della famiglia, in ogni caso, come accennato sopravvisse e fece fortuna nell’Italia centrale. Era Conte da Carrara, figlio illegittimo di Francesco I, che dopo gli studi di diritto canonico seguì la carriera ecclesiastica diventando arciprete del Duomo di Padova.

Il padre Francesco I tentò di ottenere per Conte il Patriarcato di Aquileia. Il tentativo, tuttavia, fallì e Conte da Carrara intraprese una fortunata carriera militare al servizio del padre, di papa Bonifacio IX e del fratellastro Francesco II Novello. Dopo che quest’ultimo fu sconfitto dai Veneziani, passò al servizio di Ladislao di Durazzo, re di Napoli. Questi nel 1413, in ringraziamento per i suoi servigi nella lotta contro i suoi nemici, gli concesse in feudo la Contea di Ascoli.

Alla morte del re, avvenuta nel 1414, la regina Giovanna II confermò il feudo a Conte da Carrara, che nel 1416 divenne anche vicario pontificio di Ascoli per opera di Martino V. Conte morì alla fine del 1421 o poco dopo, lasciando al figlio Obizzo il dominio sulla città marchigiana. Martino V rinnovò per tre anni il vicariato a Obizzo alla scadenza dei quali, nel 1426, Obizzo fu costretto dall’esercito pontificio a lasciare la città, interrompendo definitivamente la signoria dei Carraresi sulla contea di Ascoli (cfr. Franceschini M. 1977).

Molti studiosi si dedicarono alla monetazione ascolana fra cui De Minicis, Tambroni Armaroli, Gioppi di Türkheim e Castellani. Nel 1932 venne stampato il XIII volume del Corpus dedicato alle Marche. Nel 1987 Fernando Mazza pubblicò Le monete della zecca di Ascoli, catalogo del monetiere della Civica pinacoteca di Ascoli Piceno. Interessante, infine, il testo di Saccocci sull’area monetaria marchigiana contenuto nel volume Contributi di storia monetaria delle regioni alto adriatiche settentrionali, edito a Padova nel 2004.

Un breve cenno della simbologia carrarese può essere utile alla discussione sulla monetazione di Conte da Carrara. Il simbolo della famiglia Da Carrara è un carro schiacciato con quattro ruote a volte con raggi, un asse centrale dotato di timone e due assi laterali che collegano le ruote.

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Fig. 1 | Carrarino di Jacopo II da Carrara (1345-1350) per la zecca di Padova (mm 19)

 

Questo simbolo fu molto usato sulle monete padovane di epoca carrarese e compare per la prima volta sui carrarini (fig. 1) di Jacopo II (1345–1350). Sul dritto di queste monete è incisa una croce ornamentale che divide campo e legenda in quattro parti. Nei due angoli della parte superiore si trovano le lettere I e A (iniziali di Jacopo) e in quelli della parte inferiore due carri schiacciati (cfr. Saccocci A. 2005).

Con Francesco I, padre di Conte, e Francesco II Novello il carro occupa tutto il campo del dritto dei carrarini, del ducato d’oro e di altre monete. Invece non si conoscono monete di Padova con la sola ruota a rappresentare il simbolo della famiglia carrarese.

La monetazione della zecca di Ascoli a nome di Conte da Carrara comprende due nominali. Il primo nominale di buon argento è il bolognino, classificato dal Corpus ai nn. 1-16 e dal Mazza ai nn. 39-41. Il bolognino, del peso di poco superiore al grammo (il massimo peso attestato nel Corpus è g 1,10), fu coniato in due versioni.

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Fig. 2 | Bolognino di Conte da Carrara (1413-1420) per la zecca di Ascoli (mm 18)

 

La più comune presenta al dritto la legenda C O • D • CARARI con la C e la O divise da un carro carrarese e una grande A nel campo e al rovescio la legenda • S • EMID • D • ES che continua al centro con le lettere C V L O disposte a croce (fig. 2). All’inizio della legenda è inciso un ponte con due torri. Questa tipologia presenta molte varianti di legenda e punteggiatura elencate dal Corpus.

Il secondo tipo del bolognino al dritto ha sempre il carro all’inizio della legenda che però viene cambiata in COMES • D • CAR per proseguire al centro del campo con le lettere A R I A disposte a croce. Al rovescio la legenda è • P • S • EMIDVS con una grande A al centro della moneta. Anche in questo caso un ponte precede la legenda (Cni n. 16 e Mazza p. 58, senza numero).

Fig. 3 | Denaro (o picciolo) a nome di Conte da Carrara (1413-1420) per la zecca di Ascoli, variante con simboli ruota/ruota (mm 14)

 

Il secondo nominale è il denaro o picciolo di mistura, chiamato quattrino dal Corpus, del peso di circa g 0,60 (Cni nn. 18-24 e Mazza nn. 42-46). Al dritto presenta la legenda COMES D CAR seguita dalle lettere A R I A al centro del campo disposte a croce. Il tutto è preceduto da una ruota a sei raggi (fig. 3). Al rovescio è incisa una croce patente in cerchio di perline circondata dalla legenda DE ESCVLO. Anche qui la legenda è preceduta da una ruota a sei raggi.

Fig. 4 | Denaro a nome di Conte da Carrara (1413-1420) per la zecca di Ascoli, variante con simboli ruota/carro (mm 10)

 

Esistono varianti del denaro di Conte da Carrara descritte nella Rivista italiana di numismatica vol. CXIII (Zub A. 2012). Nella fig. 4 viene illustrata la moneta con il carro al rovescio, ora al Museo Bottacin di Padova.

Alcune considerazioni tecniche fanno pensare che la prima tipologia di denari coniata da Conte fosse proprio quella con il carro e che solo successivamente si sia passati a coniare quelli con la ruota. Inoltre l’abbandono del segno del carro forse è accaduto dopo la morte di Conte, che senz’altro doveva essere legato al simbolo della propria famiglia.

Ma, forse, la generazione successiva non vi era più così legata, tanto da lasciare “una sola ruota” a rappresentare il casato. E quindi, a mio parere, è ipotizzabile che le emissioni ruota/ruota siano da attribuire alla signoria di Obizzo.

Bibliografia essenziale

  • AA. VV., Corpus Nummorum Italicorum. Vol. XIII. Marche, Roma 1932.
  • De Minicis G., Numismatica ascolana ossia dichiarazione delle monete antiche di Ascoli nel Piceno. II edizione con giunte, Roma 1857.
  • Franceschini M., Conte da Carrara, in Dizionario biografico degli Italiani. 20, Roma 1977.
  • Gioppi di Türkheim L., Nota sulla zecca di Ascoli Piceno sotto il dominio dei carraresi in Bollettino Italiano di Numismatica 6, Milano 1913.
  • Gioppi di Türkheim L., I tipi delle monete marchigiane in Rassegna marchigiana Anno VII nn. 6-12, Pesaro-Roma 1929.
  • Mazza F., Le monete della zecca di Ascoli, Ascoli Piceno 1987.
  • Saccocci A., Contributi di storia monetaria delle regioni alto adriatiche settentrionali, Padova 2004.
  • Saccocci A., Moneta mea nova non obstante, in Padova Carrarese, Padova 2005.
  • Tambroni Armaroli E., Zecca di Ascoli. Memoria in Bullettino di Numismatica Italiana Anno II nn. 5-6, Firenze 1868.
  • Zub A., I denari di Conte da Carrara in Rivista italiana di numismatica. CXIII, Milano 2012.