Non tutti gli appassionati di numismatica italiana conoscono i grossetti della Garfagnana, due tipologie che sono un perfetto esempio di come luoghi “senza zecca e senza moneta” possano, per le circostanze della storia, finire per essere ricordati in tondelli di grande interesse e notevole rarità collezionistica.
Un territorio conteso al confine fra tre regioni
La regione di Garfagnana è posta al confine tra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, e comprende gli ultimi rilievi delle alpi Apuane e l’alta valle del Serchio; per questa sua collocazione, essa è stata teatro fin dall’antichità di aspre contese tra stati e città che ne hanno rivendicato il possesso.
Ha perciò subìto continui capovolgimenti storici, a causa della sua importanza strategica, dovuta a due fattori principali: la vicinanza con i porti della Versilia e la presenza dell’antica Via Francigena, principale arteria di collegamento tra la regione padana occidentale e la Toscana.

Il territorio della Garfagnana in una mappa risalente all’inizio del Settecento
Nelle terre di Garfagnana (dal nome del distretto militare romano di Fines Carfanienses), inizialmente unite a Lucca dai romani, si sono succedute nel tempo la dominazione franca e quella longobarda, quella lucchese e quella pisana, passando anche attraverso autonomie di tipo comunale e, addirittura, attraverso una dominazione pontificia (sotto papa Gregorio IX, dal 1227 al 1240).
Il XIV e il XV secolo segnano l’apice nel turbine di cambiamenti cui la regione è sottoposta: Barga e Pietrasanta diventano capitanati fiorentini, mentre la famiglia dei Malaspina si insedia nei vicariati lucchesi di Camporgiano e Castiglione, nel 1313.
I grossetti della Garfagnana di inizio XVII secolo
Nel 1429, l’esercito di Niccolò III marchese d’Este invade gran parte del territorio, aggregandolo così a Ferrara e facendo di Castelnuovo la sede del Governatorato, che sarà retto (non senza difficoltà) anche da un certo Ludovico Ariosto, inviatovi dal duca Alfonso negli anni dal 1522 al 1525.
Nel 1602, approfittando di un momento di difficoltà per lo Stato estense, che aveva da poco perso la città di Ferrara tornata allo Stato Pontificio, i lucchesi rivendicano il controllo della Garfagnana presso l’imperatore Filippo III di Spagna. La questione viene demandata al Senato di Milano, che nel 1606 conferma il possesso agli Estensi.

Il duca di Modena e Reggio Cesare d’Este (1562-1628, sul trono dal 1597)
Cesare d’Este, per commemorare il favorevole verdetto e ribadire il proprio potere sul territorio, commissiona alla zecca di Modena i due grossetti della Garfagnana, oggi rarissimi, la cui battitura avviene verosimilmente tra il 1607 ed il 1608, e che costituiscono le uniche monete su cui appaia il nome di questa parte di Italia.
Piuttosto che un tentativo non proseguito di monetazione “autonoma”, i due grossetti della Garfagnana sono da considerare una sorta di monete commemorative, ed anche un segno politico di riaffermata superiorità in una regione così contesa: basti pensare alla bomba fiammeggiante che campeggia su una delle due monete assieme al ritratto del duca.
Sul secondo tipo di grossetto figura invece san Pietro stante abbinato all’aquila estense. Stemma e volto del signore sui dritti, una figura religiosa – san Pietro è, assieme a san Paolo, patrono di Castelnuovo Garfagnana – e un simbolo alquanto “bellicoso” sui rovesci.

Grossetti della Garfagnana. Tipo A: D/ CAESAR . DVX . MVT . REG . – Aquila ad ali aperte con testa volta a sinistra; R/ PRIN. CAR FIGNANAE – figura stante a destra di san Pietro con le chiavi in mano. Mistura. Bibliografia: MIR 56
La bomba in fiamme, una storica impresa estense
Da dove nasce quella bomba in fiamme così curiosa che caratterizza uno dei due grossetti della Garfagnana? Tale impresa (chiamata anche “della granata svampante” o “della bombarda infuocata”) fu già insegna personale del duca Alfonso I d’Este (1476–1534), signore di Ferrara. L’impresa celebrava il valore militare e l’abilità ingegneristica del duca, noto come il “principe artigiano” per la sua passione e competenza nel fondere cannoni e inventare nuove armi.

Grossetti della Garfagnana. Tipo B: D/ CAESAR . DVX . MVT . REG . – testa del duca a sinistra; R/ PRIN . CARFIGNANAE – bomba fiammeggiante. Mistura. Bibliografia: MIR 57
Nello specifico, essa faceva riferimento alle sue vittorie tattiche ottenute grazie all’artiglieria, come nella battaglia di Polesella (1509) contro la flotta veneziana e nella battaglia di Ravenna (1512). Le tre fiamme ricordano il modo in cui Alfonso dispose i suoi cannoni, stringendo e bombardando il campo nemico da tre lati simultaneamente.





































