L’asta Varesi 88 Collezione Magni è destinata a fare storia: non è infatti il numero delle monete in vendita, “appena” 137 lotti, quando la loro qualità e il millenario filo storico che le lega a trasformare l’incanto 88 della ditta pavese, che si terrà mercoledì 7 ottobre al Castello di Belgioioso, in un autentico evento.

Alle 16.30, infatti, in sala e live su BidInside sarà messa in asta la prima parte della prestigiosa Collezione Magni di monete di Casa Savoia, con esemplari di assoluto pregio e rarità scintillanti nel più prezioso dei metalli e tali da coprire ben cinque secoli, dal XV alla fine del XIX. Frutto della passione e della certosina ricerca, durata tre decenni, del collezionista Ambrogio Magni, le monete spaziano da emissioni del primo Savoia ad avere il titolo di duca, Amedeo VIII, a re Umberto I, ucciso a Monza il 29 luglio del 1900.

 

 

Nell’asta Varesi 88 Collezione Magni si rivelano una fine sensibilità per le monete – “le più belle e le più rare”, come sottolineava a suo tempo un altro eminente appassionato, il tenore Enrico Caruso – e il desiderio – spiega l’estensore del catalogo, il professionista Alberto Varesi – di raccontare “quattorcentosettant’anni di storia patria”.

Nel catalogo spiccano esemplari già appartenuti a collezioni di spicco, dalla Dosi alla Fassio e perfino alla Magnaguti, confluiti in seguito nella Collezione Magni grazie alla guida sapiente di esperti come Mario Ratto e Clelio Varesi.

Per visualizzare online il catalogo sulla piattaforma BidInside potete cliccare qui, mentre per sfogliarlo sulla piattaforma Issuu basta cliccare qui. Ricordandovi che potete scrivere per ogni informazione a info@varesi.com, lasciamo ora parlare le monete nel ricordo del grande collezionista che le ha scelte, conservate e nella cui memoria verranno affidate al mercato il 7 ottobre 2026. Per voi ne abbiamo selezionate dodici.

 

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Al LOTTO 1 dell’asta Varesi 88 Collezione Magni inizia la storia di questa raccolta, con un passaggio significativo nella storia sabauda: il ducato coniato a Chambéry da Amedeo VIII (1416-1449) segna infatti il passaggio dal titolo comitale a quello ducale. A un dritto tipico, lo scudo Savoia inclinato, con elmo, cimiero e lambrecchini a manto, tra due lacci in palo si abbina san Maurizio che porge il vessillo al duca inginocchiato. Moneta qSPL, della più grande rarità, parte da una base di 40.000 euro.

 

Merita una base di 18.000 euro, invece, il LOTTO 5 che ci mostra – su un ducato per Cornavin estremamente raro e qSPL – il ritratto da Carlo I “Il Guerriero” (1482-1490). Un busto corazzato e con berretto che segue la “moda” delle monete rinascimentali con il profilo del sovrano o del signore e che vede al rovescio lo scudo sabaudo sormontato da nodo a otto, tra la scritta FERT in gotico, in doppia cornice quadrilobata, con perline.

 

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Che siano stati coniati nella capitale Torino o nella zecca di Santhià, restano della più esimia rarità i 10 scudi del 1630 a nome di Carlo Emanuele I, sul trono sabaudo dal 1580. Moneta eccezionale, quella al LOTTO 11, tanto da meritarsi 120.000 euro di base in conservazione Spl, porta al dritto un finissimo ritratto del duca corazzato, con colletto a gorgiera e collare dell’Annunziata. Al rovescio un elegante scudo araldico inquartato, con Savoia in cuore,sormontato da corona a cinque fioroni.

