Le guerre tra Francia e Germania degli ultimi due secoli vengono spesso associate ad un a data cardine, il 1870. C’è infatti un “prima” e un “dopo” e ciò che da allora si sviluppa è l’esito di un effetto domino per il quale, tuttavia, serve una premessa. Bisogna infatti compiere un passo indietro di 64 anni per comprendere parte della storia che vogliamo raccontare.
Il 27 ottobre 1806, ormai all’apice della sua parabola ed a 11 mesi dalla grandiosa vittoria di Austerlitz, Napoleone entra trionfalmente a Berlino. L’imperatore ha già conquistato mezza Europa, messo a ferro e fuoco intere nazioni, passeggiato in Italia, umiliato Vienna e vinto in ogni angolo del vecchio continente, fatta eccezione ovviamente per la Gran Bretagna e per la Russia. Due non a caso.

Anno 1806: nella sua apparentemente inarrestabile avanzata sull’Europa Napoleone entra a Berlino e si riaccende la rivalità fra il popolo tedesco e quello francese
Quando Napoleone arriva a Berlino, come sua usanza, sottrae alla capitale della Prussia la statua della Vittoria che si trova sulla quadriga che sormonta la porta di Brandeburgo. Fissiamo la quadriga. L’installazione tornerà al proprio posto dopo la disfatta di Lipsia e l’esilio all’Elba, nel 1814.
Nel 1870 anni dopo l’Europa è totalmente cambiata. I rapporti di forza ristabiliti con la Restaurazione post Congresso di Vienna sono in via di definitiva irreversibile frantumazione. Su tutti, l’Impero Asburgico ha perso il suo ruolo di guida dei popoli germanici, regolato nel 1866 dall’arrembante ed emergente Prussia.
Sul continente Francia e Russia sembrano in grado di fronteggiarsi a distanza: due imperi, quello di Napoleone III e di Alessandro II così lontani e differenti, ma entrambi con l’interesse di non stravolgere lo status quo. La vera novità è rappresentata proprio dalla Prussia di Guglielmo I e, soprattutto, di Otto Von Bismarck. Il cancelliere, uno Junker, ha idee grandiose: vuole il suo Regno come guida di una Germania unificata, imperiale, e pretende un ruolo di primissimo piano in Europa. La chiave per raggiungere i due obiettivi è la Francia.

Il cancelliere Otto Von Bismark infligge alla Francia una delle più cocenti sconfitte della sua storia arrivando alle porte di Parigi e ponendo fine all’impero di Napoleone III
“Se scoppierà una guerra dovremo aspettarcene un’intera catena; chi soccombe la prima volta non aspetta infatti che di aver ripreso fiato per ricominciare da capo”. Le parole, tratte da una corrispondenza privata, sono proprio di Bismarck che ben comprende quel che sta per scatenarsi. Nel breve e nel lungo periodo.
“La” data che segna lo spartiacque nelle guerre tra Francia e Germania è, per essere esatti, quella del 2 settembre 1870. A Sedan, nelle Ardenne, la Prussia ottiene la vittoria nella guerra che lo stesso Bismarck con grande sagacia ha trovato modo di far scoppiare. È la fine di Napoleone III, che si arrende sul campo al nemico, e del Secondo Impero.
Mentre la Francia cade nel caos e nell’invasione prussiana da cui deriveranno l’esperienza della Comune di Parigi ed al ritorno della Repubblica, la Germania trova la sua unificazione proprio nel segno del cancelliere. La proclamazione dell’Impero, il Secondo Reich che segue idealmente il Sacro Romano Impero, avviene proprio a Versailles il 18 gennaio 1871.

Le guerre tra Francia e Germania hanno una forte eco in tutto il mondo: ecco una pubblicazione italiana di fine XIX secolo che descrive il conflitto del 1870-1871
È l’inizio dei sanguinosi rapporti tra due nazioni che dovranno attendere quasi un secolo per riconciliarsi ufficialmente. Nel metallo, questo decisivo passaggio delle guerre tra Francia e Germania trova numerose tracce.
Vogliamo coglierne due. Il primo è l’enorme e ricca medaglia in peltro (mm 100 per quasi 250 grammi) realizzata nel 1895 per celebrare i 25 anni da Sedan: una faccia è dominata dall’allegoria della Germania in piedi con corona e spada su un’aquila che a sua volta ha tra gli artigli gli stemmi di Alsazia e Lorena: nel contorno i nomi delle città conquistate tre il 1870 ed il 1871.
Sulla faccia opposta i volti dei protagonisti: i tre imperatori Guglielmo I, Federico III (entrambi scomparsi nel 1888) e Guglielmo II, cui si rivolgono gli altri. Più in basso, un leone e i volti di Bismack e del generale Von Molkte.

