Si riduce all’accusa di auto calunnia la vicenda di Davide Pecorelli, sedicente scopritore del “Tesoro di Montecristo”: nessuna moneta è mai stata ritrovata

 

di Antonio Castellani | Nell’ottobre dello scorso anno (leggi qui) la notizia di un presunto collegamento tra le monete in oro rubate nel 2019 dal Museo di Sovana (leggi qui) e la vicenda di Davide Pecorelli, imprenditore umbro scomparso a inizipo 2021 in Albania e ricomparso dopo nove mesi nel Tirreno, fra l’Isola del Giglio e Montecristo.

Un fatto di cronaca che aveva fatto sperare che i 66 solidi trafugati potessero finalmente essere restituiti al patrimonio pubblico anche perché, nei mesi seguenti, lo stesso Pecorelli era tornato “all’onore delle cronache” per un selfie con alcuni improbabili sacchi di monete d’oro, a suo dire parte dell’enorme tesoro da lui scoperto a Montecristo e calcolabile in circa 750 chili di metallo prezioso (leggi qui).

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Una delle teche del Museo di Sovana (Grosseto) in cui era esposta parte del Tesoro di San Mamiliano rinvenuto durante i lavori nella ex chiesetta del paese

La chiusura delle indagini sul “Tesoro di Montecristo”

È recente la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Grosseto che si sono concretizzate in un provvedimento di accusa a firma del pubblico ministero Anna Pensabene, a carico del Pecorelli, per i reati di autocalunnia, sostituzione di persona e presentazione di documenti falsi.

Al centro della vicenda ci sono, per l’appunto, le monete d’oro che rubate due anni fa a Sovana, quello che i numismatici conoscono come il tesoro di San Mamiliano. L’uomo ha raccontato che intendeva andare a recuperarle all’Isola di Montecristo, seguendo una sorta di mappa sequestrata poi dalle forze dell’ordine.

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Pagina locale de “La Nazione” del 5 aprile 2022 con il “selfie”, evidentemente un falso, in cui Pecorelli appare con il presunto “Tesoro di Montecristo”

Per i carabinieri di Grosseto e quelli del Comando Tutela patrimonio culturale di Firenze, che hanno indagato, non è emerso alcun collegamento fra Pecorelli e il furto dei reperti numismatici, né tanto meno si è accertato il ritrovamento o il possesso, da parte del Pecorelli, di alcuna moneta.

Uno stato dei fatti che, se da una parte ha fatto cadere le iniziali accuse di ricettazione e di auto riciclaggio, ha aperto le porte al reato di auto calunnia.

Scomparso in Albania a inizio 2021, Davide Pecorelli aveva anche inscenato la propria morte, facendo ritrovare un cellulare, un orologio e dei resti – forse umani – in un’auto bruciata in una zona impervia del paese balcanico. Dopo alcuni mesi la svolta: l’imprenditore aveva noleggiato un gommone e aveva cercato di raggiungere Montecristo, e con sé aveva piccone e mappe dove erano stati segnati tre punti in cui avrebbe dovuto trovare le monete.

Anche Cronaca numismatica coinvolta nella vicenda

Pochi giorni prima della sua rocambolesca ricomparsa, nel settembre 2021, l’uomo aveva anche contattato in modo anonimo la redazione di Cronaca numismatica per ottenere una “consulenza” sul presunto tesoro, facendo proprio riferimento agli elenchi delle monete scomparse da Sovana e da noi pubblicate (leggi qui) col permesso delle autorità, per agevolarne il riconoscimento in caso di una loro ricomparsa sul mercato.

La decisione del direttore Roberto Ganganelli fu, ovviamente, quella di informare immediatamente i carabinieri fornendo copia di tutti i messaggi intercorsi con l’anonimo “scopritore di tesori” che, di lì a pochi giorni, sarebbe riapparso in mare mettendo fine a una vicenda degna di un romanzo ma che, purtroppo, non ci ha restituito i solidi trafugati a Sovana.

Come si suol dire, Tanto rumore per nulla…