Valorizzare la cartamoneta, o le monete, o le medaglie: al giorno d’oggi sono molti i collezionisti numismatici che accumulano in maniera asettica i propri cimeli, senza badare al loro aspetto storico, artistico ed economico, puntando esclusivamente all’apparenza e alla quantità più che alla sostanza.
Ciò è particolarmente evidente nel settore della cartamoneta, forse a causa della sua recente comparsa tra le branche della disciplina generale: è solo a partire dagli ultimi decenni, infatti, che il collezionismo di biglietti cartacei ha subìto un’impennata di popolarità nel pubblico, facendo concorrenza alle più tradizionali raccolte di monete e medaglie.
Trattandosi dunque di un ramo minore della numismatica, tuttora in fase di sviluppo, non è infrequente che i neofiti cadano nell’errore di valorizzare la cartamoneta in modo non adeguato, se non addirittura ignorando del tutto questo aspetto.
Spetterebbe agli esperti impegnarsi affinché, nell’evitare un collezionismo sterile, chiunque si approcci alla materia vada oltre il semplice “hobby” e riconosca che la banconota non è solo strumento di scambio, ma un documento che riflette il contesto politico, economico, artistico e culturale dell’epoca in cui viene prodotto. In tal senso, il collezionismo cartaceo si rivela essenziale ai fini di una corretta ricostruzione storica: ogni biglietto equivale ad un vero e proprio reperto, degno di essere studiato e custodito come tale.
Un piccolo borgo sensibile alla numismatica
Proprio in virtù di tale ragionamento è nata l’idea di valorizzare la cartamoneta all’interno di un complesso museale, che potesse andare incontro all’esigenza di rendere giustizia al settore mettendo in risalto il valore documentario dei suoi oggetti di studio. Affinché questo disegno potesse essere realizzato è stato sicuramente indispensabile trovare un luogo adatto e, di conseguenza, incontrare il favore di chi lo gestisse: tutto ciò si è concretizzato all’interno del Castello di Santa Severina.
Santa Severina è un piccolo borgo in provincia di Crotone, il cui centro storico è situato al di sopra di una ripida collina di formazione rocciosa particolarmente suggestiva da osservare mentre si attraversa l’unica strada che porta fino in cima. Ha origini antichissime, che risalgono al periodo magno greco, seppure il centro vero e proprio si sviluppò a partire dai Bizantini prima e dai Normanni poi.
Nel corso dei secoli divenne un importante polo religioso grazie alla fondazione della diocesi; inoltre, in virtù della sua posizione privilegiata, divenne sede di un castello fortificato che ha resistito indenne nel corso dei secoli. La costruzione di tale imponente struttura è attribuita al normanno Roberto il Guiscardo intorno all’XI secolo.

Dalle evidenze archeologiche è certo che il castello fu edificato su costruzioni preesistenti databili all’epoca dell’antica Siberene. Nel corso del tempo esso ha più volte mutato la sua funzione: da struttura puramente difensiva a residenza nobiliare, in epoca più recente divenne persino una sede scolastica, all’interno della quale poterono trovare posto gli studenti del liceo classico locale; in seguito ad un grande restauro avutosi negli anni ’90 del Novecento, il complesso architettonico fu poi adibito per ospitare il Museo Archeologico che persiste ancora oggi. Il tutto si sviluppa su una vasta area di circa 10.000 metri quadrati.
Il museo dal 2023 ospita un settore espositivo dedicato esclusivamente a valorizzare la cartamoneta italiana, nato da un’iniziale donazione di 79 banconote, implementata l’anno successivo da un’ulteriore donazione di 14 biglietti, giungendo ad un totale di 93 esemplari esposti. La formazione di questo spazio numismatico è stata possibile, come si è detto, soprattutto grazie alla sensibilità culturale dei gestori
del museo e delle autorità locali, che hanno visto in ciò una possibilità per offrire un ulteriore percorso storico-artistico ai visitatori; non è tuttavia da sottovalutare la generosità di chi ha messo a disposizione della collettività biglietti provenienti dalla propria personale collezione. Un gran numero di essi è stato consegnato direttamente da me al sindaco di Santa Severina: molti erano di mia proprietà, altri invece sono stati donati dal Gruppo numismatico “I radicali”, i quali, venuti a conoscenza della futura sezione, si sono messi in contatto con me per fare da tramite e contribuire al progetto.

