Quanto sia vasta la produzione di testoni di Gregorio XIII Boncompagni (papa dal 1572 al 1585) lo sanno bene i collezionisti di monete pontificie: tante tipologie, alcune con numerosissime varianti di conio, tanto da rappresentare un’autentica “babele”.
Alcuni tipi di testone sono di impostazione tradizionale, ad esempio quelli con l’arma papale con chiavi e tiara e san Pietro al rovescio, o quello con stemma e ritratto del pontefice, ma ve ne sono altrettanti con rovesci figurativi davvero interessanti, per la gran parte dei casi ispirati ad episodi biblici o evangelici.

Per la zecca di Ancona, ecco un “classico” testone di Gregorio XIII con ritratto e stemma del pontefice
Tra i testoni di Gregorio XIII, il tipo al centro di queste righe viene censito dal MIR di Alessandro Toffanin (Stato Pontificio. Volume II. Da Adriano VI (1521) a Paolo V (1621), Edizioni Varesi, Pavia 2018) in ben nove varianti, tutte caratterizzate al dritto dal busto a destra del pontefice con piviale variamente ornato (dal n. 1131/1 al n. 1131/9 del repertorio) ed è classificato per tutte le varianti come raro.
La moneta – prodotta nella zecca di Roma nel biennio 1574-1575 – è ovviamente in argento, finezza 916,66 millesimi, con peso teorico di 9,596 grammi (secondo il taglio fissato il 16 dicembre 1573) e il controvalore è pari a tre giuli. Il peso rilevato sugli esemplari noti varia invece tra i 7,94 e i 9,73 grammi, con diametri che oscillano fra 27 e 30 millimetri.

Dritto del testone coniato a Roma nel 1574-1575: papa Boncompagni è ritratto a destra, con piviale ornato
Di questi testoni di Gregorio XIII ci interessa tuttavia soprattutto il rovescio sul quale un bel Mosé genuflesso guarda in alto verso Dio padre, tenendo in mano una verga terminante in un drago: una raffigurazione che allude all’episodio biblico di Mosé, che trasforma la verga in un serpente davanti al faraone.
Già secondo il racconto biblico del libro dell’Esodo, Mosè trasforma il suo bastone in serpente gettandolo a terra per ordine di Dio, il quale gli mostra questo prodigio per dargli un segno e convincere gli Israeliti. Quando il bastone diventa un serpente, Mosè si spaventa e fugge. Dio gli dice poi di prenderlo per la coda, e il serpente ritorna a essere un bastone nella sua mano. Successivamente, un prodigio simile viene ripetuto davanti al faraone, in quel caso anche con il bastone di Aronne.

Rovescio del testone: “miracolo nel miracolo”, il bastone di Mosè si trasforma nel drago dello stemma Boncompagni
Sia nel primo che nel secondo caso, la legenda che troviamo su questi testoni di Gregorio XIII è esplicita e recita SIGNA INFIDELIBVS, ossia “Segni per i non credenti” a testimoniare come Dio, talvolta, invii dei segni eclatanti – come la trasformazione del bastone in serpente, e viceversa – per mostrare agli uomini la propria potenza.
La legenda – sottolineano Mario e Alfonso Traina ne Il linguaggio delle monete (p. 403, Editoriale Olimpia, Firenze 2006) si collega anche a san Paolo (Prima lettera ai Corinzi, 14, 22) in cui si legge “Linguae in signum sunt non fidelibus, sed infidelibus (“Le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti”).

Il miracolo del bastone di Mosè trasformato in serpente in un’antica litografia
Un miracolo simbolico, dunque, ma come abbiamo accennato anche un miracolo “araldico” nel senso che su questi testoni di Gregorio XIII il bastone prende le sembianze di un drago, e non di un serpente, dal momento che nell’arma del pontefice campeggia come elemento centrale proprio un drago. Come dire: il papa è vicario di Cristo e nessuno può sottovalutarne il potere e il “filo diretto” con l’Altissimo.






































