Con l’esposizione Natura in Nummis giunge al suo decimo appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela, avviata nell’ottobre 2023 dal Museo Civico Archeologico di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso carotaggi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico.
Il nuovo focus Natura in nummis. Iconografie vegetali tra sussistenza antica, ricostruzione nazionale e tutela globale, a cura di Lisa Bellocchi e Laura Marchesini e realizzato in collaborazione con Accademia Italiana di Studi Numismatici e Accademia Nazionale di Agricoltura, intende offrire suggestioni su persistenze e significati delle iconografie vegetali nella numismatica, proponendo una scelta di monete dall’antichità agli euro raffiguranti fiori, frutti e piante dalle collezioni del Museo Civico Archeologico di Bologna.

Zecca di Metaponto. Statere, 540-510 a.C. Argento. Dritto: spiga di grano o orzo. Rovescio: spiga di grano o orzo (incusa). Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 20367
La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del Museo Civico Archeologico dal 9 settembre 2026 al 13 gennaio 2027 e durante il periodo di apertura di Natura in Nummis saranno organizzate occasioni di approfondimento con visite guidate e incontri.
Sulle monete antiche – greche, romane e non solo – compaiono spesso raffigurazioni vegetali, che accompagnano e arricchiscono il significato dell’immagine impressa sulla moneta o ne costituiscono il tipo principale. In alcuni casi si tratta di “tipi parlanti”, come la rosa (rhódon) sulle monete di Rodi o il sedano (sélinon) a Selinunte; in altri l’immagine richiama l’abbondanza (spighe di grano) o la salute fisica (il medicinale papavero, ipnotico, analgesico e persino afrodisiaco).

Zecca di Rodi. Didracma, 304-166 a.C. Argento. Diritto: volto di Helios, dio del sole Helios, leggermente rivolto a destra e circondato da una corona di raggi. Rovescio: rosa. Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 20367, inv. 71614
Talora si evidenziano le caratteristiche territoriali dell’area di diffusione della moneta, come la palma da dattero per le emissioni di Cartagine o le canne palustri della Fons Aretusa per le coniazioni di Siracusa. Nella monetazione classica, il nucleo esposto più consistente è quello che valorizza i cereali. La spiga di grano emerge sullo statere di Metaponto, una moneta d’argento del V secolo a.C. con rovescio incuso ed orna i sesterzi di bronzo di Adriano, abbinata alle divinità di Annona e Fides. Il messaggio “politico” di queste monete è chiaro: Annona garantisce all’impero le scorte di grano e Fides, dea della lealtà, impegna al rispetto dei patti.

Zecca di Alessandria d’Egitto. Mnaieion (o ottodramma), 253–246 a.C. (dinastia tolemaica, Arsinoe II). Oro. Diritto: profilo destro di Arsinoe II con il volto velato, un diadema (stephane) e lo scettro di loto sulla spalla. Rovescio: una doppia cornucopia legata da un nastro o diadema reale, con l’iscrizione in greco ΑΡΣΙΝΟΗΣ ΦΙΛΑΔΕΛΦΟΥ (Arsinoe Filadelfo) a indicare la moglie e sorella di Tolomeo II. Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 21233
L’orzo costituiva la base dell’alimentazione greca e figura, ad esempio, sulle monete di Lentini potente colonia greca nella Sicilia meridionale, nota per la coltivazione di tale cereale. Quercia e alloro sono piante che assumono un forte significato simbolico e religioso. Utilizzate per realizzare le corone che cingono le fronti dei personaggi (divini o mortali) che figurano sul dritto delle monete, sono utilizzate rispettivamente come attributo di forza e onore. Analogamente il serto di palma è simbolo vittoria. Così nel tetradramma d’argento, che esalta la regione macedone, ovvero nel denario coniato da Augusto per la colonia Cesaraugusta dove compaiono due piante d’alloro a rievocare quelle che il Senato volle piantare davanti alla casa dell’imperatore.

Zecca di Roma. Denario, 57 a.C. Argento. Diritto: testa di Flora, dea della fioritura e della primavera, coronata di fiori e accompagnata da un lituo. Rovescio: due soldati (o guerrieri) stanti l’uno di fronte all’altro, che imbracciano scudi rotondi e incrociano le spade in un combattimento o in una parata d’armi; in basso si legge l’iscrizione parziale in latino C·SERVEIL e la sigla C·F riferita al magistrato monetale C. Servilius. Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 26600
Ma le piante non ornano soltanto le monete antiche. Nell’Italia che ricostruisce se stessa dopo la Seconda guerra mondiale, sulle monete della neonata repubblica sono proprio i prodotti agricoli a “raccontare” un Paese in cui il settore primario garantisce nutrimento ad una popolazione che sta uscendo dalla fame bellica. Così sulle monete trionfano spighe di grano, foglie d’ulivo e un’arancia in primissimo piano; fa loro compagnia un aratro tradizionale.

Zecca di Caesaraugusta in Spagna (?). Aureo, 19-18 a.C. circa. Oro. Diritto: due rami di alloro con l’iscrizione in latino CAESAR / AVGVSTVS (Cesare / Augusto). Rovescio: iscrizione in latino OB CIVIS SERVATOS (“Per la salvezza dei cittadini”). Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 27067
Completamente diverso lo scenario economico, sociale e politico in cui l’Unione Europea si dota di una moneta unica; sull’euro di diversi paesi compaiono anche piante, ma il loro messaggio è solo identitario: la Finlandia propone il lampone artico; l’Austria primula di montagna, stella alpina e genziana.






