La sezione allestita presso il Museo di Santa Severina permette al visitatore di osservare da vicino esemplari che normalmente restano confinati in collezioni private, restituendo loro una funzione divulgativa ed educativa. L’inserimento della cartamoneta in un percorso museale contribuisce inoltre a colmare una lacuna ancora presente in molte realtà espositive, dove la storia monetaria è spesso rappresentata quasi esclusivamente attraverso la numismatica metallica.
Ritengo particolarmente significativo il fatto che questa sezione sia nata grazie alla collaborazione tra un collezionista studioso e un’istituzione museale locale: si tratta di un esempio virtuoso di come il patrimonio privato, se condiviso e contestualizzato, possa trasformarsi in bene culturale accessibile alla collettività.
Inizialmente, grazie alla prima tranche di donazioni, sono state allestite sei grandi teche espositive. All’interno di ognuna sono stati inseriti biglietti appartenenti ad epoche specifiche e, soprattutto, sono stati selezionati esemplari che potessero risultare rappresentativi dei più grandi fenomeni storici accaduti in Italia. Ciascuna teca è affiancata da un’ampia cartellonistica che descrive nel dettaglio ogni esemplare e lo contestualizza dal punto di vista storico.

La sezione venne inizialmente predisposta all’interno di una piccola stanza al secondo piano dell’edificio; dopo qualche mese però, intuendo il valore divulgativo che esprimeva, fu spostata in una delle sale più prestigiose dell’intero complesso, la “Stanza della Cappella”.
Nelle foto è possibile ammirare la stanza in tutta la sua maestosità, con a sinistra la Cappella al cui interno è presente un altare dedicato all’Immacolata affiancata da sant’Antonio e san Francesco, mentre il soffitto della sala è abbellito da un affresco che riprende soggetti provenienti dalle Sacre Scritture. È possibile ammirare anche le prime sei teche collocate sulle pareti contenenti i biglietti predisposti in ordine cronologico.
Valorizzare la cartamoneta: visita virtuale a Santa Severina
TECA UNO | Dedicata ai biglietti più antichi, gli assegnati emessi dalla I Repubblica Romana dal 1798-1799. Questi biglietti, ispirati agli omologhi francesi, rappresentano un tentativo di stabilire una nuova forma di valuta in un periodo di turbolenza politica. Di questa monetazione sono esposti biglietti da 1, 5 e 7 paoli. Sempre all’interno di questa teca è possibile ammirare i biglietti d’occupazione emessi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tra di essi spicca per importanza la banconota da 100 franchi emessa nel gennaio del 1940 durante l’occupazione italiana dell’Albania. Questo biglietto rappresentava il valore nominale più alto tra quelli per la circolazione in Albania ed è caratterizzato da riferimenti che rimandano al regime fascista e alla monarchia italiana: ad esempio, in filigrana è rappresentato il profilo del re Vittorio Emanuele III.
Tra i diversi biglietti d’occupazione che compongono questa teca vi sono inoltre i biglietti emessi durante l’occupazione britannica in Italia e i biglietti in Am-lire, utilizzati dagli Alleati durante l’invasione per la liberazione a partire dal 1943. Questi numerosi esempi hanno il compito di evidenziare l’adattamento della valuta alle circostanze belliche.
TECA DUE | Qui si trovano esposti un gran numero di buoni di cassa e di biglietti di Stato emessi in Italia indal 1893 al 1986. Questi biglietti sono suddivisi tra quelli emessi durante il Regno e quelli del periodo repubblicano. Il visitatore attraverso questa sezione può constatare in pochi secondi, mediante un semplice confronto visivo, come la cartamoneta sia cambiata nel corso dei decenni, seguendo e adattandosi alla vita politica del nostro paese. Spesso i biglietti sono doppi, collocati in modo che il visitatore possa ammirarli sia per quanto riguarda il fronte che il retro.
TECA TRE | Il percorso concepito per valorizzare la cartamoneta passa anche dalla presenza di banconote realizzate dalla Banca d’Italia durante il Regno. Tra i biglietti più rappresentativi vi è incluso il 100 lire Capranesi ed emesso nel 1936, di pregevole fattura e che venne ideato per esaltare la grandezza dell’Italia e amplificare la propaganda del regime. Questo particolare taglio ha la caratteristica di essere la prima emissione realizzata dopo la proclamazione dell’Impero. Il quadro è arricchito anche da altre emissioni di rilievo, in particolar modo da una 100 lire Barbetti emessa dalla RSI nel 1944.
