Nonostante l’estate, la nostra rubrica di successo dal titolo Quanto vale? non si ferma e in questa puntata (potete leggere qui tutte le altre) prende in esame un altro spicciolo storico del periodo repubblicano, le 20 lire Ramo di quercia che detengono il primato di essere la prima moneta post bellica ad esser stata coniata in bronzital (ossia, bronzo monetale italiano composto al 92% di rame, al 6% di alluminio e per il restante 2% di nickel). Questo, però, a partire dal 1968, per rendere le monete più resistenti all’ossidazione; dal 1957 al 1959, invece, questa tipologia fu coniata in normale bronzo.

La prima annata di serie delle 20 lire Ramo di quercia, il 1957: sono oltre 60 milioni gli esemplari della nuova monetina in bronzo coniati in quell’anno
Modellate – tanto per cambiare – dal longevo maestro Pietro Giampaoli, le 20 lire Ramo di quercia debuttano nel 1957 e vengono coniate fino al 1959 con bordo rigato (peso g 3,60 per un diametro di mm 21,25 e uno spessore di mm 1.67). In tre anni, l’Italia viene “inondata” da ben 60.075.000 pezzi con data 1957, 80.550.000 monete con millesimo 1958 e altre 4.005.000 con data 1959.
Poi un’interruzione che dura fino al 1968 quando la Zecca di Roma torna a coniare le 20 lire, tuttavia in soli 100.000 esemplari confezionati nelle serie per collezionisti. Da quel momento e fino al 2001 – fra monete di circolazione e inserite nelle divisionali, fior di conio e proof (queste ultime, a partire dal 1985) – assommeranno in tutto a circa 671,2 milioni gli esemplari della 20 lire Ramo di quercia uscite dalla presse del Poligrafico Zecca e finite nelle tasche degli italiani.

Dal 1968 debutta la versione delle 20 lire in bronzital, più resistente all’ossidazione: ecco un esemplare di prova di quell’anno, in cui furono battutti soli 100 mila pezzi per le serie Zecca
Una monetina scintillante ed elegante con al dritto un profilo femminile dai capelli ornati di spighe, una Cerere-Italia di artistica perfezione circondata da REPVBBLICA ITALIANA e dalla firma GIAMPAOLI, in caratteri minuti in basso; al rovescio, invece, un altrettanto armonioso rametto di quercia con foglie e ghiande, a sinistra il valore L. 20 con il segno di zecca R e a destra la data. Dal 1968 al 2001 il bordo è liscio.
A proposito di date: abbiamo detto che il 1957 fu il primo anno di coniazione per il corso legale, tuttavia già nel 1956 furono coniate delle 20 lire Ramo di quercia di prova (con la P in un cerchietto posta sotto la data, rarissime) e pochissime altre per la circolazione: di queste si conoscono solo i due esemplari conservati presso il Museo della Zecca di Roma. Anche del 1968 esistono esemplari di prova, 999 per l’esattezza, quotati fino a 800-900 euro se in perfetta conservazione.

Uno dei rarissimi esemplari di prova delle 20 lire con data 1956, identificati dalla lettera P in incuso in un cerchietto posto al rovescio sotto la data
In quanto a varianti e particolarità, i collezionisti distinguono innanzi tutto, per la data 1957, le monete con il gambo della cifra 7 più sottile (considerato comune, in fior di conio 25-30 euro) da quelle con il gambo più spesso (valutato dai cataloghi come non comune, in fior di conio 35-40 euro).
Per l’anno 1970, invece, attenzione alle 20 lire Ramo di quercia con segno di zecca P invece che R. Quale ragione a monte di questo apparente “errore”? Il fatto che il conio del rovescio usato dalla Zecca, riempendosi progressivamente di minuscoli detriti metallici, finì per rendere evanescente, o addirittura del tutto assente, il trattino obliquo della lettera R di Roma. Il tutto, fino a dar vita ad una moneta non comune e acquistabile in fior di conio tra i 60 e gli 80 euro.

Una 20 lire Ramo di quercia del 1970 con segno di zecca P invece che R: è una delle varianti più ricercate dai collezionisti di monete della Repubblica
Per il resto, tirature alla mano, le 20 lire Ramo di quercia di tutte le date, soprattutto se circolate, non hanno praticamente alcun valore commerciale e si possono acquistare presso i commercianti specializzati, in fior di conio, per pochissimi euro ciascuna. Fanno eccezione, ovviamente, gli esemplari proof provenienti dalle serie Zecca dal 1985 in poi che, se estrapolati dalle divisionali, fanno registrare prezzi più elevati, ma in ogni caso al massimo di una o due decine di euro.
Quanto valevano, in termini di potere di acquisto, le 20 lire Ramo di quercia? Quando furono emesse a fine anni Cinquanta, con una di queste monetine non si poteva acquistare nemmeno un biglietto del tram (che costava 35 lire) o un quotidiano (che ne costava 30). Ce ne volevano sei (120 lire) per un litro di benzina e sette per un chilo di pane (140 lire).
Chi scrive ricorda che nel 1979-1980 una 20 lire era sufficiente per una caramella “sfusa” dal tabaccaio e, inoltre, che alcuni anziani – chissà perché – sostenevano che le 20 lire Ramo di quercia erano una moneta portafortuna. Forse perché il colore del metallo che ricordava quello dell’oro degli antichi e preziosi marenghi? Chissà, sta di fatto che ne ho conosciuti molti, nell’Umbria della mia infanzia, che ne conservavano sempre una al sicuro nel portafogli.






