Un quarto di secolo dopo Sedan, la Germania celebra la propria vittoria sulla Francia e gli uomini che l’hanno resa possibile, tra i quali Bismarck e Moltke
L’altro conio, di fattura francese, ripercorre le sconfitte subite sul suolo patrio durante l’invasione prussiana sino all’assedio di Parigi. Anche in questo caso di tratta di una medaglia di grandi dimensioni (opus Chaplain, mm 72 per 192 grammi) dominata su una faccia da Lutetia (la personificazione di Parigi) che imbraccia un fucile: sul retro il monumento che commemora la guerra ed i nomi delle città delle principali battaglie.
L’assetto geopolitico che matura nel 1871 definisce gli anni a seguire. Bismarck sollecita l’isolamento della Francia con una serie di accordi (Lega dei tre imperatori con Austria e Russia, Duplice e poi Triplice alleanza con Austria e poi Italia) mentre a Parigi, tornata una relativa calma, si guarda alle colonie.
Anche qui il terreno propone possibili contrasti con la solita Germania, ma anche con la Gran Bretagna: lo scontro evitato nel 1898 in Sudan, di fatto, apre alle due nazioni una nuova e stabile era di intesa e di alleanza. Da qui nasce lo schieramento di forze che condurrà l’Europa sino alla Prima guerra mondiale.

Viene coniata nel 1885 questa bella medaglia francese su cui l’allegoria della Repubblica sembra meditare sui tragici fatti bellici di quindici anni prima
La Francia, ferita, medita la sua rivalsa: la perdita di Alsazia e Lorena, quasi più dell’assedio di Parigi, sollecita una politica nazionalista (il revanscismo) che spinge la Repubblica transalpina alla Triplice intesa con la Gran Bretagna di Edoardo VII e la Russia di Nicola II tra il 1904 ed il 1907. In Germania, fatto uscire di scena Bismarck nel 1890 (anche per il fallimento delle politiche antisocialiste), a dominare è l’imperatore Guglielmo II, cugino dello zar Nicola II e di re Giorgio V d’Inghilterra.
Fra le guerre tra Francia e Germania rientra ovviamente anche il Primo conflitto mondiale al cui avvio il quadro è ben definito fatta eccezione – come noto – per l’Italia. Già nelle primissime fasi del conflitto la Germania, preoccupata di trovarso stretta tra due fronti, pensa di sbarazzarsi con una guerra lampo della Francia.
Invaso il Belgio come primo atto del “piano Schlieffen” rivisto dal generale Von Molkte il giovane, già ad agosto i tedeschi entrano in Francia. L’avanzata appare inarrestabile ma dopo una lunga ritirata le forze francesi si attestano non lontano da Parigi e respingono gli invasori. La battaglia della Marna, che vede cadere oltre 150 mila uomini nel settembre 1914 segna un punto di svolta rilevante: la guerra di movimento lascia spazio ad una logorante e sanguinosa guerra di trincea che durerà anni con esiti a lungo incerti.

Il ricordo della sanguinosa battaglia della Marna e i tre generali dell’esercito francese che riuscirono ad arrestare i tedeschi su una medaglia del 1916
La battaglia della Marna viene ricordata nel bronzo da una evocativa medaglia coniata nel 1916. Su una faccia compaiono i tre generali francesi protagonisti della vittoria: Joseph Joffre, Michel Joseph Maunoury e Joseph Simon Gallieni. Sull’altra faccia una figura femminile con berretto frigio e spada sguainata vola a guidare l’esercito francese sul campo di battaglia (opus Gastelois, mm 67 per 149 grammi).
L’11 novembre 1918 la Germania firma l’Armistizio di Compiègne e col trattato di Versailles Alsazia e Lorena tornano alla Francia. Ancora, nel 1923 la Francia occupa la Renania, Magonza e la Ruhr, in risposta alla dichiarata incapacità tedesca di far fronte agli onerosissimi debiti di guerra.
Ma un nuovo capitolo nei sanguinosi rapporti tra le due Nazioni sta per esser scritto. Alimentato dalla leggenda della “pugnalata alla schiena” con la quale la Germania recrimina di essere stata eccessivamente sanzionata, a Berlino avanza il nazionalsocialismo di Hitler. Ad assaporare sete di vendetta in quegli anni è proprio la Germania che, superata la gravissima crisi del dopoguerra, dal 1935-1936 è già pronta ad un nuovo conflitto.