TECA QUATTRO | Una delle teche più suggestive, interamente dedicata alle banconote emesse durante la Repubblica, con particolare attenzione all’evoluzione dei tagli da 1000 lire. Le prime banconote di questa teca furono realizzate grazie ai bozzetti di Rinaldo Barbetti, il cui lavoro si distinse per la qualità artistica. Uno degli esemplari di maggior pregio è senz’altro la 1000 lire “Medusa”, particolarmente rara e ricercata dai collezionisti.
Osservando la teca è interessante constatare come nel corso di pochi decenni il taglio da 1000 lire, che nella prima metà del Novecento rappresentava un valore importante, nell’immediato dopoguerra abbia subìto una notevole svalutazione, fattore riscontrabile peraltro dalle dimensioni dei biglietti stessi: è possibile notare infatti come si passi da un formato molto ampio ad uno notevolmente ridotto.
TECA CINQUE | Raggruppa banconote andate in circolazione nelle varie fasi della Repubblica. Molto suggestivi ed evocativi sono i biglietti dedicati, tra gli altri, a Michelangelo, Bernini, Caravaggio e Colombo: tutti esemplari che i visitatori adulti hanno ampiamente adoperato e che dunque alimentano in loro sentimenti di empatia e commozione nel ricordare momenti del passato. Sentendo i pareri delle guide del museo, è probabilmente questa la teca che raccoglie più apprezzamenti nel pubblico.
TECA SEI | L’ultima sezione affronta il fenomeno dei miniassegni emessi in Italia nella seconda metà degli anni ’70 a causa della scarsità di monete metalliche. Questi biglietti, introdotti da diverse banche e con valori nominali molto bassi, divennero rapidamente popolari, tanto da generare anche serie commemorative. Tuttavia, la loro fragilità e la mancanza di misure di sicurezza li resero vulnerabili ai falsari e all’usura dettata dalla circolazione di tutti i giorni. Rappresenta sicuramente la teca più curiosa, testimone di un periodo storico del nostro paese durato solo pochi anni e spesso dimenticato.
Dall’Italia all’estero alla scoperta delle iperinflazioni
A pochi mesi dall’esposizione al pubblico, la mostra si è ulteriormente arricchita grazie alla donazione di altre banconote ad opera del dottor Francesco De Luca, grande studioso originario di Santa Severina, che già in passato si è contraddistinto per una cospicua donazione di cartamoneta e di monete presso il Museo della Diocesi. I biglietti donati da De Luca non sono italiani, ragion per cui venni interpellato dai gestori del museo per una consulenza al fine di capire come inserire questa nuova donazione facendola risultare congrua al tema generale dei biglietti già esposti.
Di comune accordo fu stabilito di creare una nuova teca al cui interno inserire i biglietti esteri contraddistinti dal tema delle iperinflazioni: sono stati aggiunti diversi biglietti della Repubblica di Weimar di inizio anni ‘20 del Novecento e alcune banconote greche degli anni ‘40. Seppur non riguardanti la storia Italiana, ritengo questa sezione importante poiché racconta come le iperinflazioni siano stati fenomeni non isolati nel corso dell’ultimo secolo.
Santa Severina e le banconote: un invito al museo
Notizie sull’esposizione sono inserite nel sito www.visitsantaseverina.com oltre che in vari cartelloni informativi sparsi per il paese. Nel complesso, l’esperienza di Santa Severina dimostra come anche realtà “periferiche” possano valorizzare la cartamoneta, offrendo al pubblico strumenti per comprendere la storia economica e monetaria italiana. Le banconote, spesso considerate un ambito “minore”, rivelano invece un’importanza cruciale come chiave di lettura del passato.
La nascita di questa sezione rappresenta quindi non solo un arricchimento per il museo, ma soprattutto un segnale positivo per la divulgazione: la storia della moneta, in tutte le sue forme, può e deve trovare spazio nei luoghi della memoria. Proprio per questo, mi sento di rivolgere un invito sincero a tutti i lettori e collezionisti che leggeranno queste righe: se vi capita di passare per la Calabria, non dimenticate di fare tappa a Santa Severina.
Non è solo un viaggio tra i panorami mozzafiato di un borgo riconosciuto come uno dei più belli d’Italia, ma un’occasione per constatare dal vivo come la passione possa uscire dai raccoglitori privati per diventare cultura condivisa. Entrare nella “Stanza della Cappella” e vedere i capolavori del Barbetti e del Capranesi o i biglietti della Repubblica Romana esposti sotto quegli affreschi è un’esperienza che, da appassionato, mi ha riempito d’orgoglio e che spero possa trasmettere anche a voi la stessa emozione.







