 

Un’altra pagina importante nella storia sabauda del XVII secolo ce la racconta il LOTTO 17: qui troviamo, estremamente raro, un esemplare da 4 scudi del 1641 di Carlo Emanuele II, ritratto sul dritto con la madre e reggente Cristina di Francia e con abbinato un rovescio araldico. Colpisce lo stile quasi “infantile” dei due ritratti, frutto evidentemente del lavoro di un incisore non così esperto. La moneta fu coniata a Torino utilizzando il “molinetto” ed è in catalogo con base fissata a 35.000 euro.

 

Con nominale di ben 10 scudi e data 1663, il LOTTO 19 ha invece una base tonda tonda di 100.000 euro: nulla di strano, dato che parliamo di un rarissimo massimale in oro di Carlo Emanuele II che è ritratto mirabilmente al dritto, in stile “francese”, con parrucca riccioluta e abiti lussuosi sui quali spicca, ovviamente, il collare del Supremo ordine della SS. Annunziata. In conservazione Spl questa moneta può vantare precedenti appartenenze alle collezioni Dosi e Magnaguti.

 

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Finalmente diventati re di Sardegna – oltre che di Cipro e Gerusalemme, almeno sulla carta – i Savoia ostentano questo titolo anche sulle monete: è il caso della doppia vecchia a nome di Carlo Emanuele III del LOTTO 25, estremamente rara e di grande bellezza, proposta nell’asta Varesi 88 Collezione Magni da 30.000 euro. Parliamo, del resto, di un tondello risalente al 1741 e ancora in conservazione fra lo splendido e il fior di conio.

 

Sempre di una doppia, stavolta a nome di Vittorio Emanuele I e coniata a Torino nel 1814, parliamo poi al LOTTO 43: la moneta, sul rovescio, mostra  lo stemma Savoia caricato su aquila araldica coronata, ad ali spiegate, poggiata su bastone e scettro decussati da cui pende il collare dell’Annunziata. Una moneta rarissima e praticamente splendida che il 7 ottobre andrà all’incanto a partire da 40.000 euro.

 

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Frutto della decimalizzazione del sistema monetario di origine francese e napoleonica sono invece le 80 lire, sempre di Vittorio Emanuele I, del LOTTO 44, coniate nel 1821 su matrici incise dal maestro del bulino Amedeo Lavy. Rarissima e quasi splendida, la moneta merita una prima offerta di 25.000 euro.

 

Il successivo, epocale periodo di affermazione di Casa Savoia – ossia, il passaggio da re di Sardegna a sovrani d’Italia, passando per i governi provvisori risorgimentali – è incarnato al meglio dal LOTTO 87 dove vengono offerte le estremamente rare 20 lire bolognesi anno 1860. L’esemplare, con fondi lucenti e praticamente splendido, è uno dei pezzi cardine della monetazione decimale del XIX secolo e parte in catalogo da 70.000 euro.

 

In conservazione tra lo splendido e il fior di conio, a seguire, segnaliamo fra le altre la 100 lire 1872, coniata nella nuova capitale Roma, e in catalogo al LOTTO 90: molto rara, sogno di tanti collezionisti di monete del Regno d’Italia, va all’asta con una base di 18.000 euro.

 

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Nulla, se così si può dire, rispetto ad uno degli altri capolavori in oro dell’asta Varesi 88 Collezione Magni, quelle 50 lire 1864 offerte al LOTTO 92. Estremamente raro, praticamente splendido, questo nominale coniato in quel solo anno merita 150.000 euro di base. Forse saranno anche i fondi lucenti del tondello, ma è davvero il caso di dire che è tutto oro quel che luccica.

 

Come accennavamo, l’asta Varesi 88 Collezione Magni si chiude con la fine del XIX secolo e le monete a nome di Umberto I: invitandovi a visionare tutti i 137 lotti del catalogo e a partecipare all’incanto, in sala o live, mercoledì 7 ottobre dalle ore 16.30, chiudiamo perciò con il LOTTO 120, ossia con una 100 lire 1882 che, rarissima e in splendido stato, può essere contesa a partire da 6000 euro.