In parte occupata dai nazisti e in parte retta da un governo fantoccio collaborazionista, la Francia dopo il 1940 spera in De Gaulle e nel suo governo della Francia Libera
Il 1° settembre 1939 dopo aver annesso l’Austria ed aver ottenuto la Cecoslovacchia, le truppe tedesche invadono la Polonia. Nella primavera 1940 scatta la Blitzkrieg – ulteriore capitolo nelle guerre tra Francia e Germania – e in appena sei settimane, aggirata la linea Maginot ancora una volta attraverso il Belgio e le Ardenne, Hitler è a Parigi. Per la Francia iniziano quattro anni durissimi: metà del territorio francese (nord ed ovest) è occupato dai tedeschi, comprese Alsazia e Lorena, il resto è zona “libera” ma sopposta al governo fantoccio di Vichy.
Poi le cose cambiano. Il 6 giugno 1944 oltre 150 mila soldati alleati sbarcano in Normandia dando corpo alla disfatta occidentale della Germania nazista, già piegata ad oriente dall’URSS. Il 25 agosto 1944 viene liberata Parigi; nelle settimane successive le truppe naziste si ritirano dal suolo francese.
La vittorie nel nord vengono celebrate da una buona quantità di medaglie e riconoscimenti. Tra queste riportiamo un esemplare in bronzo qui riprodotto. Un lato è dominato da una quadriga che abbatte il “vallo Atlantico” nell’iscrizione VICTOIRE DE NORMANDIE: sul lato opposto, dominato dallo stemma della Normandia e da una spada, i nomi delle località delle principali battaglie combattute tra il giugno ed il luglio 1944.

Lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, le località dei combattimenti più importanti, la vittoria su una bella medaglia che celebra la svolta della Seconda guerra mondiale
I Trattati di Parigi del febbraio 1947 smembrano la Germania tra le potenze vincitrici, Berlino a sua volta viene divisa in quattro settori. Nel giugno 1948 i sovietici tentano di isolare gli altri tre settori di Berlino: un sontuoso ponte areo attivo sino al settembre 1949 evita la capitolazione ma già il 23 maggio 1949 le parti francese, britannica e statunitense della Germania hanno dato origine alla Germania Ovest, federale, con capitale Bonn.
È il primo reale passo di distensione tra la Francia e la Germania. Per reazione, il 7 ottobre 1949 nasce la Germania Est, con Capitale nella Berlino sovietica: la Germania “democratica” aderisce da subito al Patto di Varsavia del 1955.
Nel 1950, però, il ministro degli Esteri Schuman francese propone a Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo la nascita di un’alleanza commerciale che si concretizza a Parigi il 18 aprile 1951 con la costituzione della CECA (Comunità europea del carbone dell’acciaio), nucleo originario dell’attuale Unione Europea.

Dai conflitti all’alleanza, il secondo dopoguerra segna una fase nuova nei rapporti diplomatici tra la Francia e la Germania che creano un nuovo asse nel Vecchio continente
Le guerre tra Francia e Germania sono ormai un ricordo, e i rapporti fra i due paesi sono ormai orientati alla normalizzazione. Il 22 gennaio 1963 il presidente francese Charles De Gaulle e il cancelliere della Germania Ovest Konrad Adenauer sottoscrivono il Trattato dell’Eliseo che sancisce la fine formale di un conflitto, a tratti sanguinosissimo, tra i due paesi gettando il concreto fondamento per una nuova e stretta amicizia franco tedesca.
La medaglia coniata nel 1973, nel decennale del trattato, dà la misura della rilevanza del momento: su un lato i volti dei due protagonisti, sull’altro una veduta prospettica dell’Eliseo, sede del Presidente della Repubblica (opus Pepin, mm 72 per 169 grammi). Nel 50° anniversario del trattato, nel 2013, Francia e Germania hanno emesso una moneta commemorativa da 2 euro sulla quale campeggiano i volti di De Gaulle e Adenauer.
L’asse franco tedesco, rafforzato dal trattato di cooperazione di Aquisgrana del 2019, oggi è elemento trainante dell’Unione Europea che pur caratterizzato da una forte, profonda e complessa interdipendenza economica, trova qualche attrito sul tema politico e su quello militare. Un nuovo forte riarmo della Germania, a Parigi dove si punta piuttosto ad una comune linea europea ed un relativo affrancamento dagli Stati Uniti, è visto con una certa diffidenza.






































